Nik Melli e la bolla NBA: "Golf e ping pong con Belinelli, sembra un ritiro con la Nazionale"
Pubblicato 19/07/2020 alle 11:23 GMT+2
L'ala dei New Orleans Pelicans parla alla Gazzetta dello Sport della vita dentro Disney World: "Mi piacciono gli Usa, ma qui il caffè fa oggettivamente schifo. La scritta sulla maglia? Uguaglianza, perché mi sembrava il momento giusto per dare un messaggio. La ripresa? Abbiamo 8 partite per arrivare ai playoff o almeno allo spareggio".
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Nicolò Melli, per tutti Nik, si è calato senza particolari problemi nella nuova vita NBA all'interno della "bolla" di Disney World, il luogo scelto per riprendere e chiudere la stagione 2019-20, la prima dell'ex ala di Milano e Fenerbahce. Lui si sta adattando bene, come ha raccontato alla Gazzetta dello Sport: "Mi sembra un ritiro della Nazionale più in grande, senza nulla togliere al ritiro della Nazionale. È tutto più bello, ci sono più squadre. Poi ci sono le mascherine, i test e niente famiglia: non stare con mia moglie è quello che mi manca di più. In generale però credo che gli europei abbiano meno problemi rispetto agli americani, essendo più abituati ai ritiri".
Tutto bene tranne una cosa, il caffè. "Mi piacciono gli Usa, ma qui il caffè fa oggettivamente schifo", racconta Nik che si è portato una macchinetta e la tiene in camera. Un'abitudine da buon italiano quella di Melli che nello stesso hotel ha ritrovato Marco Belinelli: "Siamo andati a giocare a ping pong e l’ho lasciato vincere, così si adatta meglio: è arrivato un giorno dopo di me..". Di italiani ci sono anche Danilo Gallinari e Riccardo Fois, assistente allenatore ai Suns: "Io, Beli e Danilo Gallinari abbiamo una chat comune, ci aggiorniamo su come va. Nel resort in cui siamo io e Beli c’è anche Riccardo Fois, assistente ai Suns: siamo già andati a cena, ne stiamo organizzando un’altra anche con Beli".
Non solo i connazionali, Melli sta sperimentando cose nuove anche con i compagni di squadra come JJ Redick: "Sono andato a giocare a golf per la prima volta nella mia vita. Pensavo sarebbe stata l’ultima, ma credo ce ne sarà una seconda. Grazie a JJ Redick, che ha avuto la pazienza di insegnarmi dopo avermi fatto svegliare presto per poi darmi buca il giorno prima".
Una delle novità della ripresa NBA è che i giocatori potranno sostituire il loro nome sulla maglia con un messaggio a sfondo sociale. Quello di Melli è "uguaglianza": "Come Belinelli. Anche se non ci siamo messi d’accordo... Il motivo? Ho scelto poi di mettere uguaglianza perché mi sembrava il momento giusto per dare un messaggio. Anche se servono azioni a supporto". Una ripresa a cui Nik non ha mai pensato di rinunciare: "No. Sono un giocatore di pallacanestro: senza pallacanestro è difficile esserlo. La sicurezza era ovviamente la condizione essenziale: il rischio zero non esiste, considerando cosa sta succedendo col virus qui in America, ma mi sento più al sicuro di quanto sarei stato a casa".
Infine una battuta sui suoi New Orleans Pelicans e la rincorsa ad un posto nei playoff, anche se all'inizio non ci sarà Zion Williamson: "In squadra siamo tranquilli. Spiace per Zion: ha avuto un problema familiare e quello ha la priorità. Siamo con lui, speriamo si possa risolvere tutto, a prescindere dal fatto che torni. Come squadra possiamo riprendere da dove abbiamo lasciato a marzo: abbiamo 8 partite per arrivare ai playoff o almeno allo spareggio. Le rimonte succedono: abbiamo tutto quello che serve per farlo. L'assenza del pubblico? Sinceramente, non è questo lo sport. La speranza è che prima o poi si torni a giocare di fronte ad un pubblico. Ma questa lega deve andare avanti, perché non siamo solo noi giocatori ma ci sono anche tantissime persone che lavorano per, con e attorno all’Nba: se noi smettiamo di giocare, loro non hanno più lavoro".
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