La numerologia calcistica ha sempre riservato un posto speciale per il 10. Questa cifra è sempre stata venerata sulle spalle dei più caparbi condottieri, spesso adornati di fascia al braccio. In tutte le culture calcistiche internazionali dunque, il 10 è il numero degli eroi. Questo vale quasi dappertutto, tranne in una precisa cultura, che, come la storia degli ultimi anni ha dimostrato, vuole sempre fare di testa sua. In Inghilterra infatti, quell’aspettativa messianica si sbilancia leggermente verso il numero 9. Tale numero aleggia sulle spalle del classico centravanti rapace, pronto a togliere le castagne dal fuoco per i suoi a suon di gol. Il numero 9 inglese è il prototipo di calciatore intrepido, trascinatore, cinico e carismatico. Quella per il numero 9 “da franchigia”, è una ricerca che ogni club inglese conduce senza sosta. Alle porte degli anni ’80, il Newcastle si fece scappare un talento che non passava di lì da generazioni. Nell’82, Alan Shearer fece un provino per i Magpies: “Dissi loro che ero un centravanti", ricordò Shearer, "ma mi piazzarono in porta per due giorni". Sostenne anche provini per il Manchester City e il West Bromwich Albion, ma firmò con il Southampton nel 1986. Shearer esordì nel marzo 1988 contro l'Arsenal a soli 17 anni e divenne il più giovane giocatore a segnare una tripletta in First Division. Nei suoi primi anni con il club incastonò il suo talento all’interno di un tridente sanguinolento, assieme ai giovani compagni Matt Le Tissier e Rod Wallace.
Al debutto da titolare con la maglia inglese nel 1992, andò subito in rete. Graham Taylor lo incluse al gruppo dei convocati per Euro 1992. Quell’estate scese in campo solo una volta, e l’Inghilterra venne eliminata al primo round. Quella convocazione, assieme alle frotte di gol messi a segno per il club e la nazionale Under 21, avviarono una condensa di speculazioni attorno al suo nome. Quella stessa estate, Shearer fu messo al centro del trasferimento – per allora – più costoso nella storia del calcio inglese. Firmò per i Blackburn Rovers, che misero sul suo piatto 3,6 milioni di sterline. A Ewood Park il suo estro fiorì in un batter di ciglia. Divenne il corsaro della nuova Premier League, mettendo a referto 130 gol in 171 gare. Il beneamato numero 9 trascinò così il Blackburn al titolo nazionale nel 1995. Un trofeo che mancava da 81 anni.
Shearer divenne l’uomo-copertina di quel trionfo, nonché uno dei padri fondatori della nuova competizione nazionale. Il suo nome, assieme a quelli di Cantona, Andy Cole, Ian Wright, Fowler, Le Tissier, riecheggiava tra gli studi di un calcio sempre più mediatico e inflazionato da marketing e pubblicità. Shearer non possedeva il fascino enigmatico di Cantona, tuttavia il suo percorso non fu meno avvincente. La sua sicurezza era imperforabile, la sua voglia di vincere straripante. Possedeva la spietatezza di uno squalo, con quei suoi occhi inanimati ogni volta che si presentava sotto porta.
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"Grazie per il pensiero, ma me ne posso occupare io"

Nel 1996, l’UEFA aveva conferito il lasciapassare all’Inghilterra per ospitare l’Europeo. Tale decisione segnò la fine di un periodo storico per il calcio inglese, quello caratterizzato dai violenti sussulti dell’hooliganismo anni ’80. Per accontentare l’espansione dei confini europei ancora in corso – l’Europa in pochi anni aumentò il numero dei paesi membri del 45% -, il torneo fu allargato a 16 nazionali partecipanti. L’Inghilterra avrebbe dovuto raschiare qualsiasi goccia dal barile delle risorse, per arrivare preparata al giorno dell’inaugurazione.

Alan Shearer and David Platt at the Great Wall of China, on England's pre-Euros trip

Credit Foto Getty Images

La nazionale inglese aveva toccato il fondo proprio nel 1994, quando il ct Graham Taylor non riuscì a qualificare la squadra per la Coppa del Mondo. Al nuovo tecnico Terry Venables, aspettavano due anni di amichevoli e sperimentazione. Una certezza però, c’era eccome: Shearer era il miglior centravanti della nazione. Senza ombra di dubbio. Venables costruì la squadra attorno a lui. Eppure, nei primi 12 match sotto la sua guida, Shearer mancò l’appuntamento col gol. “Quando scambia il blu e il bianco del Blackburn con il bianco dell'Inghilterra", scriveva Rob Hughes sul Times durante quel periodo, "diventa un Superman senza mantello".
La dicotomia si fece ancora più assurda man mano che ci si avvicinava a Euro 96. Quella stagione, Shearer divenne il primo giocatore del Dopoguerra a segnare almeno 30 gol in campionato per tre stagioni consecutive. Ma un intervento chirurgico a fine stagione, sparse delle ombre sul suo livello atletico in vista dell’Europeo.
Nel frattempo, altri attaccanti strizzavano l’occhio a Venables: Fowler aveva vissuto una primavera incredibile con il Liverpool, mentre Les Ferdinand, il numero nove in carica del Newcastle United, aveva segnato senza soluzione di continuità. Con Shearer ancora convalescente, si dipanava un dibattito nazionale a proposito di chi dovesse partire in prima linea per l'Inghilterra. Ma Venables non si lasciò influenzare. Lo stesso Shearer si mostrò irritato a causa della freddezza con cui la stampa lo aveva squadrato nel giorno della partita di apertura del torneo contro la Svizzera: "Grazie per esservi preoccupati, ma posso occuparmene io da qui in poi", ribadì impassibile.

Svizzera e Scozia

Se ne occupò in soli 23 minuti. Contro la Svizzera, Shearer raccolse il suggerimento di Paul Ince a liberarlo nel cuore dell’area di rigore. Detonò un tiro che trafisse Pascolo, portiere svizzero. In una manciata di secondi Shearer si mise alle spalle 21 mesi di frustrazione. Ma la sua Inghilterra aveva ancora il fiato corto: la Svizzera concretizzò un rigore in extremis, strozzando in gola l’urlo liberatorio dei padroni di casa. Fu una giornata da dimenticare. La squadra di Venables era già bersaglio del pubblico e dei media dopo che un viaggio pre-torneo in Cina e Hong Kong era culminato in una scorribanda al nightclub China Jump, con tanto di £ 5000 in danni al loro jet Cathay Pacific al volo di ritorno.
Il rinculo mediatico affossò pesantemente l’immagine di Paul Gascoigne. Un’intera nazione aspettava impazientemente che il centrocampista inglese ripetesse le prodezze mostrate sei anni prima in Coppa del Mondo, ma lo scandalo portò a numerose petizioni per escluderlo dalla rosa. Venables corse il rischio, e lo schierò comunque. Gascoigne lo ripagò sigillando la vittoria sulla Scozia, che andò a casa con un secco 2-0 nella seconda partita. Ciò permise agli inglesi di avanzare dal gruppo A. Quando il DJ dello stadio suonò la canzone "Three Lions" alla fine del conflitto, impresse il passo della marcia inglese per il resto dell'estate. L'Inghilterra prese il comando della gara sempre grazie a Shearer, che spinse in rete il vantaggio al 53° su un cross di Gary Neville.

Alan Shearer

Credit Foto Imago

Il sollievo venne accompagnato da un’inedita fiducia. Shearer si stava trasformando nello stesso giocatore in grado di tormentare le difese inglesi con la maglia del Blackburn. Nessuno accusò l'effetto di quel “mantello” ritrovato più dell'Olanda nella partita finale del girone, in uno spettacolo consegnato per sempre al folklore del calcio inglese. "E’ stata l'atmosfera più emozionante e grandiosa che ho mai vissuto con la maglia dell'Inghilterra", raccontò Shearer alla BBC nel 2016, "ed è stata anche la prestazione di squadra più completa – quella notte, tutti giocarono da 10. "

Formidabili

Venables venerava lo stile e l’elasticità tattica degli olandesi sin da quando era un teenager. Era ossessionato dall'opportunità di domarli a Euro 96. Gli oranjes erano diventati il metro di riferimento per il calcio moderno a partire da metà degli anni novanta, dopo che una giovane Ajax aveva soverchiato il dominio del Milan in finale di Champions League nel 1995. Quella fu una vittoria in grado di allargare gli orizzonti di gioco del calcio internazionale, e far intravedere un nuovo futuro. Quindi, quando l'Inghilterra si ritrovò in vantaggio per 4-0 dopo poco più di un'ora di gioco a Wembley, il pubblico inglese dovette strofinarsi più volte gli occhi per crederci.
Resiste ancora oggi una serie di miti popolari a proposito di quel giorno. Molti inglesi affermano di aver costretto un’invincibile armata ad implorare pietà, ma si tratta di un'esagerazione. In termini di rosa, un certo numero di discepoli dell'Ajax era assente per infortunio o per vari screzi con l'allenatore Gus Hiddink. L'Inghilterra impostò una gara di contrattacchi spietati; l'Olanda faceva più possesso palla, concludeva più in porta e collezionava più calci d'angolo, e più volte penetrava l’area inglese senza, tuttavia, riuscire a segnare. Alla fine della fiera, solo una statistica contava; l'Inghilterra ne rifilò quattro all'Olanda, assicurandosi una delle vittorie più roboanti degli ultimi 30 anni.
Fu un gol di Shearer a dare forma a una serata memorabile. Nel primo tempo aveva portato in vantaggio l'Inghilterra dagli 11 metri. Poi smorzò ogni speranza di rimonta olandese, infilando il terzo gol della serata: Gascoigne irruppe in area di rigore dopo un fraseggio veloce con Steve McManaman, scaricando al limite dell'area. Sheringham finse di tirare prima di appoggiare la palla a un liberissimo Shearer. Il numero 9 inglese spaccò la porta, conficcando la sfera sotto il sette.

Teddy Sheringham, Alan Shearer

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Le vertigini intorno a Wembley quella notte furono presto eguagliate nel resto del paese. Il gol di Gascoigne contro la Scozia innescò una reazione a catena in tutta l'Inghilterra e Euro 96 si trasformò improvvisamente in una festa tumultuosa, ravvivando i movimenti Britpop e Cool Britannia che avevano investito il Regno Unito. “Three Lions” si sentiva ovunque, con i testi stampati sulle carte tabloid alla vigilia di ogni gara. L'euforia e lo slancio per la corsa dell'Inghilterra deviarono l’attenzione da una prestazione orribile nei quarti di finale contro la Spagna, con cui vinsero 4-2 ai rigori.
Ciò assicurò una semifinale contro i tedeschi, una possibilità di riscatto a livello nazionale. Nei trent'anni di astinenze e disgrazie calcistiche inglesi, la Germania si era resa il sicario più funesto e temibile. La Germania aveva appena smantellato quel solco che divideva l’Ovest dall’Est, ma quella tanto acclamata fusione – a livello calcistico - non fu così corroborante come ci si apsettava. Il loro capitano Jurgen Klinsmann era assente per infortunio. Avevano dovuto salutare molti altri giocatori durante il torneo. In quella che fu sicuramente l'atmosfera più tesa e concitata mai percepita a Wembley, Shearer volò su un corner battuto da Tony Adams per portare l'Inghilterra davanti dopo soli tre minuti di gioco. E lì tutti se ne resero conto: poteva davvero, davvero, davvero accadere.

La solita, vecchia storia

Una delle leggi universali del calcio entrò in moto ancora una volta: le squadre tedesche rimontano sempre. Dopo solo 13 minuti, Stefan Kuntz riportò il risultato in parità. Da lì in poi, le due squadre ingaggiarono uno scontro serrato, senza esclusioni di colpi. La partita proseguì in extra-time (allora valeva la regola del golden gol). Gli inglesi gettarono al vento due occasioni colossali: prima Darren Anderton colpì il palo, e pochi istanti dopo Gascoigne fallì clamorosamente a porta sguarnita. Fosse capitato Shearer su quella palla, gli inglesi sarebbero sicuramente avanzati in finale. Invece, una volta oltrepassato l’orizzonte dei rigori, Shearer e compagni uscirono dalla competizione. L’errore di Southgate fu decisivo.
Wembley fu schiacciata da un desolante silenzio: un’atmosfera ossimorica rispetto a quella respirata pochi minuti prima. Tutti ne erano coscienti, non avrebbero mai rivissuto un cortocircuito così improvviso e clamoroso. La Germania continuò la sua corsa fino in fondo vincendo meritatamente Euro 96. Erano loro i degni campioni: avevano disarcionato dalla competizione i padroni di casa, oltre alla nostra nazionale azzurra e alla sontuosa generazione ceca.

Alan Shearer

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Al ritorno a casa, Shearer tirò fuori dal fagotto una magra consolazione: chiuse il torneo come capocannoniere . Dopo aver segnato appena cinque gol nelle prime 23 partite con l'Inghilterra, ne centrò 25 nelle successive 40. Shearer si ritirò dal calcio internazionale dopo Euro 2000, in cui firmò il gol decisivo permettendo ai suoi di battere finalmente la Germania per 1-0 a Charleroi.

L’uomo dei record

Dopo Euro 96, Shearer divenne una patata troppo bollente per le mani del Blackburn. La Premier League stava evolvendo rapidamente e si apprestava a piantare i semi per diventare un fenomeno globale sia in termini di portata economica che di fascino. Nel 1995 la nuova lega si accaparrò un mostruoso accordo di rinnovo con BskyB. Il calcio inglese si infarcì di denaro, e cominciò a spendere oltre le sue mura nazionali, senza limitazioni. Il resto dell'estate del 1996 fu caratterizzato da alcuni trasferimenti sbalorditivi, ma il più sentito fu sicuramente il ritorno a casa del giocatore più ambito del calcio inglese.

Alan Shearer

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Il 30 luglio 1996 Shearer firmò finalmente per il Newcastle. La quota di trasferimento rasentò i 15 milioni di sterline, che non solo infransero il record per un trasferimento britannico, ma abbatterono anche il record mondiale. Shearer aveva rifiutato ancora la corte di Alex Ferguson e del Manchester United, che l’anno prima avevano scavalcato il Newcastle vincendo il campionato. Per il Newcastle, ciò significava prolungare un’astinenza dal titolo nazionale che durava 69 anni; ma assicurarsi Shearer sembrava potesse rimediare a tutti i mali.
La presentazione di Shearer al St James ’Park fu seguita da ogni angolo del mondo. Sotto la pioggia battente, 20.000 tifosi del Newcastle si raccolsero per dargli il bentornato, adattando il ritornello dei Tre Leoni in "Shearer's Coming Home". Una tale baraonda si può comparare solo con quella del ritorno dei Beatles dall’America. “Sono andato là fuori e ho visto quel mare di persone”, raccontò Shearer, “questo mare bianco e nero. Veniva urlato il mio nome. Era una scena incredibile, lo era davvero ". Erano periodi sismici per il calcio inglese. La popolarità e l'idolatria dei calciatori della Premier League stavano sforando qualsiasi soffitto economico.
Il nitido ottimismo respirabile a St James 'Park in quel giorno non si tradusse mai in qualcosa di concreto. L'allenatore del Newcastle Kevin Keegan abbandonò la panchina pochi mesi dopo e Shearer cadde in balìa di cinque diversi allenatori nel decennio successivo, mentre il club si allontanava gradualmente dal suo periodo di massimo splendore. Shearer soffrì un grave infortunio al legamento della caviglia in una partita di pre-campionato che lo costrinse a stare lontano dal campo per la maggior parte della stagione 1997-98. Quello fu il punto di non ritorno. Non recuperò mai più quella forza terrificante mostrata durante i primi cinque anni di Premier League.
Shearer non alzò alcun trofeo con il Newcastle, ma si conquistò uno spicchio di gloria popolare. Nei suoi dieci anni in bianconero segnò 206 gol, superando il record di gol del club detenuto da Milburn. Appena fuori St. James’ Park è possibile scorgere una statua di Shearer, immortalato mentre si allontana dopo aver portato a casa l’ennesima partita, una mano alzata in aria in trionfo. È il capocannoniere nella storia della Premier League con 260 gol.
Ancora più importante, dimostrò di essere il numero 9 che il Newcastle aveva tanto atteso. Quando firmò per il club nel 1996, Les Ferdinand passò premurosamente al numero 10 in modo che Shearer potesse riscrivere il suo destino. Quel numero è tanto inseparabile dall'identità di Shearer quanto quel suo braccio alzato a festeggiare ogni suo gol. Prima di Euro 96, Shearer era apparso nel video della canzone ufficiale dei Simply Red “We're in This Together”, una specie di canto gospel rapidamente dimenticato dopo l’affermarsi del tormentone Three Lions. Per le riprese, gli organizzatori affibbiarono a Shearer una maglia dell'Inghilterra con il numero 10 sul retro; allora Shearer indicò subito l’errore, e si fece portare la casacca con l’unico numero che – per lui e per un popolo intero -, contava veramente.
Scritto da: Mike Gibbons (Eurosport UK)
Tradotto da: Lorenzo Rigamonti (Eurosport IT)

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