Il primo training camp nel mondo del World Tour è quello della Bora Hansgrohe che dopo tre mesi di lockdown per il Covid19, si ritrova a Soelden per preprare la stagione. Divisi in due gruppi, chi in altura e chi in città, Sagan e compagni hanno ricominciato il “lavoro di squadra” proprio dal ritiro, perché anche nel mondo delle due ruote si tratta di ripartenza. Anche per la Bora, attuate tutte le misure di sicurezza necessarie a scongiurare retaggi di coronavirus: corridori testati prima di “entrare” in ritiro, nessun positivo. Oggi è il Media Day virtuale per i campioni della Bora capitanati da Peter Sagan, arrivato insieme alla notizia della sua partecipazione al Giro d’Italia.

Inizierò la stagione dall’Italia, con la Strade Bianche. Corse in Belgio? Difficile. Tra le classiche quest’anno farò solo Strade Bianche e la Milano-Sanremo. Io e i miei direttori sportivi avevamo dato la nostra parola a RCS e al Giro, ci sono anche stato il giorno della presentazione e non voglio ritirare quanto detto, quindi le classiche saranno sacrificate. Ovviamente saltare le corse che amo è un sacrificio ma con la pandemia abbiamo dovuto cambiare tutto il programma.
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Lo slovacco sarà al via anche al Tour de France. "Sarà una stagione corta e intensa e devo rinunciare a qualcosa, non posso avere tutto. Se punterò già alle classiche italiane? No, le prendo come preparazione, se arriverà la vittoria, tanto meglio. Andrò lì pensando che queste gare mi servono per prepararsi al Tour. Devo arrivare in Francia crescendo e non posso pensare di essere al top già alle Strade Bianche”

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Insidie del Giro: meteo e porte chiuse?

Il Giro d’Italia è stato ricollocato, dal 3 al 25 ottobre, ma quali insidie può avere per uno come Sagan, un Giro autunnale?

Penso al meteo del Giro ad Ottobre. Beh quando saremo in pianura il clima andrà anche bene, ma quando si salirà non posso saperlo. Nevica a novembre in Italia? Ah anche ad Ottobre? Beh però anche maggio è a rischio neve, ecco per il Giro dovremo valutare ogni tipo di rischio

Un inizio in Italia dunque per Sagan che nel Bel Paese avrà tanto da dare anche ai tifosi, quelli del Giro soprattutto che per la prima volta lo potrebbero vedere a caccia di volate italiane. Un pensiero però anche alla possibilità di avere ciclismo a porte chiuse. “Sono contento di poter tornare alla mia vita normale e quindi alle corse, ma per quel che riguarda gli spettatori non è una decisione che possiamo controllare noi ciclisti perché dipende dai governi e se anche mi dispiace, purtroppo non possiamo farci molto. La corsa cambierà se non ci saranno le persone? Sarà sicuramente più triste ma per il resto non cambierà nulla. Pensate che ci sono anche meno rischi di avere incidenti con gli spettatori, ma a parte questo, le eventuali porte chiuse non cambieranno le nostre performance”

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Ritiro sì, ma anche conferenze stampa. Sagan infatti torna a parlare dopo la quarantena trascorsa a Montecarlo, poche interviste rilasciate in quel periodo anche per dedicare tutte le energie al figlio Marlon. Ma dopo le ultime corse fatte, nemmeno per un campione del mondo è stato facile convivere con l’esistenza di una pandemia…

Che ne penso della Parigi Nizza? Non è stata una nostra decisione continuare pur sapendo che in quei giorni stava scoppiando l’emergenza. L’UCI, e l'organizzazione hanno deciso cosa fare e noi ci siamo adeguati. Certo, è stato sicuramente strano, tant’è che ho pensato con quante persone ero entrato in contatto in quei giorni. Quindi, una volta tornato a Monaco, mi sono chiuso in quarantena volontaria per tre settimane, da solo. Avevo paura di poter infettare la mia ex moglie e mio figlio, solo dopo sono andato da loro. Io non mi sono mai sentito male, ne ho avuto mai i sintomi, l’ho fatto per rispetto e per proteggerli.

Una frecciatina finale per lui, ormai veterano del gruppo verso le giovani leve... "Al Giro ci sarà anche Evenepoel? Bene, quando lo incontrerò, lo saluterò… "

Giro d’Italia: con Peter Sagan ci sarà anche Rafal Majka

“Prima della pandemia ero veramente felice di poter dire di partecipare al Giro d’Italia. Con il virus, ho temuto un cambiamento di programma ma lo posso dire con fiducia: sarò al Giro d’Italia. La mia stagione inizierà in Italia, con la Strade Bianche, poi Vuelta a Burgos, poi Giro di Polonia, Lombardia e come dicevo, il Giro. Questo sarà il mio obiettivo principale ma non sarò un capitano unico”

Rafal Majka all'UAE Tour 2020

Credit Foto Getty Images

Anche con lui si parla di porte chiuse, soprattutto in un calendario molto italiano in cui le competizioni sportive sono prive di spettatori. “Porte chiuse o poca gente sulle strade? Farò tante gare in Italia e so che lì la situazione è particolare perché l’Italia è stata molto colpita dal coronavirus. Ripenso al Giro, all’atmosfera della Corsa Rosa e quello che ho vissuto sullo Stelvio, alle persone che c’erano lì, sarà difficile non vederne così tante quest’anno ma faremo in modo che tutti possano goderne dalla tv. Certo, gli italiani dovranno comprare delle grandi televisioni per guardare tutto il ciclismo di quest’anno ma noi faremo del nostro meglio!”

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“Il mio calendario è decisamente cambiato post pandemia. Avrei dovuto fare il Giro d’Italia ed ero contentissimo di correrlo dopo quello che avevo mostrato lo scorso anno. Poi, con le modifiche del calendario e del percorso, mi sono ritrovato un Giro che non era adatto alle mie caratteristiche. Per questo motivo quest’anno sarò alla Vuelta a Espana, grande giro che mi si addice di più. Quest’anno comunque correrò in Italia, sarò alla Tirreno-Adriatico. Mi piace correre in Italia, la gente mi vuole bene e mi piace l’atmosfera che si respira. A Gennaio mi sentivo pronto a conquistare tutte le corse poi il Coronavirus mi ha fatto cambiare i piani. Adesso però mi sento in forma e sono decisamente sorpreso del mio status dopo 3 mesi di stop. Adesso voglio solo vincere, qualsiasi corsa… parto per vincere!”

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