TENNIS, ROLAND GARROS - Non c'è Jannik Sinner senza Carlos Alcaraz e questa finale di Parigi è l'elogio di una grandezza condivisa

ROLAND GARROS - Come Borg-McEnroe. Come Agassi-Sampras. Come Federer-Nadal, dalla finale di Parigi, Jannik Sinner e Carlos Alcaraz sono diventati una parola sola. Nella buona e nella cattiva sorte, giovani e fortissimi, con molti Slam da contendersi e una rivalità già esemplare, rinnovando il gioco del tennis con una sintesi espressiva di resistenza da fondo campo e piani d'attacco permanente.

Sinner a un passo dalla gloria, ma trionfa Alcaraz: rivivi il meglio della finale epica

Video credit: Eurosport

Abbiamo appena assistito a una delle finali più intense e spettacolari di sempre. Per pensarlo fortemente, stavolta non serve un benché minimo scarto temporale che sedimenti la memoria storica dell'evento: cinque ore e 29 minuti di tennis radicale, magnifico, indelebile.
Se alla vigilia della finale del Roland Garros più lunga di sempre ci si chiedeva chi fosse il più forte tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz e oggi sarà ancora inutile farlo, sta di fatto che il loro primo grande epilogo da avversari ha lasciato un segno epocale, come in ogni grande rivalità sportiva. E il primo giovanissimo verdetto pende tutto a favore di Alcaraz.

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Jannik Sinner e Carlos Alcaraz sul palco della finale del Roland Garros più lunga di sempre

Credit Foto Getty Images


Che nonostante l'età - nato il 5 maggio 2003 a Murcia, due anni più giovane di Jannik - ha vinto uno Slam prima di Sinner (US Open 2022 vs Australian Open 2024) e ne ha vinti più di Sinner (5-3), è stato numero 1 prima di Sinner, ha alzato una coppa in più di Sinner (20-19), ha imposto il primo confronto diretto (a Bercy nel "lontano" 2021), l'ha battuto 8 volte su 12. Ne vedremo delle altre belle e sospirate bellissime, però intanto, se bisogna qui e ora decretare un più forte, Carlos Alcaraz è il simbolo del tennis mondiale.

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Dalla smorzata di Sinner ai passanti di Alcaraz: i migliori 5 colpi della finale

Video credit: Eurosport


C'è una specie di statistica che trascende i numeri per diventare qualcosa di più profondo, quasi ieratico, senz'altro poetico. Come Rafael Nadal batte Roger Federer nella finale del secolo (Wilmbledon 2008) a 22 anni, un mese e 3 giorni, così Carlos Alcaraz rimonta Sinner in finale al Roland Garros: stessa esattissima età, stesso numero di Slam (5). Perché c'è qualcosa d'ineffabile che governa il tennis, consacrando i pochi e dannando molti. E ci sono sempre un'impresa al quinto set e dei match point annullati a splendere nell'aura degli eletti.

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Andy Murray, Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic al Roland Garros 2025

Credit Foto Getty Images


Poi c'è il talento innato di Alcaraz, c'è questa sua forza straordinaria, c'è una pienezza tecnica che rende ogni suo colpo speciale, elevando ogni fondamento del tennis all'ennesima potenza. Una commistione di generi che non lo rende il nuovo Federer ma nemmeno il nuovo Nadal, malgrado i più comodi abbinamenti. E non incarna in lui il nuovo Djokovic, casomai una sua versione postmoderna di gioco integrale.
Perché è da Djokovic e specialmente dalle sconfitte contro Djokovic che ha imparato, traendo ispirazione per migliorarsi e completarsi, infine batterlo, inseguendo un modello di tennis perfettivo su ogni superficie. Sancendo un passaggio generazionale fra stili elastici di tennis completo in tutto.

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Carlos Alcaraz batte Novak Djokovic in finale a Wimbledon nel 2024

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Però è anche con Jannik che Carlos ha vinto e perso, per esempio a Wimbledon prima di vincerlo due volte, ed è contro Sinner che vincerà e perderà, condividendo con lui una carriera leggendaria. Come Borg e McEnroe, come Agassi e Sampras, come Federer e Nadal. Oggi che la gloria dell'impresa si mischia all'estetica della sconfitta. Ora che celebrarlo mette un po' di malinconia, Carlos Alcaraz avrà sempre bisogno di Jannik Sinner sulla strada del mito.

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Alcaraz la chiude col passante da urlo: rivivi il match point e l'abbraccio con Sinner

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