Non ce l'ha fatta la freerider Matilda Rapaport. È morta la sciatrice svedese, ricoverata in gravi condizioni in un ospedale di Santiago del Cile dopo essere stata travolta da una valanga.
La Rapaport – classe 1986 – stava girando le scene di uno spot nella località di Farrellones, sulla catena montuosa delle Ande (Cile). Secondo quanto raccontato dai testimoni, nonostante le condizioni meteo non fossero ideali, la svedese aveva comunque deciso di fare un secondo giro per conoscere al meglio la montagna, e questo nonostante gli altri rider avessero deciso di fermarsi per precauzione.

Matilda Rapaport

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A quel punto la valanga fatale, con i soccorsi immediati ma anche il lungo tempo prima di trovare il corpo e trasportarlo in ospedale. Una lunga mancanza di ossigeno che alla fine è stata fatale: la Rapaport è morta infatti qualche giorno dopo in ospedale a causa dei danni al cervello causati proprio dalla mancanza di ossigeno.

Sul filo del rasoio

Atleta sempre alle prese col rischio, Matilda aveva lei stesso raccontato non molto tempo fa come nel 2014 fosse riuscita a scampare a una valanga ed essere sopravvissuta per miracolo. In questa stagione era finita ai piedi del podio nel Freeride World Tour, il circuito che già lo scorso aprile aveva pianto la morte della 21enne svizzera Estelle Balet, campionessa del mondo di snowboard freeride, travolta da anche lei da una valanga durante delle riprese a Orsières, nel Valais.
Morti che arrivano due anni dopo quelle di altri freerider famosi, come il canadese Jean-Philippe Auclair e lo svedese Carl Andreas Fransson.
Una serie di episodi insomma che sta portando a un momento di riflessione all’interno della comunità dello sci estremo. Nel mese di dicembre infatti, la rivista di sci Powder aveva pubblicato un articolo sottolineando il seguente interrogativo: gli sciatori estremi non si stanno prendendo un po’ troppi rischi? La Rapaport era apparsa proprio su quella copertina.
"Matilda era un atleta straordinaria, in giro per il mondo per trovare la sua passione, cavalcare terreno ripido e condividere il suo sorriso luminoso", ha detto Red Bull in un comunicato. Altri tributi sono arrivati da tutto il mondo degli sport estremi.
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