Tokyo 2020 è stata una rivoluzione: un’edizione dei Giochi post pandemia, un’Olimpiade con atlete transgender, come Quinn, calciatrice e Laurel Hubbard, sollevatrice pesi. E adesso che finalmente tutto il mondo parla di questo argomento non più come un tabù, anche il CIO vuole continuare sulla stessa lunghezza d’onda.
Sono state infatti stilate nuove linee guida per gli atleti e le atlete transgender:
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Ogni individuo ha diritto a praticare sport senza subire discriminazioni, in rispetto della salute, della sicurezza e della dignità personale
Tutto questo fa parte di un nuovo decalogo che dovrebbe diventare vincolante per le federazioni dopo i Giochi Invernali di Pechino 2022, quindi nella prossima primavera e si basa sull’inclusività.
Chiunque a prescindere dall’identità di genere, dal sesso e dalle sue possibili variazioni, ha diritto a partecipare alle competizioni sportive. Gli atleti potranno scegliere di gareggiare nella categoria che meglio rappresenta il loro genere d’elezione
Così si legge nel testo redatto dal CIO con la collaborazione di circa 250 esperti che comunque tutela anche la giustizia sportiva. Questo vuol dire, stando sempre al regolamento, che gli atleti e le atlete potranno gareggiare nella categoria che maggiormente li/le rappresenta previa verifica che questo non crei un eccessivo vantaggio/svantaggio tra gli atleti. Se queste condizioni dovessero venire meno, e solo in questo caso con approvate evidenze scientifiche, l’atleta non risulterebbe idoneo a partecipare.
Questo ultimo principio è da tenere bene a mente, vuol dire che:
Nessun atleta, che sia uomo, donna o in condizione di transizione tra l’uno e l’altro sesso, potrà essere sottoposto a test medici che verificano il genere di appartenenza
Quindi: stop ai test con analisi del testosterone e altri esami medici che finora avevano determinato la categoria di appartenenza. Sull’argomento parla anche Quinn, calciatrice medaglia d’oro ai Giochi del Sol Levante: "Le nuove linee guida riflettono qualcosa che sappiamo da tempo: che gli atleti e le atlete come me partecipano alle competizioni sportive senza alcun vantaggio. La nostra umanità merita di essere rispettata"

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