Se il mito del Centenario era stato lo Stelvio - la montagna sacra del ciclismo, il passo più alto della Nazione - l'edizione 104 del Giro d’Italia ha scelto un simbolo moderno: il Monte Zoncolan, un martirio alpino con le sue durissime pendenze nella terra di mezzo, bianche come il latte, rosse come il sangue. Lo Zoncolan è una montagna che s’eleva nell’incantevole cornice delle Alpi Carniche e i ciclisti lo chiamano il Kaiser perché, parola di chi ha scalato il Mortirolo, l’Angliru o il Mont Ventoux, è la salita più dura d’Europa. Sarà questo il primo crocevia del Giro, con Bernal che avrà il suo bel da fare per respingere la voglia di risalire dei suoi avversari.
Non avevamo l’abitudine né la possibilità di usare i rapporti agili di adesso. Oggi sono cambiate le regole del ciclismo ma non si può scattare sullo Zoncolan: si va su solo di forza e resistenza. (Wladimir Belli)

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08/05/2021 A 21:47
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La salita più dura d’Europa

Dal versante di Ovaro, la strada s’arrampica per 1.210 metri di dislivello in soli 10,5 km alla pendenza media dell’11.6% tra picchi di oltre il 20%. I primi 3 km somigliano all’imbocco di molti passi dolomitici, con un declivio regolare che spiana netto dopo mille metri. Dai tremila, traversato il paese di Liariis, comincia invece la parte più ripida perché ci sono subito cento metri al 22% e per i 6 chilometri successivi il pendio medio è del 15%, con tornanti stretti e ripidi su fondo sconnesso. Solo intorno al nono chilometro, le pendenze tornano al 7% e la strada spiana fino al 4% in prossimità dei tre tunnel di mattoni a vista che, per il primo passaggio del Giro (da Ovaro) nel 2007, sono stati cementati e illuminati. Non è finita, perché gli ultimi 500 metri hanno una pendenza del 12% per scollinare in vetta a 1735 metri di altitudine.
La vera fatica fisica è arrivata negli ultimi 500 metri. Se hai appena scalato lo Zoncolan, sono 500 metri che non finiscono più, qualcosa d’incredibile: quello è il calvario di quando sei proprio arrivato al limite. (Wladimir Belli)
Il versante di Ovaro è il più duro ma non il primo affrontato dal Giro d’Italia perché, avanti il 2007, non c’erano le condizioni per scalare questa tremenda mulattiera. La prima volta dello Zoncolan fu quindi da Sutrio nel 2003 (12a tappa) e vinse Gilberto Simoni davanti a Garzelli, Casagrande, Popovych e Marco Pantani all’ultima applauditissima recita. Sarà il versante che accompagnerà i corridori anche in questa edizione. Alcuni dicono il versante "più facile", ma non c'è nulla di facile sullo Zoncolan.
Pantani era tornato! Passandomi sullo Zoncolan, mi aveva dato la voce: «Dai Belù che andiamo!». Ero distrutto a livello morale, però vederlo lì a lottare coi migliori è stato bellissimo: credevo si fosse recuperato l’atleta e l’uomo. Una gioia per lui, per il pubblico e per il ciclismo. (Wladimir Belli)
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Quel giorno, il primo del Giro d’Italia sullo Zoncolan, Wladimir Belli sfiorò l’impresa della vita, in fuga da lontano fino alle ultime durissime pendenze. Belli, che oggi commenta il ciclismo per Eurosport, è stato ripreso a 2 km dall’arrivo perché, con le sue grandi abilità di fondista, il gruppo non gli ha lasciato spazio.
È stata una giornata molto intensa a livello emotivo, c’era molta attesa perché tutti dicevano che fosse una salita tremenda e c’era un pubblico incredibile, molto composto rispetto a molte altre classiche alpine. Ho avuto la speranza di fare l’impresa della mia carriera. (Wladimir Belli)

La storia Rosa della Zoncolan

A dire il vero, il principio dello Zoncolan fu ancora più Rosa perché al Giro Donne del 1997 lo scalò in solitaria, e sempre da Sutrio, la straordinaria Fabiana Luperini fino a 3 km dalla vetta mentre un terzo versante, dalla frazione di Priola, è sconosciuto alle bici del Giro d’Italia che hanno deputato la parte di Ovaro come la Montagna Simoni. Nel 2007 infatti vince ancora lo scalatore trentino con una magnifica prestazione che è ancora il record di scalata dello Zoncolan: sulle pendenze più dure, Gilberto stacca tutti e fa segnare un tempo 39 minuti e 3 secondi nel 2007. Straordinario.
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Nel 2010, Ivan Basso vince il Giro del riscatto ed è sua la sua tappa simbolo in cima allo Zoncolan: precede Cadel Evans e Michele Scarponi che sul Kaiser ha sempre pedalato fra i migliori perché anche l’anno dopo è terzo dietro a Nibali e a Igor Anton, grimpeur basco e primo conquistatore straniero della salita carnica.
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Poi ci fu il passaggio del 2014 e sempre come arrivo di tappa: è la 20a da Maniago e la vince, rovesciando ogni possibile pronostico, il pistard e cronoman australiano Michael Rogers.

Giro Classics: Michael Rogers e la fuga vincente, lo Zoncolan è suo!

Rogers: "Un sogno vincere sullo Zoncolan. Una salita unica"

L'ultima volta nel 2018. Simon Yates sfidava Tom Dumoulin. Froome? Uno dei tanti visto che il britannico si trovava al 12° posto a 3'20'' dalla maglia rosa. Uno dei tanti il britannico non lo fu quel giorno. Prima lottò con un dinosauro appostato a bordo strada, poi fu lanciato da un Wout Poels spettacolare. L'attacco lo piazzò a 4,3 km dal traguardo, lasciandosi alle spalle Pozzovivo, Pinot, Dumoulin, Miguel Ángel López e Simon Yates. A 3,1 km dal traguardo Yates prova a rimontare su Froome che però mantiene sempre 5-6 secondi di vantaggio, e il corridore del Team Sky se li porterà fino al traguardo, dopo una scalata infinita. Yates battuto, ma il britannico guardava il tempo perso da Dumoulin. Ancora non sapeva che Froome era tornato.

Froome e Simon Yates si sfidano sullo Zoncolan - Giro d'Italia 2018

Credit Foto Getty Images

Francesco Guidolin: il pioniere dello Zoncolan

Lo Zoncolan l’ho scoperto io e sono orgoglioso di questa pagina di storia del ciclismo.
Tutte le moderne imprese del ciclismo sul traguardo dello Zoncolan si sono avverate per la passione del pioniere, perché se il Kaiser è la montagna simbolo di questo Giro d’Italia è merito di chi l’ha scalata molto prima del 2003, quando è stata svelata dalla Corsa Rosa. È l’allenatore di calcio Francesco Guidolin e ci racconta com’è successo.
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Alla domanda su cosa sia stato più complicato tra scalare lo Zoncolan o vincere la Coppa Italia col Vicenza, Guidolin sorride e risponde che furono due grandi soddisfazioni: mettere nell’albo d’oro il nome di una squadra provinciale, "Il mio Vicenza", poi l'orgoglio personale di aver domato il Kaiser a 52 anni sotto l'ora. Cuore di mister.
Le parole di mister Guidolin
A metà degli anni novanta, lo Zoncolan non lo conosceva nessuno, io però ero in ritiro estivo con l’Udinese in Carnia e tutti i giorni, in pausa pranzo, il mio amico Daniele s’offrì da cicerone alla scoperta di questa terra meravigliosa. Mi disse dello Zoncolan e decisi di scalarlo perché quell’estate andavo molto forte ed ero proprio allenato, invece è stato un vero calvario perché se i primi e gli ultimi due km possono dirsi normali, come quelli di certi passi dolomitici, i 6 km centrali sono terrificanti, i più duri d’Europa
Quando poi sono andato a Bologna, ho parlato dello Zoncolan a Davide Cassani e qui entra in scena Enzo Cainero che ha reso possibile inserirlo tra le grandi salite del Giro d’Italia, anche se ai tempi il versante che ho fatto io, da Ovaro, non era ancora minimamente praticabile. Non vedevo niente, ero accecato dalla fatica e quando finalmente mi sono appoggiato a una parete della galleria per riprendere fiato, era sporca e c’era fango dappertutto: lo stesso che hanno trovato i soldati della Grande Guerra

Francesco Guidolin, Zoncolan

Credit Foto Eurosport

Gilberto Simoni: il re dello Zoncolan

Per Guidolin, scalare lo Zoncolan è stato esplorare il confine umano. Per Gilberto Simoni è stato superarlo. Quel suo 39’03'' di “cronoscalata” è scolpito nella storia della Corsa Rosa, eppure per Gilberto "È più facile ricordare il mal di gambe che la vittoria":
Ti giri e c’è l’avversario dietro, fatichi e sai che batterlo sarà la sfida più grande perché hai paura di andare fuori giri. Lo Zoncolan è una salita difficile da capire: lì ti devi davvero scontrare con le tue forze e arrivarci stremato, però lo farò anche quest’anno per non perdermi l’arrivo del Giro. Non ho mai lasciato la bici, sia vecchia o nuova, si vada in salita o in discesa, è la mia storia d’amore e il motore sono io. [Gilberto Simoni]

I migliori tempi sullo Zoncolan

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Con preghiera di ringraziamento a Francesco Guidolin, Wladimir Belli, Gilberto Simoni e Ivan Basso per le bellissime interviste, il Monte Zoncolan lo vogliamo così, superbo e decisivo sulla strada del mito moderno:
Nessun corridore è in grado di rendere lo Zoncolan più grande e più mitico di quanto non sia già. Sono sempre le salite e le montagne a fare la storia dei corridori, e non i corridori a fare la storia delle montagne. Perché certe salite decidono i momenti della corsa ma anche della carriera. E per me lo Zoncolan è stato così. (Ivan Basso)

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