Il miglior avversario che abbia avuto in tutta la mia carriera, credo che basti questo per definirlo [Diego Armando Maradona]
Basterebbe, in effetti, solo questa frase per celebrare Lothar Matthäus, uno dei giocatori più forti che abbiano mai indossato la maglia dell'Inter. Doti atletiche fuori dal comune, potenza e tecnica contraddistinguono la carriera del tedesco, ma una qualità su tutte lo immortala tra i grandi: la capacità di essere un leader incontrastato.

Lothar Matthäus con il tecnico Giovanni Trapattoni e il connazionale Andreas Brehme ai tempi dell'Inter

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"Non volevo la maglia numero 10"

Arrivato all'Inter, gli viene proposta la numero 10, ma lui inizialmente la rifiuta e molti anni dopo spiegherà il motivo, per nulla banale: "Mi hanno chiesto: 'Che numero vuoi?'. Io ho detto che al Bayern Monaco avevo giocato con il numero 8 e il numero 6, non ho pensato al numero 10. Io non sono Platini, Zidane o Maradona e l'ho detto anche a Trapattoni. Matteoli ha il 6, Berti ha l'8 e allora ho chiesto: 'Che numero è libero per me?'. Il numero 10. Ma io non sono Platini o Maradona, sono un altro tipo di giocatore, ho risposto. Trapattoni mi ha detto: 'Tu non sei né Platini né Maradona, sei più importante di loro per me. Per questo devi giocare con il numero 10'".

Maradona e il retroscena di mercato

Curiosamente il tedesco, campione del mondo con la Germania e Pallone d'Oro nel 1990, tre anni prima si trova a poter fare le fortune della grande rivale dell'Inter nella stagione 1988-89: il Napoli. In un'intervista a FourFourTwo, il campione nato a Erding svela il retroscena di mercato: "Nel 1987, Diego (Maradona, ndr) spedì tre-quattro persone a casa mia, a Monaco. Era un sabato pomeriggio, e questi signori mi portarono una valigetta piena di denaro. Erano un milione di marchi, perché io firmassi con il Napoli. Non erano i soldi dello stipendio, ma una specie di premio solo perché io accettassi il trasferimento. Ci sarebbero voluti molti anni affinché io potessi guadagnare quella cifra in Germania, eppure riuscii a dire di no a quel denaro. Non ero ancora sicuro al 100% di voler lasciare il Bayern, quindi aspettai, e un anno dopo finii all’Inter".

Quando Maradona arrivò allo stadio di Napoli...

Il gol Scudetto

Il destino sa essere veramente beffardo perché Matthäus il 28 maggio 1989 segna il gol Scudetto proprio in Inter-Napoli. L'arbitro Agnolin fa ribattere la punizione tre volte perché la barriera dei partenopei si muove in anticipo. Chi era presente al Meazza racconta che quella rete era nell'aria, che in quel momento lo stadio aveva iniziato a creare un rumore particolare, una spinta per il gol della rimonta, quel 2-1 che dà al Trap il titolo dei record, il tredicesimo dei nerazzurri, con 58 punti (all'epoca la vittoria ne dava due): "Non dimenticherò mai il gol Scudetto nel 1989. Allo stadio c'era un'atmosfera incredibile, soprattutto nel secondo tempo. Gol di Careca, Berti pareggia e poi… Abbiamo vinto lo Scudetto non contro Ascoli o Perugia, con tutto il rispetto, ma contro il Napoli di Maradona che tra l'altro non era amatissimo, soprattutto nel nord Italia".
"Punizione centrale, Brehme aveva fatto un po' di casino e qualcuno del Napoli non aveva rispettato la distanza. Per fortuna l'arbitro ha fatto ripetere e ho detto a Andy di non scherzare e di farsi da parte. Ho visto che tra il secondo e il terzo uomo in barriera c'era un buco e ho rischiato, mirando proprio sul muro. Impossibile dimenticare l'esplosione di San Siro!".

Lothar Matthäus nella sfida del 28 maggio 1989 che diede lo Scudetto all'Inter contro il Napoli

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L'amore per i nerazzurri è intatto. Tanti auguri Lothar Matthäus che nel dizionario è sinonimo di leadership.

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