Adriano Leite Ribeiro ha raccontato la sua storia al portale statunitense The Players’ Tribune. Nel viaggio all'interno della sua carriera, l'Imperatore brasiliano si è soffermato in particolare sulle tinte nerazzurre che hanno colorato i primi anni 2000. Il classe 1982 ha giocato con la maglia dell'Inter per 5 stagioni e mezzo, mettendo insieme oltre 170 presenze e 74 gol. Ha vinto un totale di 8 trofei, entrando nel cuore del popolo meneghino. Ecco un estratto del suo racconto.

La punizione contro il Real

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Mi ricordo che appena arrivato in Italia, non avevo bene idea di cosa stava succedendo. Guardavo i miei compagni e pensavo: "Seedorf. Ronaldo. Zanetti. Toldo. Cavolo". Era ovvio che fossi in soggezione, no?! Seedorf aveva il 7% di grasso corporeo! Rispetto!
Non dimenticherò mai quando stavamo giocando un’amichevole contro il Real Madrid al Bernabeu, e sono entrato dalla panchina. Guadagniamo una punizione dal limite dell’area e io mi avvicino al pallone. Ma sì, perché no?! Beh, indovinate chi c’era dietro di me a dirmi: "No, no, no. La batto io." Materazzi!
Potevo a malapena capire che mi stava dicendo perché ancora non parlavo italiano, ma ho capito che gli rodeva. "No, no, no!" La voleva battere lui. Poi è intervenuto Seedorf e ha detto: "No, lascia tirare il ragazzino". Nessuno discute con Seedorf. La gente mi chiede tutto il tempo di quel calcio di punizione. Come hai fatto a calciare il pallone così forte? E io gli rispondo: "Sai che non lo so! L’ho colpita di sinistro e Dio ha fatto il resto!"
BOOOM! All’incrocio. Non lo so spiegare. So solo che è successo.

Il rapporto speciale con Moratti

Ma la società Inter? La migliore. Cavolo, dai. Un ragazzo della favela come me? Sono l’Imperatore d’Italia? Non avevo fatto quasi niente e tutti mi trattavano come un re. Era fantastico. Mi ricordo quando tutta la mia famiglia veniva a trovarmi da Rio e quando dico tutta la famiglia mi sa che non capite bene cosa voglio dire. Intendo la mia famiglia. Alla brasiliana. Non stiamo parlando di mamma e papà, stiamo parlando di 44 persone! Cugini, Zie, Zii! I miei amici!
Su quell’aeroplano c’era tutto il vicinato.
La voce era arrivata anche al Presidente. Il Signor Moratti (la leggenda!). E il Signor Moratti ha detto: "Ehi, questo è un momento speciale per il ragazzo, prendiamo un pullman per la sua famiglia". Moratti ha fatto noleggiare un intero pullman dai suoi collaboratori. Vi immaginate 44 brasiliani in gita in Italia?! Ahahahah! Uno spettacolo. È stata una festa.
Questo è il motivo per cui non parlerò mai male di Moratti o dell’Inter.
Tutte le società dovrebbero essere così. Lui si preoccupava per me come persona.

Mourinho e l'addio

Nel 2008, era l’epoca di Mourinho all’Inter, la situazione era diventata insostenibile. I giornalisti mi seguivano ovunque e con Mourinho era tutto un: "Che c***o! V******ulo!"
Ho detto, Oh Signore. Portami via da qui. Non ho resistito. Mi hanno convocato in nazionale e prima di partire Mourinho mi dice: "Non torni più, vero?!" Gli ho detto: "Già lo sai!" Biglietto solo andata.
La stampa alle volte non riesce a capire che siamo degli esseri umani.
Essere L’Imperatore significava avere troppe pressioni. Io venivo dal nulla. Ero solo un ragazzo che voleva giocare a calcio e poi uscire per bere qualcosa con i suoi amici. So che è un qualcosa che non si sente spesso dai calciatori di oggi, perché è tutto così serio e ci sono troppi soldi di mezzo. Ma voglio essere onesto. Io non ho mai smesso di essere il ragazzo della favela.
La stampa diceva che ero "scomparso". Dicevano che ero tornato nelle favelas, che mi stavo drogando e tante altre storie incredibili di tutti i tipi. Pubblicavano foto mie dicendo che ero circondato da criminali e che la mia storia era una tragedia. Mi viene da ridere, perché quando fanno così non sanno assolutamente di cosa stanno parlando.

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