Ci ha provato Gianmarco Tamberi. Dopo una convincente qualificazione a 2.29 nel Mondiale di Doha la finale gli ha presentato il conto di una stagione intaccata dagli infortuni: guai non gravi ma penalizzanti eccome. La doppia “fagianata” (per usare un termine tanto caro al nostro Riccardo Magrini) a 2.33 dopo l’errore a 2.30 non è andata a segno: l’azzurro ha dovuto cedere le armi e osservare da spettatore privilegiato l’amico fraterno Barshim trionfare davanti all’adorante pubblico di casa dopo una finale stellare. Rimpianti? Pochi, forse non sarebbe bastato nemmeno valicare quota 2.35 per centrare il podio: obiettivo fuori portata per il “Gimbo” di ieri sera.

Io ci ho messo l'anima, credo l'abbiate visto tutti quanti: non posso recriminare niente. Sono venuto per provarci, so che valevo qualcosa in più di quello che ho fatto, mi spiace per il primo salto a 2,33
Mondiali di Atletica
Tamberi è solo ottavo nella finale mondiale di salto in alto: l'azzurro si ferma a 2.27
04/10/2019 A 18:47

Tamberi abbiamo imparato a conoscerlo un po’ tutti: è un agonista puro che difficilmente tradisce nel grande appuntamento; sa vale una misura, le probabilità che la centri sono altissime, tanto per farci capire. Il problema risiede nel fatto che da quel maledetto crac alla caviglia nell’imminenza di Rio 2016 Gimbo ha di fatto smesso di valere misure di eccellenza assoluta come il primato personale nonché record italiano a 2.39 ma anche prestazioni di poco inferiori (il picco rimane il 2.33 superato a Ebersatdt). Nel mentre ci sono stati la beffarda eliminazione in batteria nei Mondiali 2017, il quarto posto agli Europei 2018 e la medaglia d’oro nell’Euro Indoor di questo inverno. Quindi c’è di che essere preoccupati per il capitano della Nazionale italiana? I fasti del recente passato sono destinati a rimanere un ricordo?

Il percorso dopo l'infortunio

MISURADATACITTÀ
2.3326 AGOSTO 2018EBERSTADT
2.322 MARZO 2019GLASGOW
2.3215 FEBBRAIO 2019ANCONA
2.3131 AGOSTO 2018BRUXELLES
2.309 SETTEMBRE 2018PESCARA
2.291 OTTOBRE 2019DOHA
Fare praticamente un debutto stagionale a un Mondiale non è facile: quindi arrivare ottavo non è male, ma si sperava in qualcosa di più. Si riparte subito per l'unica cosa per cui faccio atletica: le Olimpiadi. Non vedo l'ora che arrivi il giorno della mia rivincita

Lo ha ripetuto più volte prima dei Giochi di Rio figurarsi ora a margine dell’Odissea vissuta: le Olimpiadi sono da sempre il suo pensiero felice, quelle in grado di farlo volare. Il giudizio dunque non può che rimanere sospeso, il bilancio è giocoforza rimandato al post Tokyo 2020, l’appuntamente segnato col circoletto rosso sul calendario da Gimbo e tutto il suo staff già da quella nefasta serata di Montecarlo. Se al Mondiale ci ha provato, nell'estate del 2020 proverà a riprendersi tutto ciò che gli è stato borseggiato tre anni or sono. L’augurio è che gli infortuni – variabile impazzita nell’economia della carriera di un saltatore in alto – gli diano tregua e gli consentano di giocarsi le sue carte: le carte di un fuoriclasse assoluto, vedere per credere il suo curriculum.

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