In una nuova puntata della nostra serie Eurosport - Players 'Voice, la finalista degli US Open 2020 riflette su come la pandemia l'ha aiutata a premere il pulsante "pausa" per aprire la strada a una nuova prospettiva.
La quarantena non è stata un'esperienza divertente, non posso davvero dire che sia qualcosa che mi piacerebbe ripetere di nuovo. Tuttavia quel che è stato è stato – e ormai fa parte di quelle esperienze e di quelle sfide che il presente ci mette davanti.
Quando ho scritto la mia lettera aperta alla comunità del tennis la scorsa settimana, ho sentito che era importante condividere i miei sentimenti - e anche i pensieri di molti altri giocatori - sulla situazione in cui ci trovavamo. Pensavo che le cose fossero andate un po' fuori controllo e so anche che è un momento che in qualche modo ha sprigionato mille emozioni, siano queste positive o negative. Insomma, mi pareva fosse l’unico modo di rivolgermi a persone con cui non ho contatti.
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04/06/2021 A 11:11
La quarantena mi ha in qualche modo stimolato molto anche il lato creativo e dunque ne ho approfittato; sviluppando molte idee in alcuni dei progetti collaterali che voglio creare o di cui voglio far parte, come ad esempio la mia nuova serie di podcast con la WTA, Think About It. Volevo aprirmi al mondo maggiormente e imparare di più sulle persone, perché niente mi eccita davvero di più che conoscere per davvero qualcuno. Ero solita viaggiare per luoghi del mondo dove nessuno sapeva dove fossi; e dove io non conoscevo nessuno. Volevo solo provare a imparare qualcosa e incontrare persone, ed è per questo che ho deciso di lanciare questo nuovo progetto.
Tutti quanti hanno almeno una storia da raccontare, qualcosa legato alle sfide e alle avversità che hanno dovuto affrontare e superare. E penso che tutto questo connetta le persone in maniera significativa. Ma nel mondo dello sport professionistico, il nostro mondo, ciò è in una certa maniera più difficile da mostrare. Con i media infatti può essere complicato per un atleta essere davvero sé stesso perché si ha la sensazione di essere sempre giudicati; e questo leva spazio alla conversazione reale e alla possibilità di mostrare davvero chi si sia veramente.
Vi faccio un esempio. Potreste essere preoccupati di dire "A volte ho paura di andare fuori a giocare", perché questo esporrebbe le vostre debolezze. Ma ciò non significa che nemmeno i tuoi avversari siano spaventati. Semplicemente potrebbero non ammetterlo. Sento invece che c'è una certa forza nell'ammetterlo, c'è una certa forza nel mostrare la tua vulnerabilità. Credo sia una cosa da cui trarre ispirazione.
Guardando indietro al 2020, penso che il Covid abbia avuto su di me una specie di effetto “pausa”, dandomi la possibilità di rivalutare tante cose. Prima di vincere il torneo di Cincinnati, non credo che qualcuno si aspettasse di scrivere articoli come quelli che sono stati poi scritti su di me; quindi penso che l'intero processo per me riguardasse la crescita personale.
Penso fosse inevitabile che la situazione legata al Covid ti obbligasse a guardarti allo specchio per riflettere su chi sei e dove stai andando. Io ho colto l’occasione per qualcosa che forse avrei dovuto fare molto tempo prima nella mia vita, ma che per tante ragioni non si presentava mai come il momento adatto per farlo. Arrivi a un certo punto della vita in cui ci sono due direzioni: o continui a crescere oppure puoi rotolare inesorabilmente nel vortice di negatività che può circondarti, esitando o lasciandoti influenzare ai ripensamenti. E’ una cosa che facciamo davvero tutti, ma per “uscirne” bisogna aver la capacità di perseverare.
Per me il 2020 ha avuto un inizio molto difficile, quasi spaventoso. E non c'è stata una parola magica, un libro o qualcosa che improvvisamente abbia cambiato tutte le prospettive. E’ stato più che altro una serie di piccole cose che muovendosi piano piano nella direzione che percepivo come giusta mi hanno fatto capire quale strada dovevo prendere per cambiare.
Penso di aver percepito quel cambiamento quando le persone intorno a me hanno iniziato a essere un po’ scioccate. A causa dei protocolli agli US Open, sono stata senza la mia squadra per circa due mesi e mezzo ed è stato allora che qualcosa è cambiato. Ho passato molto tempo da sola e ho capito che dovevo accettare questa sfida; che nessuno sarebbe stato lì per aiutarmi o salvarmi. Quando sono tornata a rivedere le persone solitamente a me vicine la loro reazione è stata “woah, questo è un enorme cambiamento”. E tutto ciò mi ha fatto pensare che quello che stavo facendo stava davvero avendo un impatto nella mia vita. Capire che le tue emozioni possono dipingerti come una realtà completamente differente, è stato molto interessante da scoprire.

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Guardando agli Australian Open, quarantena o meno, il mio livello di eccitazione non è calato - penso che sarà un mese estivo davvero molto divertente. Ci saranno i tifosi e io adoro il pubblico australiano: hanno una particolare inclinazione per lo sport, è sarà sicuramente bellissimo rivederli sugli spalti. Certo, non sarà comunque ancora una situazione di piena normalità in quanto restiamo dentro una pandemia e ci saranno precauzioni da prendere, ma è comunque un passo importante, qualcosa che dà la sensazione che si stia andando per il verso giusto, che piano piano si ritorni alla normalità.
Voglio essere come la mamma, voglio giocare come la mamma
Al di là dell'Australia, una delle cose più memorabili che spero di vivere sono i Giochi Olimpici con mio figlio. Penso che sarà qualcosa di molto speciale da condividere con lui perché ha l'età in cui capisce di più di ciò che sta accadendo, quindi sono entusiasta alla prospettiva.
E’ molto interessante la sua reazione quando mi vede giocare in TV; non capisce cosa significa essere riconosciuti come atleti a livello mondiale, ma sa solo che gioco a tennis.
Uno dei momenti più dolci a cui ho assistito con il mio lavoro è stato quando va alle lezioni di tennis e dice: "Voglio essere come mamma, voglio giocare come mamma". E’ una cosa che mi scioglie il cuore.
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