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Gigi Simoni, papà gentiluomo dell'Inter di Ronaldo: una delle squadre più amate dal popolo interista

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Simoni e Ronaldo

Credit Foto Twitter

DaAlessandro Brunetti
22/05/2020 A 14:04 | Aggiornato 22/05/2020 A 14:21
@AleBrunetti6

Si è spento, dopo una lunga malattia, a 81 anni Gigi Simoni, uno dei tecnici più amati dal popolo nerazzurro. Condottiero della prima Inter di Ronaldo, vincitore del primo trofeo di Massimo Moratti, portavoce del popolo interista nell'infuocata polemica del 1998 con la Juventus. Un uomo gentile e perbene, e per questo indimenticato dal popolo nerazzurro.

22 maggio 2010. 22 maggio 2020. Nel giorno più dolce per il popolo nerazzurro, quello dell’anniversario degli eroi del Triplete guidati da José Mourinho, l’Inter e gli interisti piangono Gigi Simoni. Forse non il miglior allenatore della gloriosa e lunga storia interista, forse non il più mediatico e carismatico rispetto ad altri colleghi passati da Appiano Gentile, ma sicuramente uno dei tecnici più amati dal popolo della Beneamata. Forse il più amato, secondo solo alle spalle proprio di quel José Mourinho in un ipotetico podio interista. Tralasciando quell’Herrera che appartiene a un altro calcio, Gigi Simoni nei cuori interisti se l’è sempre giocata insiema Giovanni Trapattoni (artefice dello Scudetto dei Record 1988-89) scavalcando anche quel Roberto Mancini che sulla panchina interista ha vinto molto di più. Perché? Perché Gigi Simoni non è stato solo un allenatore dell’Inter, è stato anche un papà, un gentiluomo in un mondo di squali, che ha incarnato e difeso con classe ed eleganza l’essere interista. Ma non solo.

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L’Inter di Ronaldo, nella sua stagione migliore

“Sì, quella di Ronaldo. Il Fenomeno”. Difficile trovare qualche interista, o appasionato di calcio, che non risponda così alla domanda “ti ricordi l’Inter di Simoni?”. Inevitabile. Quell’Inter, 1997-98, è ricordata anche perché fu la prima di Ronaldo in Italia e in nerazzurro. E proprio con Simoni in panchina, il mondo ammirò la versione migliore (e integra soprattutto) del Fenomeno brasiliano. Sfiorò uno Scudetto, tra le polemiche infinite e che si trasinano ancora oggi, e vinse una Coppa Uefa. L’Inter di Moratti. L’Inter di Simoni. L’Inter di Ronaldo. Il fenomeno.

Ok ragazzi, qui siete tutti uguali per me. Dal 18enne appena arrivato, al 36enne veterano. Tutti uguali. Tranne Ronaldo, lui è un po’ più uguale degli altri...

Questa una delle frasi iconiche che Simoni pronunciò in estate all’inizio di quella stagione. E non fu certo l'unica...

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“La formazione? Facile, Pagliuca e Ronaldo, poi decido gli altri...” Rispondeva invece spesso così “mister promozione” (ben 7 volte dalla B alla A) a chi gli chiedesse spoiler alla vigilia di ogni match. Un’Inter non eccellente sulla carta, va ammesso, che arrivò comunque a giocarsi lo Scudetto con la Juventus e a vincere la Coppa Uefa in finale contro la Lazio. Una squadra composta da buoni giocatori, ma soprattutto grandi uomini, e arricchita dal talento irrefrenabile di uno dei calciatori più forti della storia. Ronaldo, appunto.

Qui sotto i dati della stagione 1997-98 di Ronaldo

COMPETIZIONEMATCH GIOCATIGOLASSISTMIN GIOCATI
Serie A322532.872
Coppa Italia430287
Coppa Uefa1162983

Simoni, Ceccarini e quel famoso Juventus-Inter

Simoni è così tanto amato dagli interisti anche perché guidò con fierezza quell’Inter in uno scontro titanico contro gli storici rivali juventini all’inseguimento di quello Scudetto che mancava appunto da quasi 10 anni. Una corsa feroce, senza esclusioni di colpi, ma che Simoni visse con tranquillità e serenità davanti alle telecamere. Composto e gentile, sorridente e buono. Fino a quel famoso contatto Iuliano-Ronaldo non fischiato dal direttore di gara Ceccarini. La corsa sfrenata in mezzo al campo, l’espulsione e quel grido di rabbia “si vergogni, si vergogni...” rivolto al fischietto livornese.

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Ecco, il popolo interista aveva imparato ad amare e apprezzare il lato signorile di Simoni, ma quando lo vide perdere completamente le staffe nel momento clou della stagione, capì che Gigi non solo era l’allenatore della loro squadra: era uno di loro, era interista. Era una persona vera. Nessun trofeo o vittoria può sostituire questa sincera pecularietà di chiunque arrivi a vestire nerazzurro nei cuori dei tifosi interisti.

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Credit Foto Imago

Il primo trofeo di Massimo Moratti

Arrivato all’Inter dopo una stagione non certo brillante a Napoli, conclusa con un esonero, e con una fama non certa di allenatore vincente (almeno in Serie A), Simoni riuscì nell’impresa di vincere il primo trofeo griffato Massimo Moratti. Un’impresa non certo facile, realizzata nella finale di Parigi contro una Lazio fortissima. Un 3-0 griffato Zamorano-Zanetti-Ronaldo e una prova maiuscola. Una festa incredibile per il popolo interista affamato da anni di trofei, e finalmente sazio per una sera. Grazie a Moratti, a Ronaldo, ma anche a Gigi Simoni, l’archietto-papà di quella squadra.

Una storia d’amore che sembrava destina a durare per diversi anni, inseguendo magari quello Scudetto svanito così tra le polemiche e la rabbia. In estate l’arrivo di Roberto Baggio, nonostante la richiesta (unica) di un terzino sinistro, e un inizio non certo brillante. Lo spogliatoio però era ancora con lui, Ronaldo (anche se non al top dopo le fatiche del Mondiale francese) non più invincibile, ma Moratti decise di esonerarlo nonostante dopo due belle vittorie di fila (su Real Madrid e Salernitana) quando il peggio sembrava passato. Uno shock, che comunque non scalfì l’amicizia tra i due come ricordò anni dopo lo stesso Simoni:

Io sono felice dell’amicizia che ancora ci lega e di alcune frasi che lui pronunciò dopo qualche tempo, disse che il mio esonero fu un suo errore e queste sue parole a me bastano. Forse era una cosa che doveva fare, ricordo che ero stato premiato come migliore allenatore dell’anno, avevamo vinto col Real e primi nel girone. Una cosa un po’ sconcertante. Credo comunque sia stata più opera di qualche dirigente che della famiglia Moratti

Una famiglia prima ancora di una squadra

Simoni è una persona unica, verso la quale non si può non nutrire affetto, stima. Tutta la sua Inter, che era un gruppo unito, ha avuto un rapporto sincero ed eccezionale con lui

Firmato Javier Zanetti, attuale vicepresidente dell’Inter e allora in campo all guida del tecnico di Crevalcore.

Simoni, infatti, era tecnico, papà, e la guida spirituale e umana di quei ragazzi. Creò un clima familiare, di amicizia e sincerità, un clima che troppo spesso non si è più rivisto ad Appiano. Una famiglia, che amava e si fidava di quel papà. Che lo rispettava, e che in campo dava tutto per lui. Allenatore e papà, un mix che funzionò alla grande sia coi giocatori più facili da gestire, sia col Fenomeno, ma anche con i più particolari e insoliti. Come Taribo West, difensore nigeriano a cui Simoni poco a poco si affeziona anche a livello umano.

Un giorno Sartor regalò uno splendido esemplare di labrador a Simoni, che decise di chiamarlo Taribo. West apprezzò tantissimo il gesto, e ogni voltà che incontrava il cane ad Appiano si fermava ad abbracciarlo chiamandolo ‘fratello’

Coccolare Ronaldo è facile, ma sono i dettagli con gli ultimi arrivati e inizialmente emarginati a fare la differenza tra un grande uomo e un grande tecnico, con tutti gli altri. La premura con cui Simoni curava i rapporti personali con ogni suo giocatore, da Ronaldo a West, fece subito breccia tra i cuori dei suoi giocatori. E i risultati si videro in campo. Un atteggiamento vero, che colpì e conquistò da subito anche tutti i tifosi.

Per questo Gigi Simoni è, e sarà, per sempre uno degli allenatori più amati dai tifosi dell’Inter. Addio mister, uomo perbene e persona dal cuore nobile.

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