Game over. A 70 giorni dallo start dei Giochi Olimpici di Tokyo 2020, Alex Schwazer è costretto a gettare la spugna e arrendersi all’impossibilità di non poter vestire nuovamente i colori azzurri e riassaporare le emozioni di marciare nell’atmosfera magica e unica delle Olimpiadi. Il tribunale federale svizzero, dopo aver preso in considerazione anche i pareri di World Athletics ,Wada e Tas di Losanna, non ha concesso al marciatore altoatesino la sospensiva alla squalifica di otto anni, risalente al 2016. Nelle parole di Schwazer, rilasciate all’ANSA attraverso la sua manager Giulia Mancini, però non c’è rabbia, frustrazione o rimpianto ma la consapevolezza che – dopo l’assoluzione dal tribunale di Bolzano – non ha assolutamente nulla da imputarsi.
"Non c'è nessun tipo di rabbia o frustrazione da parte mia sulla decisione del tribunale svizzero che non mi ha concesso la sospensione temporanea della mia squalifica. Avevamo solo questa possibilità visti tempi stretti e non ho nessun tipo di rimpianto. Dopo l'assoluzione a livello penale ho dato tutto quello che potevo dare in allenamento negli ultimi mesi, pur sapendo che sarebbe stato difficile che venisse sospesa la mia squalifica. Ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto".
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