Perché Kate Antropova è destinata alla grandezza assoluta: elogio di un'opposta dal talento generazionale, che sta ridefinendo i confini del volley
PALLAVOLO - Il nome di Ekaterina Antropova è sulla bocca di tutti, dopo che Scandicci ha vinto il Mondiale per club 2025 battendo in finale il dream team Conegliano. Kate è il futuro, più roseo, della pallavolo globale: una giocatrice destinata a riscrivere le regole del gioco e a consacrarsi come game-changer assoluta, in qualsiasi fondamentale in cui si cimenta. Numeri alla mano, una stella.
Antropova: "Io ed Egonu? Staffetta complementare, altro che dualismo"
Video credit: Eurosport
Benvenuti sul pianeta Kate. Benvenuti a uno show che è cominciato ormai tanti anni fa ma che sembra destinato a tenerci incollati, a seggiolini o televisori, per i prossimi 10 anni. Almeno. Ekaterina Antropova si è appena presa il mondo, insieme alla sua Savino Del Bene Scandicci, compiendo un ulteriore passo verso la grandezza più assoluta. La finale del Mondiale per club femminile 2025 ci ha "raccontato" di un'opposta che domina come poche altre nell'attualità pallavolistica. Di una giocatrice sensazionale nel sublimare l'ottimo gioco di squadra ormai assimilato dal 6+1 biancoblù di coach Marco Gaspari, grazie a una fisicità e a una potenza forse mai così ben combinate prima d'ora. C'è già chi ha voluto riproporre l'eterno dualismo con Paola Egonu, forzando ragionamenti che non hanno alcun diritto di cittadinanza nelle menti - e nei cuori - di chi ama davvero la pallavolo. Tutta la pallavolo, a 360°.
A tal proposito, durante il ritiro estivo dell'Italvolley, intervistando Kate le diedi la mia modestissima opinione su questo presunto dualismo, che personalmente ho sempre preferito declinare - all'interno della Nazionale, ma non solo - in una staffetta complementare. La sua risposta? Disarmante verso chiunque voglia continuare a contrapporre una leggenda di questo sport (Egonu) a una giocatrice che, dall'alto della sua fenomenalità, sta tracciando un percorso vincente del tutto personale ridefinendo tante logiche, del ruolo e del gioco (Antropova). "Per me è assolutamente un onore potermi allenare con lei e questo termine - staffetta complementare, ndr - mi piace molto". A soli 22 anni Kate ha insomma le idee molto chiare. Le ha probabilmente da quasi un decennio. Ossia da quando si trasferì in Italia per scoprire, insieme a mamma Olga, dove potesse realmente portarla nel mondo la pallavolo.
Tra i primi veri colpi a Reggio Calabria, la crescita fondamentale a Sassuolo e il dominio con la maglia di Scandicci sono passati soltanto otto anni. Fulgida precocità sportiva tipica di chi è destinato al gotha mondiale, non può essere altrimenti. Si riuscirebbe a scrivere un libro intero sull'evoluzione che ha portato Antropova ad attirare su di sé i riflettori di tutto il mondo del taraflex. E, per lo meno in Italia, anche quelli di una stampa generalista che sta ovviamente scoprendo - con colpevole ritardo - quanto sia vincente il modello italiano di questo sport, al netto di aspetti che possono essere (eccome) migliorati. Il volley nel Bel Paese possiede comunque un qualcosa che manca altrove o che, se presente, non ha la stessa dirompenza: l'insegnamento. Non a caso i migliori allenatori italiani sono in giro per il mondo, tentando di rendere grandi i ricchissimi club turchi - cosa già riuscita al leggendario Giovanni Guidetti col VakifBank - e di trascinare le nazionali più forti al tentativo, per ora fallito, di detronizzare le Azzurre da qualsiasi trono. Nel caso di Kate, l'insegnamento è stato importantissimo ma non ha mai assunto una dimensione totalizzante per la sua crescita. Umana, prima che sportiva.
L'aspetto che più colpisce di Antropova è difatti la capacità di restare dentro la partita, sempre e comunque. Il che non significa mancanza di empatia e riflessione sull'errore appena commesso, quanto piuttosto abilità nel non farsi mai sopraffare dal loop-negativo di eventi. Situazione che, nella pallavolo, gioca molto spesso un ruolo cardine durante l'andamento di qualsiasi partita: dal mini-volley alla finale olimpica, con tutte le dovute proporzioni del caso. Kate consegna sempre, come una perfetta postina. Non importa se le alzate di Maja Ognjenovic non sono precise; se il feeling col palazzetto non è ottimale ai fini della battuta; se nei precedenti tre scambi è incappata in tre errori o murate; se nel lavoro a rete non è ancora riuscita a trovare un ben orientato e solido piano di rimbalzo. Kate consegna sempre. Come le più grandi prima di lei, ma con una differenza: l'impressionante velocità di apprendimento. Perché sarebbe sciocco indicarla quale opposta già ora più forte e completa del pianeta; ma altrettanto stupido sarebbe non riconoscere la sua costante ascesa. Tecnica, tattica e mentale. Altrimenti non si spiegherebbero tre riconoscimenti di MVP nei tre trofei finora messi in bacheca da Scandicci.
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Antropova: "Questa medaglia la dedico a me stessa per tutti i sacrifici che ho fatto"
Video credit: Eurosport
In tal senso, la precocità di Antropova ricorda molto da vicino quella di Tijana Boskovic. La più forte e spettacolare tra le umane - categoria che comprende qualsiasi opposta, tranne Paola Egonu - dell'ultimo abbondante decennio. Tica ha bruciato qualsiasi tappa, prendendosi la scena mondiale già a 19/20 anni con una semplicità praticamente imbarazzante. Un po' quanto successo a Kate, a ben vedere. Con una differenza sostanziale e da non sottovalutare. Boskovic era sul mappamondo pallavolistico fin da ragazzina: un po' come Matilde Villa nel basket o Marta nel calcio. Predestinate, semplicemente. Fino ai 17/18 anni, l'Azzurra era invece conosciuta soltanto da quei "malati" di volley che si gustano anche Serie A2 e tornei giovanili, oltre alle sfide del massimo campionato e agli impegni della Nazionale. Per esperienza, vi assicuro che le potenzialità di Antropova erano comunque già evidenti, sebbene allora espresse entro livelli importanti ma non ancora d'élite assoluta. Così come importantissimi sono i suoi numeri, specie da quando ha esordito in Serie A1. Sia quelli complessivi, che le medie per set: queste ultime criterio ben più adatto ai fini di qualsiasi valutazione.
Da quando ha debuttato nel massimo campionato italiano femminile (stagione 2021-22), Kate ha messo insieme 2.524 punti (5,4 a set) in 136 presenze e 468 set complessivi. Punti in cui figurano 293 ace (0,63 a set!), 260 muri (0,56) e 1.971 attacchi, per un'efficienza offensiva media del 30%. Considerando soltanto la prima parte di questa stagione - 19 partite finora giocate su 21 presenze effettive a referto - tra tutte le competizioni Antropova vanta 394 punti complessivi e queste stratosferiche medie:
- 5,9 punti/set (20,7 a partita).
- 0,64 ace/set (a fronte di 0,66 errori).
- 0,58 muri/set.
- 35,4% di efficienza offensiva.
*Dati elaborati dall'amico Francesco Cappellotto tramite estrapolazione dai vari tabellini ufficiali
Bisogna allora rispondere a una domanda su tutte: perché Antropova pare destinata alla grandezza più assoluta? Mentalità vincente, attitudine costante al miglioramento, statistiche sempre più convincenti e a tratti davvero impressionanti, capacità di adattarsi a qualsiasi contesto tecnico-tattico. Il mix è veramente di quelli esplosivi, considerando che Kate ha soltanto 22 anni - ne compirà 23 il prossimo 19 marzo - e non ha forse ancora piena consapevolezza di quelli che possono essere i suoi limiti. A patto che peraltro ne abbia. Il futuro pare già scritto, con un trasferimento in Turchia che rappresenterà scelta di vita prima ancora che decisione economica, ma l'attualità è tutta da vivere. Con la maglia della Savino Del Bene, per cercare di regalare al club biancoblù anche il primo trofeo italiano della sua storia, dopo averlo "sbloccata" in Europa e nel Mondo. Auguri a chi dovrà affrontare la fenomenale Kate. Ne ha davvero bisogno.
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