Stadio: il Milan cambia idea, rimane a San Siro e fa infuriare l'Inter
Pubblicato 16/09/2015 alle 12:49 GMT+2
Mr Bee e Silvio Berlusconi sono tornati sui loro passi: niente Portello, per ora il Milan resta a San Siro. Un'inversione di rotta che non ha fatto per nulla piacere ai vertici nerazzurri: ora Erick Thohir pensa di nuovo di cambiare aria
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Il Milan non si muove da San Siro. Almeno per il momento. Nella giornata di martedì è arrivato il definitivo "no" all'ipotesi di costruire un nuovo stadio a tinte rossonere nella zona del Portello. Un progetto, quello dello stadio di proprietà, su cui puntava tantissimo soprattutto l'ad Barbara Berlusconi, ma che non ha potuto vedere la propria realizzazione.
Un "no" di sentimento
Anche mister Bee sembrava abbastanza convinto che un impianto di proprietà potesse essere, anzi dovesse essere la prerogativa per la rinascita, sia economica che sportiva, di un club di primo livello quale è il Milan: nelle ultime settimane però, Taechaubol ha fatto capire di non essere poi così convinto di investire così tanto tempo e denaro sul progetto-Portello, ora definitivamente crollato, anche a causa di motivi più prettamente sentimentali. E' stato lo stesso Silvio Berlusconi a confessarlo nelle ultime ore: "Prevarrà il sentimento di affetto che ho io nei confronti di San Siro". Né Portello nè nessuna altra zona di Milano: l'intenzione del Milan è ora di continuare a puntare tutto su San Siro, abbellito e migliorato in vista della finale di Champions League che ospiterà il prossimo 28 maggio.
San Siro in condivisione: a Thohir non va giù
Persone contente: oltre a mister Bee e al presidentissimo Silvio Berlusconi, i residenti del Portello. Persone scontente: Barbara Berlusconi ed Erick Thohir. E ora sono guai. Sì, perché se la rabbia di Lady B. prima o poi svanirà e le sue capacità manageriale potranno essere incanalate verso qualche altro progetto, il n.1 dell'Inter, dicono, non ha digerito benissimo il repentino cambio di posizione della società rossonera in merito alla questione-stadio. Da quando il tycoon indonesiano è sbarcato a Milano (novembre 2013), il suo primo pensiero è da subito stato questo benedetto stadio di proprietà, che ormai tutti in Europa possiedono, a cui un club come l'Inter non può rinunciare. Come spiega il Tuttosport, Barbara ad aprile aveva garantito che il Milan avrebbe trovato una nuova casa; i progetti per la ristrutturazione di San Siro stavano già prendendo forma nella testa dei dirigenti nerazzurri, che ora si ritrovano invece a condividere spazi e futuro con i cugini rossoneri.
Ora sarà l'Inter a migrare?
L'idea di "uno stadio per due" però sta stretta a Thohir, che a questo punto potrebbe riprendere in considerazione l'idea di trasferirsi lui con tutta l'Inter lontano dal Meazza. Dopo il "no" secco di Maroni all'area dell'Expo, a questo punto potrebbe tornare in auge l'ipotesi di San Donato, già accarezzata nei mesi successivi l'insediamento della nuova proprietà (2014).
Albertini: "San Siro è la storia calcistica del nostro Paese"
Intervistato sulle pagine della cronaca di Milano di Repubblica, Demetrio Albertini ha dichiarato fra l'altro: "San Siro è il più grande centro di aggregazione di Milano, ci sono i sentimenti dei milanesi, interisti e milanisti. E' la storia calcistica del nostro Paese. Trovare modalità di coabitazione, oggi, è sempre più difficile. Sarebbe interessante se le due società avessero uno stadio proprio, guardando al futuro è una strada quasi obbligata, in Spagna e in Inghilterra è così già da tempo. Il primo problema di San Siro è l'accessibilità. Ho parecchi ricordi legati a San Siro. Il mio esordio in Serie A: Arrigo Sacchi mi guarda e mi dice di scaldarmi, avevo 17 anni. Io guardo San Siro, ancora mi ricordo lo stadio tutto pieno".
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