Lazio-Juventus, match valido per la 13a giornata di Serie A e andato in scena allo stadio Olimpico di Roma, ha visto trionfare la squadra bianconera per 2-0, grazie alla doppietta su rigore di Leonardo Bonucci. Vediamo insieme le 5 verità che ci ha lasciato la gara di sabato.
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1) Juventus solida e di contropiede, Allegri l'ha preparata bene

Serie A
Lazio-Juventus, moviola: giusti i rigori su Morata e Chiesa
20/11/2021 A 17:35
Concedere il possesso fino alla trequarti, stringere le linee di difesa e centrocampo e poi, una volta recuperata palla, scatenare le ripartenze sugli esterni, sfruttando i vari Chiesa, Cuadrado e, successivamente, Kulusevski. Massimiliano Allegri ha preparato la gara di Roma nel migliore dei modi, puntando su quello che la Juve attuale riesce a fare meglio: difendersi ordinata e ripartire. Senza Dybala, abile di solito a legare il gioco, la squadra bianconera ha giocato più in verticale e ha vinto una partita difficile grazie anche a due episodi favorevoli. Non è una Juventus brillante e ammaliante, ma vincere in un campo dove avevano perso Roma e Inter, può dare ulteriore fiducia a una formazione che deve puntare al quarto posto. Contro l'Atalanta, avanti di quattro lunghezze in classifica, sarà già una sfida chiave.

2) Lazio prevedibile e mai pericolosa: ko meritato

Sarri nel post partita ha parlato di "dominio della Lazio per 30 minuti" e di "vittoria bianconera grazie ai rigorini", ma quando con il suo staff avrà modo di riguardare la gara e di analizzare le statistiche, capirà meglio la brutta prestazione della sua squadra. Solo otto tiri tentati, sei dei quali respinti, e uno solo nello specchio. Szczesny inoperoso. Una Lazio innocua davanti, priva del suo capitano Immobile, e resa vulnerabile dalle frustate in ripartenza dei bianconeri (Morata, Chiesa, Kulusevski e Kean hanno creato almeno quattro nitide occasioni). Una sconfitta meritata per una Lazio troppo prevedibile, irriconoscibile e sicuramente di livello inferiore rispetto a quella ammirata in altre partite di questa stagione.

Federico Chiesa e Manuel Lazzari durante Lazio-Juventus - Serie A 2021-22

Credit Foto Getty Images

3) Federico Chiesa devastante in ripartenza

Se ha campo davanti a disposizione e, al tempo stesso, ha la gamba giusta per allungare e ripartire, diventa incontrollabile. Federico Chiesa anche all'Olimpico è stato tra i migliori: ha conquistato il rigore del 2-0, ha provato due volte a mandare in porta Kulusevski e Morata e, con la Lazio sbilanciata della ripresa, ha scatenato i suoi cavalli per sgommare, azionare la sua potenza e mettere in apprensione la retroguardia biancoceleste. Un attaccante che probabilmente rende di più con questo modo di giocare, anche in posizione più centrale rispetto al solito.

4) Zaccagni corpo estraneo, Sarri deve recuperarlo

Tralasciando il mistero legato a Muriqi, che in Serie A è davvero difficile da presentare, una delle delusioni della serata biancoceleste è sicuramente Mattia Zaccagni. Il talentuoso centrocampista arrivato dal Verona, anche a causa di alcuni problemi fisici, non è ancora entrato in sintonia con il sistema sarriano, fatica a rendersi protagonista, ad entrare nel gioco, pare un corpo estraneo rispetto ai due esterni titolari Anderson e Pedro. E sì che dovrebbe essere l'uomo in più a disposizione di Sarri, il "dodicesimo", l'alternativa di lusso. O almeno era stato preso a fine mercato con questo intento. Va recuperato, con tempo e pazienza, anche mentalmente.

Rigore Leonardo Bonucci, Lazio-Juventus, Getty Images

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5) Bonucci rigorista, una soluzione anche per l'Italia

L'ultima considerazione arriva su colui che ha occupato interamente il tabellino marcatori della gara dell'Olimpico. Leonardo Bonucci ha firmato la sua prima doppietta in Serie A, trasformando entrambi i calci di rigore concessi alla Juventus. Se manca Dybala, il rigorista della Juve è lui. E visti i recenti errori di Jorginho in Nazionale e la personalità del difensore bianconero, è facile intuire che presto anche in azzurro le gerarchie cambieranno. Bonucci ha dimostrato a più riprese di saper calciare bene dal dischetto e di non avere il minimo timore di sbagliare. Allegri e Mancini lo sanno.

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