Un giorno storico per il tennis italiano. Fabio Fognini trionfa al torneo di Monte Carlo. 51 anni dopo Nicola Pietrangeli, vincitore nel 1968, un italiano torna a trionfare sui prestigiosi campi del Principato.
Un successo arrivato in finale su Dusan Lajovic, avversario in teoria più semplice del tris affrontato per arrivare fin qui – Zverev, Coric, Nadal – ma delicatissimo perché come Fognini alla prima di sempre in una finale di un Masters 1000.

Fabio Fognini esulta dopo aver vinto la finale di Monte Carlo per 6-3, 6-4 su Dusan Lajovic

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Fognini è riuscito però a regolare anche la tensione, giocando sì la partita tecnicamente più brutta della sua settimana; ma controllando appunto tutta quella componente psicologica che di fronte alla grande occasione è chiaramente stata un fattore determinante di questa finale.
Una partita tosta. Tesa. Complicata. Giocata ancora in condizioni meterologiche difficili – anche oggi il vento su Monte Carlo ha soffiato impetuoso – e che ha contribuito a fornire uno spettacolo assai minore rispetto alle sfide in cui Fognini aveva incantato, come quella con il numero 3 del mondo Zverev, ad esempio, negli ottavi di finale; oppure quella di sabato contro il re del rosso Rafael Nadal.
Un match nel quale Fognini è stato però quasi impeccabile nella gestione dei momenti. Dal break concesso in avvio – ma subito recuperato del turno di servizio successivo – all’inizio del secondo set, quando andato avanti di un break nel primo game non era poi riuscito nell’allungo su Lajovic.
Fabio non ha mai perso la calma – anche questa una notizia non da poco – e si è con grande lucità gestito nei turni finali di servizio del match, quando dopo un allungo era stato costretto a richiedere il fisioterapista sul 3-2 per i soliti problemi alla caviglia destra e un fastidio muscolare alla coscia della stessa gamba.

Fabio Fognini bacia la terra di Monte Carlo dopo il suo successo nell'edizione del torneo 2019 vinta in finale a Lajovic per 6-3, 6-4

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Insomma, Fognini si è riscoperto in controllo di sé stesso nella partita più importante della sua carriera tennistica. Perché se è vero che Fabio era già stato autore di fantastici exploit prima di oggi – come il 3-0 in Coppa Davis scherzando Murray, oppure la rimonta a Rafael Nadal da 2 set a 0 sotto allo US Open – questa era una finale di un Masters 1000: obiettivo mai raggiunto prima da nessun tennista italiano e dunque storico appuntamento per la racchetta azzurra.
Fognini l’ha onorato come meglio non avrebbe potuto. Coronando con l’ultimo passo una settimana dove c’è stato tutto il suo repertorio: dai brividi dei primi turni – era sotto di un set e 5-2 con Rublev – ai numeri visti con Zverev; dall’esaltazione per Nadal alla partita di oggi. Una vittoria di cuore e talento, di lucidità tennistica e altrettanta follia. Il manifesto di Fabio Fognini insomma, che finalmente da lunedì riuscirà a cancellare quella specie di tabù che negli ultimi anni si era cucito addosso: superare la posizione n°13 del mondo.
La classifica infatti dice che da domani Fabio sarà n°12, a soli 5 punti ATP da Cilic e a 250 punti esatti dall’obiettivo dichiarato – tra le righe – della carriera: sfondare quella benedetta Top10, altro tabù della racchetta azzurra. I punti non sono poi molti; e vista la classifica – e la situazione – del tennis attuale, il sogno pare più che mai alla portata.
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