Roberto Mancini è andato fino in fondo. Alla vigilia aveva dichiarato che la "Finalissima" tra Italia e Argentina sarebbe stata una sorta di premio, di riconoscimento al gruppo squadra che, proprio Wembley, era salita sul tetto d'Europa. E così è stato, senza compromessi, senza variazioni al tema. Una sorta di passerella e non solo per Giorgio Chiellini. Anche se questo gruppo, specie dopo il nefasto capitolo Macedonia del Nord, era ormai spompato, svuotato, senza più quelle motivazioni che a Euro 2021 l'avevano spinto ogni oltre limite.

Una scelta coerente. Forse troppo

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Quindi, a quel punto, sono arrivate le esclusioni due dei grandi protagonisti del finale di stagione (e non solo) di Serie A come Sandro Tonali e Lorenzo Pellegrini, gente di cui la squadra mandata in campo sotto l'arco più famoso del calcio, avrebbe avuto particolarmente bisogno. Gli Azzurri con l'Albiceleste camminano, i campioni argentini passeggiano sui resti, sul ricordo dei Campioni d'Europa. Vengono, di fatto, umiliati. E, allora, ci si chiede se ne valesse davvero la pena concedere quella passerella: va bene Chiellini, alla sua ultima in Azzurro, ma dal momento che si gioca con l'Argentina, specie dopo una (nuova) clamorosa eliminazione dai Mondiali, occorre quanto andare in campo con lo spirito giusto e con la migliore formazione possibile.

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Uno zoccolo duro a pezzi

Il risultato lo conoscono tutti: Lionel Messi che inventa per Lautaro Martinez, Angel Di Maria che brucia sullo scatto il povero Chiellini e liquida in lob l'ormai ex compagno di squadra al PSG Gianluigi Donnarumma, la rasoiata di un appena entrato Paulo Dybala al minuto 94. Insomma, una disfatta. Che, nonostante il clima praticamente amichevole della finale (anzi, Finalissima), ha fatto circolare sentimenti di delusione e nervosismo. Entrambi ben visibili sul volto contrito di Roberto Mancini nelle interviste postpartita.

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Le nuove voci su De Zerbi. Ma Mancini vuole aprire un nuovo ciclo

Addirittura, come a fine marzo, torna a circolare il nome di Roberto De Zerbi (fresco, peraltro, del "Premio Bearzot") in caso di dimissioni del "Mancio".
L'ipotesi c'è, la percorribilità un po' meno. Primo agli Azzurri spetta un fittissimo calendario, fatto di quattro partite di Nations League, a partire da sabato 4 giugno: Germania al "Renato Dall'Ara" di Bologna, Ungheria al "Dino Manuzzi" di Cesena (martedì 7), Inghilterra ma non a Wembley bensì al "Molineux" di Wolverhampton (sabato 11) e, infine, di nuovo Germania, martedì 14 giugno al "Borussia-Park" di Mönchengladbach. Il secondo motivo è intrecciato al primo: in queste quattro partite inizierà ufficialmente il nuovo corso dell'Italia, che Mancini ha studiato in questi mesi: da Sandro Tonali a Lorenzo Pellegrini, da Gianluca Mancini ad Alessandro Bastoni passando per Destiny Udogie, da Nicolò Zaniolo a Gianluca Scamacca, con particolare attenzione all'attaccante dello Zurigo (e capitano degli Azzurrini Under 19, Wilfried Gnonto, scola Inter, da Baveno con tanta voglia di stupire tutti.

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