Novak Djokovic ha sempre dovuto convivere con il peso del terzo incomodo. Federer e Nadal sono arrivati prima di lui, hanno dato vita a una delle più appassionanti rivalità della storia del tennis e il serbo si è inserito in questo dualismo a suon di vittorie, ma con il solito cruccio: quello di essere il meno amato. In questi mesi molto particolari, il numero uno del mondo non ha fatto molti sforzi per colmare il gap mediatico, anzi la sua fama sia all'interno del circuito che fuori ha risentito di alcune uscite quantomeno discutibili. Andiamo con ordine.

Djokovic campione di solidarietà

All'inizio della pandemia, il Djoker aveva dimostrato con i fatti la sua vicinanza alla Serbia: il milione di euro donato per le attrezzature mediche è stato un aiuto al suo Paese natale, ma il tennista di Belgrado non si è limitato a quello. Mentre in Spagna Rafa Nadal e Pau Gasol davano vita al loro progetto, il serbo non faceva mancare il suo contributo per una solidarietà tangibile anche dalle nostre parti. A Bergamo, una delle zone più colpite dal Covid-19, lo sanno bene. Non è finita perché Djokovic, come presidente del player council dell'ATP, di fronte alle esigenze dei colleghi meno quotati, ha fatto una proposta molto importante: una colletta per i tennisti fuori dalla top 100. Una serie di gesti nobili, mai scontati, da vero numero uno del mondo.
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Djokovic e la campagna NOVAX

Novak Djokovic, però, ha anche uno stile di vita particolare e tra le sue idee ce n'è una che ha suscitato varie reazioni, relativamente al vaccino per il coronavirus: "Personalmente sono contrario alla vaccinazione e non voglio essere costretto da qualcuno a farmi inoculare un vaccino per poter viaggiare. Quindi, se la vaccinazione sarà obbligatoria, dovrò prendere una decisione. Al momento ho una mia opinione ben precisa sull’argomento e non so se a un certo punto il mio pensiero cambierà". La posizione parzialmente ritrattata ("Tengo la mente aperta e continuo ad approfondire questo argomento perché è importante e riguarderà tutti noi") è poi tornata in auge ("Io non mi vaccino") in una diretta social con l’amico e consulente Chervin Jafarieh, fondatore della società immobiliare Blaqk Diamond Group e appassionato di filosofie orientali, che a sua volta sosteneva: "La pandemia è un periodo eccitante per essere vivi".

Il modello Djokovic

Dopo queste uscite, visto anche il suo ruolo all'interno dell'ATP, si è iniziato a parlare dell'impatto che potevano avere certe prese di posizione. Djokovic solo su Twitter vanta 8,7 milioni di follower (oltre sedici milioni di persone considerati anche gli altri social): è contro i vaccini, ha un'ossessione per l’alimentazione, rigorosamente vegana, beve solo acqua pranizzata (cioè sottoposta a un trattamento per arricchirla di energia vitale), ogni tanto abbraccia i tronchi degli alberi, convinto che il bosco abbia un potere terapeutico. Il serbo si era affidato a un altro guru, il mental coach Pepe Imaz, anche dopo il Career Grand Slam, in un periodo di confusione iniziato nell'estate 2016 e terminato con il ritorno del vero Nole a Wimbledon 2018. Djokovic è un personaggio molto famoso e popolare, ognuno di noi è libero di pensare ciò che vuole ma le sue parole hanno un peso specifico molto rilevante. Molti lo considerano un modello, e non solo per come gioca a tennis.

Novak Djokovic - 2020

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I genitori schierati contro Federer

Nel frattempo, sono arrivati da parte dei genitori di Nole attacchi mirati contro Roger Federer. La madre ha parlato della finale di Wimbledon 2019: "L’incontro con Roger è stato difficilissimo. In tribuna tutti applaudivano Federer e noi eravamo solo in cinque ad appoggiare Novak. Ciò mi ha infastidito perché Roger è un po' arrogante. Quando ha avuto quei due match-point mi sono aggrappata alla mia croce, che è un amuleto che indosso e che mi salva nei momenti difficili. Mi sono detta che Nole ce l’avrebbe fatta ed è accaduto questo. Dio lo ha salvato. Anche Novak crede in Dio, si sente un prescelto. Indossa una croce che porta pace e felicità".

Novak Djokovic a Wimbledon 2019

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Il padre, invece, ha dato un consiglio allo svizzero: "Per quel che riguarda Roger, lui è ancora all'apice ed è tra i migliori al mondo, ma non durerà molto e questo è un dato di fatto. Dai amico, cresci i tuoi figli, fai qualcos'altro, magari vai a sciare o fai qualcosa. Il tennis non è tutta la vita, è solo un hobby. Per te ormai siamo alla fine. Nella vita ci sono cose più importanti del tennis ed è un po' strano che Roger stia ancora giocando all'età di 40 anni. Davvero non capisco perché. Penso che non gli vada giù che sia Nadal che Nole siano migliori di lui e non accetta il fatto che lo supereranno. Dai amico, sei alla fine, dedicati ad altro".
Djokovic stesso, con ogni probabilità, non sarà stato contento delle sparate dei suoi genitori: in tema di popolarità, sappiamo tutti quanto sia avventato schierarsi contro Federer.

Djokovic contro il protocollo

Intanto, nel mondo si decidevano le sorti del tennis mondiale in questo assurdo 2020 e, anche in questo caso, ancor prima del via libera agli US Open, il serbo mostrava qualche perplessità: "Forse non dovrei parlarne, ma dovremmo dormire in hotel vicini all’aeroporto e dovremmo essere testati due o tre volte alla settimana. Potremo essere accompagnati da una sola persona. È semplicemente impossibile, è un protocollo estremo. Devi prendere in considerazione anche allenatori, preparatori atletici e fisioterapisti. Mi sembra tutto molto complicato. Capisco comunque queste misure, perché ci sono enormi problemi finanziari e contrattuali nell’organizzazione degli US Open che spingono a far giocare il torneo. Vedremo cosa accadrà". Dopo l'ufficialità, però, Djokovic si è detto molto più aperto e ottimista riguardo allo Slam americano:

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Mentre si discuteva dell'opportunità di disputare gli US Open, il tennis ha provato comunque a ripartire con alcuni tornei esibizione. Uno di questi, l'Adria Tour, è stato organizzato proprio dal serbo a scopo benefico per le vittime del Covid. Nole si è commosso di fronte alla sua gente.

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La sicurezza, però, è stata messa in secondo piano, al contrario di altri eventi come l'Ultimate Tennis Showdown. Dai saluti calorosi agli altri partecipanti in aeroporto si è passati a balli in un night club, con Djokovic, Zverev, Thiem e Dimitrov seminudi in mezzo a centinaia di persone. Allenamenti di basket, partite di calcetto, interviste in piazza e gli stessi match giocati a porte aperte, con i tifosi sprovvisti di mascherine sulle tribune gremite, ci hanno catapultato in una realtà parallela: "Non spetta a me valutare cosa sia giusto dal punto di vista della salute. Stiamo semplicemente seguendo le regole del governo serbo". Una lettura strana e imprudente, perché di fronte all'assenza di misure preventive da parte del governo serbo, si poteva optare per un distanziamento razionale, prima ancora che sociale.

Coric, Dimitrov, Djokovic e Zverev - 2020

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La pandemia è una, ogni governo decide di gestirla come meglio crede, ma una gestione superficiale ora sta presentando il conto, un rischio non da poco con la stagione vera e propria che sta per riprendere. I casi di positività sono in costante aumento in Serbia e negli USA, dove sono in piena fase 1, i medici dicono che il prossimo epicentro sarà la Florida dove risiede e si allena circa il 50% dei tennisti. Le premesse per ripartire non sono incoraggianti e l'immagine del campione generoso e sensibile viene offuscata dalle contraddizioni legate al maledetto Covid-19.

Novak Djokovic - 2020

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