La notizia non era affatto nell'aria, specie considerando quanto successo durante la Volleyball Nations League 2022 che l'Italvolley ha chiuso col suo miglior risultato di sempre nella competizione, quel 4° posto dopo il k.o. 0-3 con la Polonia nella finale per il bronzo. Eppure, a un occhio attento, l'esclusione di Ivan Zaytsev dai prossimi Mondiali maschili è la naturale prosecuzione di quel ricambio generazionale inaugurato dopo i Giochi Olimpici di Tokyo 2020 dal nuovo CT Azzurro, Ferdinando De Giorgi.
Al termine del torneo a Cinque Cerchi, gli addii di Max Colaci e Osmany Juantorena dalla Nazionale - ma anche l'avvicendamento in panchina tra Gianlorenzo Blengini e lo stesso De Giorgi - hanno inevitabilmente portato a un ricambio nel roster Azzurro. Il trait d'union tra passato e presente dell'Italvolley risponde al nome di Simone Giannelli, palleggiatore di soli 25 anni ma con un'esperienza e una maturità incredibili, che gli sono valse anche i gradi di capitano del nuovo corso. L'unico reduce sembrava invece poter essere lo Zar, anche dopo una stagione davvero complicata a livello fisico. A ventiquattro giorni dall'inizio della rassegna iridata, le cose sono però cambiate improvvisamente e Zaytsev è stato "tagliato" nella logica di una "valutazione tecnica e di squadra".

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Pallavolo
Zaytsev, niente Mondiali. De Giorgi: "Scelta tecnica e di squadra"
02/08/2022 A 13:00

Perché è una scelta giusta

Numeri alla mano, l'Italia in posto 2 vuole puntare su Yuri Romanò e/o Giulio Pinali. Il mancino della Gas Sales Bluenergy Piacenza ha dimostrato di avere colpi e talento per rivaleggiare sotto rete coi migliori al mondo nel ruolo, anche se per ora pecca di quella continuità tipica degli opposti-fenomeno. Pinali, partito titolare agli Europei - ed è sempre giusto ricordarlo - ha invece pagato lo scotto di un'annata giocata in un club, l'Itas Trentino, che non prevedeva un opposto di ruolo nel suo 6+1, bensì un modulo a tre schiacciatori-ricevitori per garantire maggiore tenuta nel fondamentale della ricezione. Le carte d'identità dei due "bomber" Azzurri sono aspetto chiave in questo ragionamento: 26 luglio 1997 per Romanò, 2 aprile 1997 per Pinali, contro il 2 ottobre 1988 di Zaytsev. Quasi nove anni di differenza in termini di età, il che di per sé basterebbe a giustificare la scelta tecnica di coach De Giorgi, nel solco di quel ricambio generazionale già citato. La decisione di un allenatore capace di plasmare, a sua immagine e somiglianza, un gruppo di vari atleti in un solo mese, da Tokyo 2020 all'oro europeo contro la Slovenia, genererà sicuramente una ridda di voci a commentarla. Impossibile comunque entrarne nel merito, non fosse altro perché non si potranno mai "vivere" gli Azzurri nello stesso modo e con la stessa intensità di chi è chiamato a farne il CT. In un Paese ancorato al vecchio quasi in ogni campo, in cui la novità è vista spesso con diffidenza e trova enormi ostacoli prima di poter essere apprezzata debitamente, la scelta di De Giorgi è quella giusta. Non tanto perché Zaytsev sia bollito, come si è letto stupidamente sui social in questi giorni. Quanto semmai perché, prima o poi, anche un pallavolista così forte è destinato a dover lasciare la propria corona a causa di un avversario imbattibile: il tempo. Sia ben chiaro che, nello scrivere di una scelta giusta, abbiamo ancora negli occhi i miracoli pallavolistici di Rio de Janeiro 2016 o i quattro ace consecutivi rifilati agli Stati Uniti nel 3° set della gara inaugurale della World League 2014.

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Perché potrebbe rivelarsi un azzardo

L'eredità di un giocatore simile rappresenta indubbiamente un macigno, di chiunque siano le spalle chiamate a sopportarne il peso. Negli ultimi quindici anni, Zaytsev è stato il giocatore più iconico dell'Italvolley e, probabilmente, uno dei personaggi più interessanti della Pallavolo mondiale. Tra tanti alti e qualche basso - peraltro non unicamente a causa sua - il percorso dello Zar con l'Italia è sempre stato caratterizzato da un enorme senso di appartenenza e di riconoscimento verso la maglia della Nazionale. A livello carismatico e di leadership, Zaytsev ha avuto pochi eguali nella storia recente della Pallavolo. Istrionico, ribelle sul taraflex e arrivato a odiare questo sport, pur con la consapevolezza di voler solo e soltanto schiacciare per la maggior parte della propria giornata. Un sentimento così forte da trasformarlo anche nel ruolo, rendendolo schiacciatore e poi opposto dopo aver cominciato la carriera sulle orme di papà Vjačeslav, uno dei più grandi palleggiatori di sempre. L'aspetto emotivo, negli sport di squadra, svolge sempre un ruolo fondamentale affinché un gruppo di atleti possa riuscire a sovraperformare rispetto a qualsiasi pronostico. In questo, l'assenza dello Zar potrebbe rivelarsi controproducente nel momento in cui, ai prossimi Mondiali, l'Italia non dovesse riuscire a giocare la Pallavolo voluta da coach De Giorgi: attesa, rigiocate sul muro avversario e coperture, abilità nel posizionamento a muro per non dare punti di riferimento a mani-out "alti", consapevolezza negli scambi lunghi e attitudine al sacrificio individuale per il bene collettivo. Pochi pallavolisti sono infatti riusciti a svoltare set quasi da soli come è stato capace di fare Ivan e siamo pronti a scommettere che sia ancora in grado di farlo. A prescindere dal fatto che questo possa essere un addio definitivo dalla Nazionale oppure no, ma anche da tutte le opinioni personali che chiunque potrebbe avere sullo Zaytsev-atleta - dal momento che l'uomo è fuori discussione - allo Zar bisognerebbe comunque riservare una sola, enorme, parola: grazie. Grazie soprattutto per le lacrime di Rio 2016, quando tutti abbiamo avuto la consapevolezza che forse il Dio del taraflex potesse per una volta portarci sull'Olimpo con un oro che, inspiegabilmente, continua invece a sfuggire dalle mani degli Azzurri. Quello resterà sempre e soltanto il punto più alto di un rapporto, tra Zaytsev e la maglia Azzurra, comunque indiscutibile e meritevole di totale rispetto.

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