Un’impresa solo sfiorata. A metà tra la gioia per aver fatto una grande partita e l’amarezza per non essere riuscito a compiere l’ultimo passo. E’ questa la sensazione che lasciano le 4 ore e 3 minuti di battaglia di Alessandro Giannessi contro Kei Nishikori. Lo spezzino, che solo una volta in carriera aveva vinto una partita nel main draw di un torneo dello slam – US Open 2016 contro Kudla – è andato ‘a tanto così’ dal firmare il primo successo di sempre contro un Top50, ma la sua rimonta si è fermata davvero sul più bello.
Si perché Giannessi si era spinto con cuore e testa fino al 4-2 del quinto e decisivo set, rimontando da situazioni di svantaggio che l’avevano visto lasciare il primo ed il terzo parziale. Nishikori – in una sua versione certamente meno brillante rispetto ai tempi gloriosi di qualche anno fa – ha però trovato una valida reazione quando messo realmente spalle al muro, risalendo ed evitando così, almeno per ora, la sconfitta.
A Giannessi vanno i meriti per quanto fatto in campo. Che dal punto di vista puramente della cronaca l’ha comunque visto competitivo per lunghissimi tratti della partita. A eccezione forse del terzo set, dove il giapponese era subito scappato avanti e non aveva sfruttato le occasioni per prendersi il parziale anche in maniera più netta, Giannessi ha sempre dato filo da torcere al nipponico. Il mancino ligure ha sicuramente indirizzato la partita verso questo tipo di andamento nel secondo parziale, quando nonostante i 3 break presi al servizio da Nishikori e poi non confermati nei propri turni di battuta, è riuscito comunque a vincere il tie-break per 7 punti a 4. Nishikori si è trovato così dentro una battaglia forse anche inaspettata dal proprio punto di vista, giocando a intermittenza un tennis troppo scostante per “liberarsi” facilmente della pratica Giannessi. Un andamento troppo ballerino e certamente rischioso: talmente pericoloso da permettere, alla fine, alle variazioni e alle discese a rete dell’azzurro, di portarsi fino al 4-2 del quinto set in proprio favore. Poi, certo, sul più bello, è mancato il guizzo giusto: il pizzico di malizia, l’esperienza in questo tipo di partite su questi palcoscenici e perché no anche un po’ di sangue freddo; con il “classico” intervento del fisioterapista chiesto da Nishikori per rompere il ritmo di Giannessi più che aiutare concretamente i muscoli del giapponese. E’ servito anche quello all’ex n°4 del mondo e finalista dello US Open 2014 per avere la meglio dello spezzino, attuale 159 della classifica ATP. Il parziale di 4 giochi a 0 a favore del nipponico sul più bello hanno così spezzato il sogno: trovare la seconda vittoria di sempre in un torneo dello slam, la prima contro un giocatore Top50. Peccato. Ma giù il cappello, comunque, per averci provato fino alla fine.
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