Jury Chechi e Igor Cassina, due eroi ad Atene 2004

La storia di due campioni che con i loro successi contribuirono a cambiare la ginnastica artistica (portandola all'abbattimento della "barriera del 10") ed entrarono nella storia dello sport italiano. Due fuoriclasse molto diversi, ma uniti da una forza di volontà senza limiti.

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Due caratteri diversi, due ginnasti diversi, eppure Jury Chechi e Igor Cassina hanno qualcosa in comune oltre ai loro straordinari successi: è la voglia di rischiare, di non arrendersi, di guardare oltre i propri limiti per riuscire a coronare sogni dai confini impossibili.
Ma nulla è impossibile quando sei un fuoriclasse, come lo sono stati Jury e Igor, due autentici eroi della ginnastica artistica azzurra che hanno ricevuto la loro consacrazione alle Olimpiadi di Atene 2004, in un'edizione dei Giochi che verrà sempre ricordata in maniera agrodolce dagli appassionati del settore a causa delle molteplici polemiche riguardo ai punteggi assegnati dalle giurie, discussioni che allungarono a dismisura i tempi di gara e portarono poi, dall'anno successivo, all'abbattimento dello storico limite del 10 nello score complessivo.
Ma torniamo a Chechi e Cassina, i due ginnasti che in maniera diversa segnarono quell'Olimpiade. Per Jury erano un po' i Giochi della consacrazione, del saluto. Chechi si presentava ad Atene con un oro olimpico già al collo (grazie all'esercizio magico di Atlanta 1996) e cinque trionfi iridati in carriera, ma anche due Olimpiadi saltate per infortunio, la prima - Barcellona '92 - per la rottura al tendine d'Achille e la seconda - Sydney 2000 - per un serio problema a un bicipite. Serviva quindi un congedo migliore, che si materializzò appunto in Grecia.
Chechi si guadagnò la qualificazione per le Olimpiadi di Atene facendo storcere il naso a qualcuno, considerato che Jury arrivava da un lungo periodo di inattività e il suo rientro, agli Europei di Lubiana, era stato tutt'altro che esaltante. Nel momento decisivo, però, il "Signore degli Anelli" fece la sua parte da vero protagonista. Chechi salì sull'attrezzo per ultimo nella finale dei migliori otto agli anelli e a 34 anni confezionò un esercizio da brivido che gli valse la medaglia di bronzo e lo fece scoppiare in lacrime. Un risultato eccezionale seguito da una "mossa politica" altrettanto importante, con il ginnasta azzurro che si presentò davanti al pubblico greco indicando chiaramente il bulgaro Jordan Jovtchev (medaglia d'argento) quale vero vincitore della competizione davanti all'idolo di casa Dimosthenis Tampakos (oro nonostante un'uscita imprecisa). Quel bronzo miracoloso e quel gesto, a posteriori, valgono forse più dell'oro di Atlanta, perché sono l'espressione simultanea della grandezza e della genuinità di un campione, di un vero sportivo.
La stessa grandezza che appartiene a Igor Cassina, che ad Atene fu il protagonista di un'altra finale ricca di polemiche, la gara alla sbarra che concluse il programma olimpico. Il pubblico, nel corso della competizione, si ribellò infatti dopo il punteggio attribuito al russo Nemov (ritenuto troppo basso) costringendo la giuria a interrompere la gara per diversi minuti: lo score alla fine venne leggermente rivisto, ma senza modifiche sostanziali alla classifica, sicché Cassina salì sull'attrezzo con il pubblico che ancora rumoreggiava amareggiato. L'esercizio dell'azzurro però zittì il palazzetto: con una serie di salti mozzafiato - tra i quali il leggendario "Cassina", il doppio salto con avvitamento sopra la sbarra che è ancor oggi un punto di riferimento per gli specialisti - Igor andò a conquistarsi la medaglia d'oro facendo esplodere le tribune. Un esercizio rischioso, da cuore in gola, con quel corpo che volava sopra la sbarra per riappoggiarsi delicatamente - e magicamente - continuando il movimento circolare in granvolta: uno spettacolo unico, mai visto prima, che celebrò un ginnasta che da giovane non era considerato tra i più talentuosi e che invece grazie alla sua abnegazione si trasformò in uno dei simboli della ginnastica artistica italiana e internazionale.
Jury Chechi e il suo canto del cigno; Igor Cassina e il suo trionfo impronosticabile: Atene 2004 per la ginnastica artistica azzurra sembra ancora un grande sogno diventato realtà, come un film che hai già visto mille volte eppure non puoi smettere di piangere ogni volta che lo guardi di nuovo. Perché si tratta di emozioni pure, che solo il vero sport - come la vera arte - sa dare.
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