Non è stato un buon ritorno sui campi da gioco per Matteo Berrettini, 57 giorni dopo quello che era accaduto a Melbourne e il problema agli addominali.
La sconfitta per 7-5 6-3 contro lo spagnolo Alejandro Davidovich-Fokina dispiace, ma è frutto di una condizione che non può essere ottimale per quanto è accaduto. La necessità per un giocatore come Matteo è quello di rimettere in moto la macchina e fare chilometri, avendo delle caratteristiche fisiche che non gli consentono di essere brillante fin da subito. Il ritorno a Cagliari, nel torneo di doppio con il fratello Jacopo, ha dato delle buone indicazioni dal punto di vista fisico, visto che il romano non ha avvertito dolori e questa è una buona notizia.
Tuttavia la forma non è al 100%, come detto, e non potrebbe essere altrimenti, specie su una superficie (terra battuta) che sul piano atletico richiede molto. Per questo, affrontare un tennista come Davidovich-Fokina non era semplice:
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È stata una partita complicata e lui ha giocato bene, è stato intelligente e ha fatto le cose giuste al momento giusto, niente da dire.La condizione al momento non è perfetta, ma ci arriveremo, non sto giocando per prepararmi all’erba o al cemento, ci sono ancora tanti tornei sulla terra e penso di poter crescere. Penso di avere il tennis per stare a questo livello, e di averlo dimostrato. Certo non posso pensare di essere costantemente al massimo e nemmeno penso sia giusto chiedermelo. Intanto i presupposti per fare bene ci sono, fisicamente mi sono sentito bene, dall’infortunio ho recuperato".

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