dall'inviato a Monte Carlo - Una settimana che non dimenticherà facilmente. Alejandro Davidovich-Fokina, dopo l’ormai famoso scalpo a Djokovic a inizio settimana, continua a stupire e va dritto fino in fondo. Lo spagnolo ha centrato la finale del Masters 1000 di Monte Carlo superando Grigor Dimitrov dopo quasi 3 ore di lotta: 6-4 6-7 6-2 il punteggio. Prima finale a livello di circuito maggiore ATP per Davidovich, vincitore a Wimbledo junior 2018, ma giocatore che poi aveva sempre faticato a trovare continuità. Oltre le due semifinali all’ATP 250 dell’Estoril infatti il ‘rubio di Malaga’ non era mai andato. Centrare come primo colpo quella di un Masters 1000, due categorie sopra, è dunque un autentico gioco di prestigio, per altro riuscito anche a Dusan Lajovic in questo torneo nel 2019.
Certo, Davidovich, dal punto di vista della cronaca della partita, avrebbe potuto riuscirci ben prima delle 2 ore e 44 alla fine necessarie per vincere. Lo spagnolo, infatti, era già andato a servire per il match sul 6-4 5-4, conducendo fin lì la consueta partita solidissima che gli avevamo già visto giocare per tutta la settimana. Il tennis si è confermato però per la milionesima volta disciplina dall’alto contenuto emotivo; e di fronte alla chance della vita, Davidovich, ha perso la strada. Un game fatto di 4 banali gratuiti, un successivo tie-break altrettanto brutto, un avvio di terzo set sotto shock, e in un amen Dimitrov, fin lì meno brillante rispetto a tutto il resto della settimana, si era ritrovato con la partita in pugno. E poi?
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E poi il nuovo, repentino, cambio di trama. Protagonista assoluto il terzo game del terzo set, dove Dimitrov si era ritrovato con 4 palle del doppio break a favore e la chance di scappare 3-0 e servizio. Davidovich è riuscito a salvarsi e da lì, come per magia, ha ritrovato la strada, la sua luce tennistica. Di contro il bulgaro è piombato nel buio, subendo da quel momento 5 game consecutivi, quelli necessari a Davidovich per lanciarsi verso il traguardo e non tremare più.
Lo spagnolo centra così un pezzettino di storia, vola in finale contro Zverev o Tsitsipas e scala la classifica: da lunedì sfonderà la Top30 per la prima volta in carriera, issandosi come minimo a numero 27 ATP. Dimitrov invece si lecca le ferite, confermandosi in qualche modo come giocatore a cui è sempre mancato qualcosina per diventare un top. Non è un caso che il bulgaro non centri una finale ATP ormai da Rotterdam 2018 e che soprattutto non vinca un titolo dal suo unico grande highlight di carriera: la vittoria alle ATP Finals 2017. Un torneo "anomalo": l'unico dove si può diventare campioni perdendo una partita. La fotografia perfetta, a pensarci, proprio per Grigor Dimitrov.

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