Un caso che farà sicuramente giurisprudenza oltre che un importante passo in avanti per la difesa dei diritti delle donne nel mondo dello sport. Qualche mese fa, tramite la propria pagina Facebook, la pallavolista Lara Lugli aveva urlato al mondo l’ingiustizia che stava vivendo dopo essere rimasta incinta nel corso della stagione sportiva. Oltre a non averle corrisposto l’ultima mensilità prima dell’interruzione del rapporto lavorativo, dopo due anni il suo ex club (il Volley Pordenone) la citò per danni.
A pochi giorni dall’udienza, fissata per il 18 maggio, la società ha ritirato la citazione e ottemperato a ogni obbligo nei confronti di Lara Lugli, evitando che la questione finisse in Tribunale. A darne notizia il sindacato delle atlete Assist.
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"È una grande vittoria per tutti – ha dichiarato l’ex giocatrice - ed era molto importante che questa causa non entrasse nemmeno in un Tribunale a dimostrazione della sua infondatezza. È un forte segnale per tutte le donne non solo atlete che si trovano a dover affrontare queste situazioni assurde. Voglio ringraziare tutti quelli che sono stati al mio fianco, in particolare il mio legale Bonifacio Giudice Andrea, il mio agente Stefano Franchini, Assist e Aip, perché il loro sostegno è stato per me fondamentale”
Parole di soddisfazione anche per il presidente di Federvolley Giuseppe Manfredi che è al lavoro per far sì che non si ripetano ingiustizie del genere: "È assolutamente inaccettabile considerare la maternità quale giusta causa di risoluzione contrattuale imputabile a una futura mamma. Posso inoltre anticipare che nel prossimo Consiglio federale sarà proposta la costituzione di una Commissione Pari opportunità, finalizzata in primo luogo, al monitoraggio, la promozione e il sostegno dei diritti delle atlete".

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