Chi ha tempo non aspetti tempo. Si potrebbe partire proprio da questo modo di dire per esaminare la rivoluzione che sta avvenendo nella Pallacanestro Brescia. Dopo una stagione travagliata e altalenante, culminata comunque col 9° posto in classifica (terzo risultato di sempre per un club bresciano tra Serie A e A1) grazie a un record di 11-17, la società della Leonessa ha optato per l’inaugurazione di un nuovo, vero corso, anche e soprattutto tecnico, cambiando allenatore e sostanzialmente decidendo di rifondare completamente il proprio roster.

Si riparte da Alessandro Magro, David Moss e un gruppo giovane

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La parola d’ordine sembra essere “svecchiare”. Non solo a livello di roster, ma anche nell’organigramma societario. Il trentottenne Alessandro Magro, storico assistente di Simone Pianigiani e Luca Banchi alla Mens Sana Siena (dal 2006 al 2014) e poi di Andrea Diana proprio a Brescia (2016-19), torna sostanzialmente a casa per guidare in prima persona la squadra. Un traguardo meritatissimo, per un tecnico che a soli 22 anni aveva vissuto la sua prima esperienza da assistente in Serie A, facendo da spalla a Walter De Raffaele in quella Villaggio Solidago Basket Livorno che centrò la salvezza all’ultima giornata, trascinata da Drew Nicholas e Preston Shumpert. L’esperienza sulla panchina della Leonessa sarà solo la terza in carriera, da head coach, per Magro, dopo il biennio a Omegna e quello in Polonia, al Dąbrowa Górnicza. L’allenatore toscano ritroverà peraltro David Moss, col quale ha condiviso gran parte della sua carriera in panchina. Il capitano è stato implicitamente confermato dalle dichiarazioni rilasciate da patron Mauro Ferrari nella conferenza stampa di martedì scorso, e, molto presumibilmente, fungerà sia da chioccia per gli atleti più giovani, sia da collante tra parquet e scrivanie. La volontà della Germani è quella di mettere insieme un gruppo fresco, contemporaneo e affamato.

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Repulisti generale, per un vero anno zero di un nuovo progetto

Anno zero di un nuovo progetto, incentrato soprattutto su un dato anagrafico: l’età. L’idea di svecchiare e rifondare tecnicamente la squadra è stata chiaramente esposta dal patron Ferrari. Potremmo aprire un capitolo a parte sulle modalità con cui sono state comunicate certe cose, ma sarebbe disonesto intellettualmente non riconoscere un nonsoché di sanguigno e passionale in alcune uscite dello stesso Ferrari, che, a primo udito, si potrebbero giudicare come molto opinabili. È peraltro vero che i panni sporchi si lavano in casa, perciò la società avrà indubbiamente modo di confrontarsi con chi non sarà confermato, nonostante contratti in essere. Innanzitutto, con Luca Vitali, il quale è ancora oggi capo progetto e testimonial della Pallacanestro Brescia Academy, altro ruolo che, a questo punto, dovrà essere ridiscusso. Scelte comunicative a parte, l’idea di fondo apre un profondo dibattito interno al mondo della pallacanestro italiana.
Ci siamo sempre barcamenati tra due fronti contrapposti: quello della necessità di dare spazio ai giovani, opposto a quello che, da fedele specchio del Paese, vede gli stessi giovani dover giocoforza attendere il ritardato pensionamento dei più vecchi. È innegabile che la forza dello sport stia nella sua potenzialità di strumento educativo e di crescita personale, oltre che nel suo aspetto sociale. Pertanto, non sposare una linea verde, peraltro in un periodo storico come quello attuale, significherebbe essere forse un po’ – tanto – anacronistici. Lo sport è però funestato anche da un male atavico, specie in Italia: il risultatismo. E qui le dichiarazioni di Ferrari diventano totalmente lungimiranti, in particolar modo nella parte in cui il patron di Brescia ha parlato di salvezza quale obiettivo minimo e di volontà di lavorare sodo, senza promettere nulla in termini di risultati ulteriori. Gioventù, in casa bresciana, fa poi subito rima con Giordano Bortolani. Un giocatore sul quale sono stati spesi tantissimi elogi, dimostrando così implicitamente la volontà di rinnovarne il prestito dall’Olimpia Milano. Una soluzione che accontenterebbe probabilmente tutti, in primis lo stesso Bortolani, il quale avrebbe così modo di maturare ulteriormente per il definitivo salto di qualità, prima di tornare a Milano per un ruolo da protagonista.

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Progetto interessante, ma le difficoltà sul mercato non mancheranno

Muoversi per tempo è sicuramente la scelta strategica migliore, specie nella pallacanestro italiana. Il mercato sarà scandagliato a dovere, soprattutto da Marco De Benedetto, confermato responsabile scouting, ma l’assenza di un general manager potrebbe pesare non poco. L’ancora di rispetto, o di salvezza, rappresentata dall’esperienza tecnica e manageriale di Matteo Bonetti, confermatissimo consigliere nel c.d.a. biancoblu, deve essere gettata giusto il tempo di trovare un degno sostituto di Alessandro Santoro, anche questa operazione tutt’altro che semplice e veloce. Le due formule per l’inserimento dei giocatori a referto (5+5 o 6+6) prevedono un’equivalenza tra giocatori di formazione italiana e stranieri, ma non è detto che la FIP non possa riformare nuovamente i criteri per le composizioni dei roster di LBA. A oggi, trovare sul mercato almeno 4 atleti tricolori di livello (3, se il prestito di Bortolani venisse confermato e considerando il già certo acquisto di Amedeo Della Valle) sembra essere davvero un’impresa, a meno che l’idea non sia quella di pescare in Serie A2 quei giovani e giovanissimi – tipo Ousmane Diop – che possano seguire proprio le orme di Bortolani (il quale nel 2019-20 ha fatto un’annata devastante con Biella nel Girone Ovest).

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Quanto agli stranieri, le certezze riguardano, per ora, solo gli errori da non commettere, facendo tesoro dell’annata sportiva appena conclusasi. Innanzitutto, andare a firmare 1 o 2 centri che si sposino alla perfezione con l’idea di pallacanestro di coach Magro, specie per quanto riguarda l’attenzione maniacale al dettaglio che caratterizza da sempre il tecnico fiorentino, ovviamente in senso più che positivo. In secondo luogo, un playmaker contemporaneo, affidabile e non ondivago, capace di sostituire Vitali anche a livello di leadership carismatica e “voce” in spogliatoio. Infine, l’oculatezza nelle scelte, per non ritrovarsi a dover cambiare in corso d’opera magari due o tre quinti del quintetto. In questi aspetti, l’esperienza di Matteo Bonetti potrà indubbiamente fare la differenza, ma ritorna prepotentemente alla ribalta il discorso legato all’assenza, almeno attuale, di un g.m. Non dimentichiamo che fu infatti Santoro a rendere possibile l’operazione-Moss, giusto per citare uno dei tanti capolavori di trattativa portata a compimento. È chiaro che il tempo sia nemico primario di una Pallacanestro Brescia che comunque si è mossa in anticipo, con idee chiare e certezze assolute. Su tutte, il legame con la città e con l’identità del basket bresciano, non dimenticando da dove proviene, prima ancora del voler proclamare la direzione in cui andrà.

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