Si chiude con un giorno d’anticipo a Racice (Repubblica Ceca) un Mondiale di canottaggio scialbo ed avaro di soddisfazioni per l’Italia: domenica 25 settembre non saranno infatti impegnati azzurri nelle finali delle specialità olimpiche. Nemmeno l’atteso 4 di coppia, ovvero la barca simbolo del movimento, è riuscito a raddrizzare una rassegna iridata che va giudicata come insufficiente: Nicolò Carucci, Andrea Panizza, Luca Chiumento e Giacomo Gentili, che lo scorso mese di agosto si erano laureati campioni d’Europa a Monaco di Baviera, questa volta si sono dovuti accontentare della medaglia di bronzo, preceduti da Polonia e Gran Bretagna.
Va sottolineato che gli azzurri avevano sempre dominato i turni precedenti, senza far segnare però mai il miglior tempo assoluto delle batterie. Oggi, come di consueto, i canottieri tricolori hanno provato ad acquisire un vantaggio importante sin dalla partenza, tuttavia non sono riusciti a scrollarsi di dosso Polonia e Gran Bretagna, che ai 500 metri pagavano appena 0″43 e 0″92 di ritardo.
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Intorno agli 800 metri si è materializzato il sorpasso della Polonia, molto più incisiva e dinamica sul passo. L’azione degli azzurri è parsa invece faticosa ed arrancante, come se mancasse l’energia per sprigionare la consueta potenza. Czaja, Biskup, Zietarski e Baranski si sono così involati in solitaria, portandosi dietro la Gran Bretagna e rifilando quasi 3 secondi agli azzurri ai 1500 metri.
La Polonia si è così imposta con il tempo complessivo di 5’40″08, precedendo Gran Bretagna (5’40″97) e Italia (5’42″14): nel finale i portacolori del Bel Paese sono stati attaccati anche dall’Olanda, riuscendo a difendere il bronzo con uno scatto di orgoglio che ha consentito loro di conservare un secondo sugli orange. Completano il quadro delle finaliste l’Estonia e la Romania, rispettivamente in quinta e sesta posizione.
Il Mondiale dell’Italia si chiude dunque con due medaglie nelle specialità olimpiche: l’argento di Oppo-Ruta nel doppio pesi leggeri ed il bronzo del 4 di coppia. Non va dato molto pesi ai 5 ori conseguiti nelle gare non olimpiche, sovente disertate da quasi tutte le grandi potenze mondiali, a partire dalla Gran Bretagna.
Al di là del bottino complessivo di allori, a preoccupare è lo stato di salute generale del movimento a meno di due anni dalle Olimpiadi di Parigi 2024. Nel settore femminile tout court ed in quello della punta maschile l’Italia è rimasta fuori da tutte le finali: un campanello d’allarme che deve far riflettere a fondo. Le campionesse olimpiche Rodini-Cesarini, sebbene a più riprese condizionate da problemi fisici, non si sono mai avvicinate nella stagione in corso ai livelli di Tokyo 2020, mentre l’esperimento dell’otto, dopo il promettente bronzo continentale, non ha prodotto i frutti sperati nell’occasione più importante. L’Italia del canottaggio si ritrova nella condizione di dover inseguire la concorrenza internazionale, un brusco passo indietro dopo un passato recente in cui si era imposta come una delle scuole di riferimento. Nel 2023 servirà un deciso e netto cambio di rotta, anche con scelte coraggiose da parte dei tecnici. Il tempo stringe e sulla strada verso i Giochi non saranno più ammessi passi falsi.
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