Non diteci che non vi avevamo avvisato. Circa un mese fa su queste pagine abbiamo parlato delle modifiche del nuovo protocollo VAR e delle restrizioni che l’IFAB, organo internazionale che ha il potere di stabilire qualsiasi modifica e innovazione delle regole del gioco del calcio a livello internazionale e nazionale, vincolando alla loro osservanza tutte le federazioni, ha imposto ai nostri arbitri. Inutile stupirsi ora dopo la prima giornata di campionato che ha scatenato polemiche e veleni. Semmai il primo verdetto del campo, in un weekend che finalmente contava qualcosa dopo tante chiacchiere, il calciomercato e i fumi delle amichevoli della pre-season, ha di fatto confermato i sospetti dei più attenti. L’autogol dell’IFAB è clamoroso.

Il nuovo protocollo

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27/07/2018 A 10:07

Come rovinare uno strumento che funziona: potrebbe essere questo il titolo del nuovo protocollo IFAB. Già il concetto di chiaro errore aveva creato dei problemi nella scorsa annata ma anziché ampliare la casistica e facilitare il compito dei direttori di gara, si è pensato bene di restringere il campo d’intervento. Di fatto, tramite l’introduzione dell’aggettivo evidenti accanto a chiari errori (“clear and obvious error”), è passato il concetto che la tecnologia può intervenire solo in caso di topica macroscopica, di una svista dell’arbitro che magari non è nella posizione più idonea per valutare un episodio o per sua stessa ammissione perché impallato. Un po' come è accaduto in occasione del fallo di mano di Grassi in Parma-Udinese.

VAR system 2018

Credit Foto Getty Images

VAR depotenziata

L’effetto è evidente e il contatto tra Magnanelli e Asamoah l’ha dimostrato: un fallo netto, con il ginocchio destro del neroverde sulla gamba sinistra del nerazzurro, che nello scorso campionato avrebbe portato a una on field review e a una decisione diversa da parte del direttore di gara. Allo stesso modo, l’intervento di Cacciatore su Cancelo non è stato rilevato: siamo tornati alla soggettività e questo genere di episodi, questi interventi in area di rigore, vengono valutati all'istante dall’arbitro che può malgiudicare - esattamente come due anni fa - senza che nessuno degli addetti VAR possa indurlo a correggersi. A conti fatti, la VAR viene depotenziata e resta sì un aiuto, ma marginale. È stata, invece, ripristinata la centralità del primo arbitro a scapito di una riduzione degli errori e della regolarità delle partite. Non un grande affare. Anche i Mondiali, che sono andati nella direzione opposta con un uso importante dei nuovi strumenti e un bilancio positivo da parte della FIFA, non hanno insegnato nulla.

Cosa resta e cosa ci attende: una stagione piena di polemiche

La tecnologia viene impiegata in quattro casi (gol, rigori, rossi diretti e scambi di persona) ma abbiamo dunque già capito che sui rigori non sarà molto utile. Ogni rete viene rivista e sul fuorigioco la nuova tecnologia tridimensionale fornisce certezze, ma allo stesso modo anche sui rossi diretti la VAR potrebbe essere depotenziata: tanto fa fede la decisione dell’arbitro di Serie A che difficilmente ammetterà di non aver visto (i direttori di gara e i "varisti" in cabina comunicano nel corso dei match). Infine, gli scambi di persona si contano sulle dita di una mano in una stagione. Insomma, la Serie A 2018-2019 è nata tra le polemiche e la situazione non potrà che peggiorare. In primavera, quando i punti saranno pesantissimi, i veleni saranno all’ordine del giorno. D’altronde, ci eravamo abituati abbastanza bene: il pubblico italiano sapeva accettare un errore perché marginale o comunque perché rimasto tale dopo una revisione. Ora siamo più esigenti, ma l’IFAB, anziché andare avanti e progredire, torna all'antico condannando i nostri arbitri e i tifosi al sangue amaro. Siamo abbastanza sicuri che al più presto i vertici internazionali si renderanno conto di questo netto passo indietro, ma a quel punto saremo già proiettati alla stagione 2019-2020.

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