La rivalità tra Björn Borg e John McEnroe ha cambiato il mondo del tennis per sempre. Nel nostro appuntamento settimanale, facciamo un salto nel passato e ripercorriamo uno dei dualismi più iconici ed emozionanti della disciplina, dal cemento di Stoccolma a quello degli US Open passando per Wimbledon, teatro di due sfide indelebili che segnarono il destino dello svedese e dell'americano.

Bjorn Borg: le origini

Nato in Svezia, a Stoccolma, il 6 giugno 1956, Bjorn Rune Borg è stato il più grande campione del periodo romantico del tennis: quel periodo in cui le racchette erano pesanti e fatte di legno. Se avete la fortuna di averne ancora qualcuna - nel mio caso devo ringraziare mio padre - conoscete sicuramente il fascino che sanno sprigionare. A proposito di padri, quello di Borg gli regala una racchetta che aveva ricevuto come premio per aver vinto un torneo dilettantistico di tennis tavolo e il ragazzino biondo comincia così a palleggiare contro il muro del garage di Södertälje. In molti iniziano in questo modo ma il giovane Borg non ha rivali e nel 1972, a soli 15 anni, viene selezionato per la squadra che deve rappresentare la Svezia in Coppa Davis.
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21/04/2020 A 11:08

Il giovanissimo Bjorn Borg

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All'esordio nel grande tennis, il futuro campione vince il torneo junior di Wimbledon. Nel 1974 mette in bacheca i suoi primi sette titoli professionistici, tra cui il Roland Garros che conquisterà anche l'anno successivo battendo in finale prima Manuel Orantes, poi Guillermo Vilas. La sua ultima sconfitta a Parigi si materializzerà ai quarti del 1976 contro Adriano Panatta, il vincitore di quell'edizione. Panatta è l'unico tennista che può affermare di aver sconfitto lo svedese al Roland Garros e ci riesce per ben due volte (la prima risaliva al 1973). Borg "si consola" aprendo le danze a Wimbledon senza cedere nemmeno un set in tutto il torneo (Ilie Nastase sconfitto in finale), mentre agli US Open, giocati per l'ultima volta su superficie lenta, perde all'ultimo atto contro Jimmy Connors.

Bjorn Borg, la prima superstar del tennis moderno.

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Borg, la rivoluzione

Il dominio di Borg inizia nel 1977. Confermando il titolo a Wimbledon - contro gli scettici che credevano che il suo fosse un gioco adatto solo alle superfici lente - diventa il nuovo numero uno del mondo, ponendo fine alle 160 settimane consecutive in testa al ranking di Connors (rimarranno un record fino all'avvento di Roger Federer). Dal 23 agosto 1977 al 2 agosto 1981, Borg occupa la prima posizione della classifica mondiale per 109 settimane. Vincerà 11 titoli del Grande Slam: sei al Roland Garros e cinque consecutivi a Wimbledon: in percentuale conquisterà l'82,74% degli incontri disputati e il 70% delle sfide contro i primi dieci della classifica. Al di là dei numeri, però, lo svedese lascia un'impronta ben precisa su questo sport come spiega Gianni Clerici:
Il suo nome, tradotto, significa Orso e Roccaforte, e rende bene l'idea di un difensore inattaccabile, se non da geni della rete, quali McEnroe, o il nostro Panatta. Bjorn fu il primo a usare racchette composite, legno mescolato a plastica, con uno scheletro di grafite. Pesantissime, oltre le 14 once, che gli consentirono di sviluppare per primo un movimento rotatorio sul diritto, mentre il rovescio gli fu gentilmente offerto dalla pratica giovanile dell'hockey su ghiaccio. Atleta capace di emergere in qualsiasi altro sport, Borg dominò dal 1975 all'81, vincendo non solo 6 Roland Garros, ma 5 Wimbledon, con sbalorditivo adattamento dei suoi gesti a prati. La fine della sua carriera fu causata, al di là di sfortunate scelte umane, dall'arrivo di McEnroe, che lo scoraggiò nella finale di Wimbledon 1981 [Gianni Clerici]

John McEnroe: le origini

Nato il 16 febbraio 1959 a Wiesbaden, Germania, da madre casalinga e da padre ufficiale della Air Force statunitense, John Patrick McEnroe Jr si indirizza al tennis perché da piccolo il fisico esile non gli consentiva di prendere parte ad altri sport più rudi e aggressivi. La precocità, anche nel suo caso, è lampante. Nel 1977, a soli 18 anni e ancora dilettante, il suo nome balza agli onori della cronaca tennistica in quanto riesce a partecipare al tabellone principale del torneo di Wimbledon partendo dalle qualificazioni. Ai Championships stabilisce il miglior risultato di sempre ottenuto in un torneo dello Slam da un giocatore partito dalle "quali" arrivando fino alla semifinale, in cui viene battuto in quattro set da Jimmy Connors.

John McEnroe

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Poco tempo dopo, McEnroe entrerà alla Stanford University, facendosi notare più per i risultati tennistici (campione NCAA nel 1978) che scolastici. Sempre nel 1978 entra definitivamente nel circuito dei professionisti e diventa celebre per essere uno dei primi tennisti a firmare un contratto di sponsorizzazione con lo stilista Sergio Tacchini. La sua prima stagione è già da grande e si aggiudica ben cinque tornei ATP tra cui il prestigioso Masters di fine stagione, battendo in finale Arthur Ashe in tre set. Nel 1979 vince il suo primo Slam, gli US Open, superando in finale Connors, avversario di tante battaglie. Nel frattempo, sono già iniziate le memorabili sfide con Bjorn Borg che nel 1980 raggiungono il punto più alto.

John McEnroe - US Open 1979

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Una straordinaria rivalità

Borg e McEnroe sono due simboli nell'immaginario collettivo dell'epoca. Lo svedese noto per la sua freddezza, la sua calma e la sua quasi totale assenza di emozioni in campo, si contrappone all'americano, che fin dai primi anni di carriera si distingue per il suo carattere ribelle e incline agli scatti d'ira, soprattutto nei confronti di arbitri e spettatori. In realtà, come mostra anche la pellicola uscita nelle sale cinematografiche nel 2017 e diretta dal regista danese Janus Metz, la calma di Borg era solo un meccanismo di difesa, proprio come il suo gioco. Anche quella apparente sfinge un tempo imprecava dopo una controversa chiamata arbitrale e cadeva in preda dei fumi dell'isterismo come la sua nemesi a stelle e strisce.

Bjorn Borg insieme al suo coach e mentore Lennart Bergelin

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Decisivo risulta l’incontro con il mentore Lennart Bergelin, che in un passaggio assai significativo del film, stringe un patto d’acciaio con l'adolescente Bjorn: "Debutterai in Coppa Davis a patto che non mostrerai più una singola fottuta emozione. Tutta la rabbia, la paura e il panico che potrai provare le racchiuderai in ogni colpo". D'altro canto, McEnroe, oltre alla grande creatività, in campo regala anche siparietti con epiteti passati alla storia ("You cannot be serious!", "Pack it up!", "You’re pits of the world") contro gli arbitri e il pubblico stesso. La miscela è perfetta e in soli quattro anni (tra il 1978 e il 1981), i due rivali si affrontano 14 volte con sette vittorie a testa. Per la stampa sono Fire and Ice, ovvero Fuoco e Ghiaccio, e quando si sfidano niente è scontato. Già a Stoccolma, nel primo incrocio, l'allora vincitore di sei titoli dello Slam si fa sorprendere dal debuttante davanti al pubblico di casa.
ANNOTORNEOSUPERFICIETURNOVINCITOREPUNTEGGIO
1978StoccolmaCementoSemifinaleMcEnroe6-3 6-4
1979RichmondSinteticoSemifinaleBorg4-6 7-6 6-3
1979New OrleansSinteticoSemifinaleMcEnroe5-7 6-1 7-6
1979RotterdamSinteticoFinaleBorg6-4 6-2
1979DallasSinteticoFinaleMcEnroe7-5 4-6 6-2 7-6
1979MontrealCementoFinaleBorg6-3 6-3
1980MastersSinteticoSemifinaleBorg6-7 6-3 7-6
1980WimbledonErbaFinaleBorg1-6 7-5 6-3 6-7 8-6
1980US OpenCementoFinaleMc Enroe7-6 6-1 6-7 5-7 6-4
1980StoccolmaSinteticoFinaleBorg6-3 6-4
1981MastersSinteticoRound robinBorg6-4 6-7 7-6
1981MilanoSinteticoFinaleMcEnroe7-6 6-4
1981WimbledonErbaFinaleMcEnroe4-6 7-6 7-6 6-4
1981US OpenCementoFinaleMcEnroe4-6 6-2 6-4 6-3
La madre delle sfide, però, è la finale di Wimbledon del 5 luglio 1980. Nelson Mandela riesce a convincere le sue guardie a Robben Island a procurargli una radio in modo da poter ascoltare la cronaca, Andy Warhol si alza presto nella casa di sua madre, sulla 66esima, per non perdersi la diretta. Il tie-break più famoso della storia di questo sport va in scena nel quarto set con Borg avanti due set a uno. Un distillato di emozioni e cambi di prospettiva che mandano in visibilio milioni di telespettatori in tutto il mondo, oltre a quelli stipati dentro il centrale.
Non è l'emozione del momento, che mi spinge a scrivere di non averne visto mai uno più eccitante. Non ho lo spazio per trasferire tutte le note del taccuino, ma basterà forse dire che Mac ha messo undici prime su diciassette, e Borg addirittura quattordici. Alla fine, Mac si sarebbe imposto al settimo set point, annullando a Borg qualcosa come cinque match point! [Gianni Clerici]
In totale saranno 34 i punti in 21 minuti da cineteca. Sull’11-10 Borg, gli dei della racchetta strizzano l’occhio all’americano che, su un attacco strozzato col back di rovescio, trova un nastro malandrino sul quale Bjorn non può nulla. Finirà 18-16 McEnroe il parziale con un punto magnifico di John (il 16-15, con tanto di passante in corsa di dritto) a impreziosire l'illusione. Mariana Simionescu, la promessa sposa di Borg, fuma sigarette a ripetizione e non crede ai suoi occhi. Al suo fianco, Lennart Bergelin, coach dello svedese, comincia a pensare che il regno del suo pupillo stia per finire. Non sarà così perché dallo 0-30 del primo gioco del quinto set, l'Orso farà suoi tutti i punti al servizio tranne uno, restando sempre avanti nello score fino all'8-6 del quinto trionfo consecutivo a Church Road.
Quando vinsi il tie-break per 18-16 sentivo di aver vinto il match. Pensai che Borg si sarebbe demotivato. Ma la forza che lo animava era al di là della mia immaginazione [John McEnroe]
John aveva varcato la soglia del centrale sommerso di fischi a cui facevano da contraltare le ovazioni per Bjorn. Il tennis è, però, in grado di sradicare le etichette, di ribaltare le percezioni, di trasformare i fischi in applausi. Il convinto applauso che il centrale tributa a McEnroe durante la premiazione è emblematico. L'americano soprannominato dalla stampa "SuperBrat" (Brat significa moccioso, ndr), l'uomo che il New York Times definisce il peggior rappresentante dei valori americani dai tempi di Al Capone, non esce mai dai ranghi durante la finale, non dà mai in escandescenze nel tempio sacro, non finisce dietro la lavagna come ci si aspetterebbe. E quegli applausi sono il preludio a qualcosa di grande: nei quattro anni seguenti avrebbe vinto tre volte su quell'erba.

Borg-McEnroe, l'indimenticabile tie-break nella finale di Wimbledon 1980

Certi schiaffi sono salutari perché prima di difendere in quel modo orgoglioso una sconfitta quasi sicura (in totale erano stati sette i match point annullati), McEnroe aveva condotto la partita per circa un'ora e dieci minuti, facendo apparire Borg goffo, inadeguato all'erba, a tratti impaurito. Quella linea sottile di demarcazione tra fischi e applausi rappresenta quindi un passaggio di consegne. Agli US Open, che resteranno tabù per lo svedese, vince John, sempre in cinque set.
Quando a fine match ci stringemmo la mano vidi che era distrutto. Era come se per la prima volta si fosse veramente sentito sopraffatto da me [John McEnroe]
Bjorn era consapevole che il suo tempo da numero uno volgeva al termine e la sconfitta - un concetto inaccettabile - era come uno squarcio nella mente di chi passava intere notti a camminare sulle racchette per testarne l'incordatura. Alloggiava sempre allo stesso albergo, ogni sera regolava il condizionatore su 12 gradi, dormiva nudo e senza lenzuola. Le sue pulsazioni al risveglio non superavano mai i 50 battiti al minuto. Era maniacale, insospettabilmente fragile e non poteva reggere. L'agonia si conclude nel luogo del delitto: Wimbledon. È il 1981 ed è la consacrazione di McEnroe, prima dell'ultimo atto, di nuovo agli US Open, stregati per IceBorg che si ritira a soli 26 anni.
La mia vita è stata tennis, tennis e poi tennis. A un certo punto non sono stato più in grado di sopportare la cosa. Non so se ero stanco di giocare o se mi avesse stancato tutto quello che ruotava attorno al tennis, quel che è certo è che volevo una vita mia [Bjorn Borg]

McEnroe, la rivoluzione

Dal 1981 al 1984 SuperBrat è ininterrottamente numero 1 del mondo. Il 1984 è il suo anno migliore con 82 vittorie, 3 sconfitte e 13 tornei vinti su 15 disputati, firmando la miglior percentuale di match vinti in un anno (96,5%) dalla nascita del ranking ATP, nel 1973. Conquista nel complesso sette titoli del Grande Slam in singolare: quattro US Open e tre Wimbledon, ma anche nove in doppio e uno in doppio misto. Chiuderà la carriera con 77 vittorie nei tornei di singolare, 72 in quelli di doppio e cinque Coppe Davis (1978, 1979, 1981, 1982 e 1992). Anche McEnroe lascia un segno tangibile. I suoi colpi non erano conformi alle regole scolastiche. La meccanica del servizio, spalle alla rete, è rivoluzionaria. Dicevano i maestri, in quegli anni: "Prova a servire come McEnroe e ti verrà la cervicale in due giorni". Quel servizio fu, per almeno sei-sette anni, il migliore al mondo.

John McEnroe - 1984

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Un'altra frase dei tecnici degli anni '70 e '80 era: "Prova a eseguire il rovescio saltando sulla palla e colpendola in anticipo e tirerai oltre gli spalti del campo". Noi sorridiamo pensando al tennis odierno. Quel mancino americano, così atipico, eseguiva un tennis privo di schemi, imprevedibile, per certi versi inventato colpo dopo colpo e, cosa inconcepibile oggi, senza l'ausilio di un preparatore atletico. Come sottolinea Paolo Rossi di Repubblica, l'americano tocchettava, smistava, accelerava d’improvviso e piombava a rete per volleare impugnando la racchetta come un cucchiaino.

Le tracce di Borg e McEnroe nel tennis di oggi

Se Borg ha portato il gioco di resistenza ai suoi migliori livelli, McEnroe ha sublimato il tennis d'attacco nella massima espressione. Borg ha inventato e vinto con uno stile inedito: il rovescio a due mani. Ha rivoluzionato tutte le regole del gioco, erigendo tra sé e l'avversario una linea Maginot. Borg non sbagliava mai, Borg ribatteva tutte le palle, Borg restava ore sul campo piuttosto che uscirne vinto, Borg usava fino alla noia e fino all'usura la rotazione chiamata top spin. Rotazioni impensabili in precedenza: colpiva la palla nella parte superiore, allargava virtualmente il campo da tennis. L’avversario era costretto a retrocedere di quattro metri buoni per recuperare un rimbalzo mai visto prima. Rafa Nadal non avrebbe giocato così, non fosse nato un Borg in precedenza. Certi movimenti, certi gesti tecnici non esistevano, non erano concepibili prima del suo avvento.

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Se lo svedese ha inaugurato l'epoca dei picchiatori da fondocampo, di McEnroe ricordiamo lo scambio abbreviato, le geometrie insospettabili, l'arte di anticipare i colpi e di avanzare nel campo. In fondo Federer è così che si sta allungando la carriera dopo aver esteso questi orizzonti oltre i limiti umani: vi dice qualcosa la SABR? Ma la vera rivoluzione di McEnroe venne dal suo comportamento, dalla sua attitudine a stupire. L’onda lunga dei suoi gestacci atterrì i benpensanti, ma affascinò pubblico e riviste scandalistiche. Attraverso McEnroe esplose una nouvelle vague tennistica che attendeva solo di essere scoperta. Fino a quel momento il tennis era stato un gioco: obbedienza, tradizione, aristocrazia. Roba seria, da adulti, protestare non era elegante. Per la prima volta l’immagine del tennista non fu più quella di un candido attore, ma di una rock star. Il tennis si spostò verso un pubblico nuovo, bramoso non solo di dritti e rovesci ma anche di pettegolezzi, risse, musica a palla e atteggiamenti scomodi. Queste tracce si vedono nel tennis di oggi dove il fascino della tradizione deve fare i conti con la modernità.

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