I vincitori

Novak Djokovic. “Quando cantano ‘Roger’ provo a convincermi nella mia testa che dicano ‘Novak’”. Nessuna frase riassume meglio di questa lo stato d’animo con cui deve convivere in ogni singolo torneo del pianeta Novak Djokovic quando affronta Federer. Ha una battaglia, dentro il campo. E poi ne ha un’altra, dentro la sua testa, per rimanere calmo e non impazzire, come probabilmente farebbe qualsiasi altro comune morale che con 16 titoli dello slam in bacheca ancora è costretto a legittimarsi agli occhi del mondo. Le ha vinte entrambe, Novak Djokovic. Un campione straordinario. Meraviglioso. Unico. Esattamente come gli altri due. Anzi, vista com’è andata a finire, a questo giro, persino più degli altri due. Se non glielo riconosce il pubblico, toccherà farlo a noi addetti ai lavori. Voto 10 e lode. Alla materia grigia.

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Novak Djokovic e sullo sfondo la foto del tabellone: la finale più lunga di sempre vinta a Wimbledon 2019 su Roger Federer

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Simona Halep. Ha riservato alla Williams quanto la Williams era solita riservare alle altre... Al primo turno. Una finale conclusa in meno di un’ora in quella che – anche qui definizione alla mano – è stata catalogata come “la miglior partita che abbia mai giocato”. Ecco, non male tenersela in canna sul centrale di Wimbledon contro la più forte tennista di tutti i tempi. Chiacchiere a zero per Simona Halep, che per arrivare dove è arrivata è caduta cento volte e si è rialzata in centouno. Il suo è stato un Wimbledon – seconda settimana specialmente – assolutamente straordinario. Voto 10. Al lungo cammino.

Simona Halep con il trofeo di Wimbledon (2019)

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I finalisti

Roger Federer. Che cosa sarebbe stato Roger Federer se nella sua vita avesse convertito un po’ più delle chance avute a disposizione? Di quali numeri staremmo parlando? Una domanda che scatena da sempre il dibattito; e che resterà al tempo stesso insoluta. Eppure, Roger, strappa le copertine, ferma i cuori, esalta gli animi anche quando perde. Anzi, soprattutto quando perde. Specie quando lo fa così. Nella fragilità di una bellezza senza eguali; nella contraddizione di un eroe dati alla mano più vincente di tutti, ma in qualche modo mai totalmente compiuto. Roger Federer, signori e signore. In un Wimbledon dove ha giocato tra semifinale e finale due delle sue partite più belle di sempre. Anni: praticamente 38. Voto 10. All’eterno. (Lui eh, non il sottoscritto).

Serena Williams. Classe 1981 esattamente come Federer, del viaggio di Serena Williams in questo Wimbledon resta soprattutto l’immagine della finale. Per la prima volta nella sua straordinaria carriera, la Williams è apparsa veramente impotente. “Eppure è arrivata fino alla finale”, esclamerà qualcuno di voi. Vero. Ma mai ne aveva persa una così e mai aveva dato tale sensazione di vulnerabilità. Restiamo convinti che con un bel po’ di lavoro fisico la Williams possa alzare quel maledetto 24esimo titolo che non le permette di eguagliare Margaret Court; lo siamo un po’ meno sul fatto che Serena, davvero, sia disposta a mollare tutto il resto e rimettersi in gioco sul serio, 100%, solo su allenamenti, campi, palestra e tennis. Voto 8, comunque. Alla maschera indossata fino al gran ballo del sabato.

Gli sconfitti

Stefanos Tsitsipas. Parliamoci chiaro, da Tsitsipas tutti si aspettavano qualcosa in più che una stesa da Thomas Fabbiano. Perché d’accordo, il nostro azzurro ha giocato un match strepitoso, ma poi alla fine si torna sempre lì: quelli della vecchia generazione avrebbero trovato un modo per vincerlo. E invece il più atteso tra i “ragazzini” se n’è uscito mestamente dal campo 2, meglio noto come il cimitero dei campioni. Malino, perché dovrà nei prossimi anni portare il fardello di sostituire quei 3 signori che tra venerdì e domenica hanno riscritto ancora una volta la storia del tennis. Voto 4. Alla concentrazione.

Stefanos Tsitsipas si complimenta con Thomas Fabbiano: per il tennista azzurro quella a Wimbledon è la prima vittoria con un giocatore nella top 10, Getty Images

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Angelique Kerber. Inutile girarci intorno: dalla campionessa in carica ci si aspettava qualcosina in più che un secondo turno contro Lauren Davis. Eppure non si smette mai di imparare nel tennis femminile, dove azzardarsi in pronostici equivale a scegliere i numeri da mettere al lotto. E quelli della tedesca non sono decisamente usciti. Anzi, mai più lontano di così. Voto 4. Sulla ruota di Brema.

Kerber con un immagine emblematica di ciò che è stato il suo Wimbledon 2019

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Le sorprese

Roberto Bautista-Agut. “Guardi, vorrei bloccare un tavolo VIP per lunedì 8 luglio, siamo in 6+1?” – “Perfetto, che nome metto?” - “Bautista-Agut. Mi raccomando eh, è il mio addio al celibato” – “Scusi ma non gioca Wimbledon?” – “Sì, ma alla seconda settimana è difficile, poi arrivo lì e per David Guetta è già tutto pieno”. Dev’essere andata più o meno così nelle due settimane prima del torneo. E’ finita però che si è passati in fretta e furia dal tavolo all’Ushuaïa a disdire tutto e trovare 6 posti su un volo direzione Londra, All England Club, venerdì 12 semifinali maschili. Doveva essere al suo addio al celibato, si è ritrovato – con merito – tra i migliori 4 di Wimbledon. Che tanto per andare a sentire David Guetta c’è tutta l’estate: resident, ogni lunedì, fin dopo lo US Open. Voto 9. All’after party.

Barbora Strycova. E poi, nel famoso Lotto alle Otto del tennis femminile, ecco la ruota Strycova. Uno di quei ritardatari che non uscivano da una vita; anzi, a dirla tutta, uno di quei numeri che in una semifinale slam non era proprio mai uscito. Se l’è goduto tutto il suo giro di gloria la tennista ceca, che a inizio anno aveva fatto intendere come questo sarebbe potuto essere l’ultimo ballo e che il suo treno l’ha fatto stendendo Bertens, Mertens (da un set e 5-2 sotto) e Konta. Voto 8,5. Alla cassa.

Le delusioni

Alexander Zverev. Chissà che non l’abbia preso lui il tavolo di Bautista-Agut a Ibiza. Già perché nemmeno il tempo di arrivare a Londra che Zverev stava già tornando indietro per andare in vacanza. Sconfitto, brutalmente, dal signor Jiri Vesely: di professione 124 del mondo che prima di Wimbledon aveva perso ai Challenger di Ilkley e Prostejov rispettivamente da Majchrzak e da Sandro Ehrat. No, non esattamente una gran figura per tedesco che francamente, negli slam, è ormai prossimo ad essere considerato come un caso clinico. Roba per gli psicologi. Noi ci tiriamo fuori. Voto 4. All’allergia ai major.

Alexander Zverev abbandona Wimbledon 2019 dopo il ko al 1° turno con Jiri Vesely

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Naomi Osaka. “Ah perché ha giocato anche l’Osaka?”. Sì, giusto un paio di set con Putintseva. Il tempo di una passeggiata sull’erba ancora intatta del primo giorno e tornare a casa. Sull’amato cemento. Che forse è meglio. Voto 4. Alla comparsata.

I giovani

Uomini: non pervenuti. Vi sfido a trovare uno con meno di 28 anni dai quarti di finale. Humbert e Berrettini esclusi, non ne troverete uno nemmeno dentro gli ottavi di finale. Il tennis maschile non è uno sport per giovanotti. Lo abbiamo capito. Giusto ricordarlo anche qui a Wimbledon.

Cori Gauff. Diverso il discorso del femminile, dove in pentola bollono un sacco di nuove portare. La più prelibata di tutti è Cori ‘Coco’ Gauff la cui super-mediatica corsa è stata iper-cavalcata dalla stampa di mezzo mondo, sempre vogliosa di raccontare qualcosa di nuovo. Classe 2004, la Gauff è arrivata fino agli ottavi di finale e ha dato anche qualche grattacapo, almeno per un po’, alla futura campionessa Halep. Se non succede nulla, questa ragazza arriva sicuro. Voto 9. Al nuovo che avanza.

Gli italiani

Matteo Berrettini. E’ arrivato dove tutti pretendevano arrivasse. Se n’è andato con una lezione valida per il futuro. Nel mezzo ha vinto, convinto e confermato di essere un esemplare di maschio alfa tennistico. Bravo, Matteo. Per la rimonta a Bedene; per la perentorietà con Baghdatis; per la battaglia con Schwartzman e per come ha incassato la scoppola con Roger. Ci vuole testa, prima ancora che tennis. Wimbledon 2019 ci ha detto che quella di Matteo Berrettini è ben attaccata al resto del corpo. Voto 8. Al tennista.

Giulia Gatto-Monticone. E’ finita con un selfie dal cellulare di Serena Williams e con i complimenti della Duchessa di Cambridge. Direi che per descrivere il primo Wimbledon di Giulia-Gatto Monticone bastano queste due cose. Il resto è un passaggio sul centrale, registrato su hard-disk, che per un’oretta e qualcosa potrà riguardarsi negli anni a venire, quando si accorgerà che tutto ciò non è stato solo un bellissimo sogno. Voto 7. Alle gioie della vita.

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