La discesa più lunga

Con incredibile accanimento, dopo due tentativi e nonostante i pericoli mortali dell'impresa, due sciatori austriaci originari di Kitzbühl, Axel Naglich e Peter Ressmann, hanno conquistato il Monte Saint Elias in Alaska (5489m), è la vetta più alta del mo

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In confronto al Monte Saint Elias, anche le più alte cime del mondo potrebbero perdere il loro prestigio. Culminando a 5489 metri, questo immenso rilievo verticale scende fino al livello del mare, mentre il Monte Everest, a quota 8848 metri, si erge a "soli" 3500 metri sul livello degli altipiani tibetani. L'austriaco Axel Naglich, architetto e appassionato di sci estremo, era già stato il primo a intraprendere la discesa, quattro anni or sono, di nuovi canaloni sul monte Elbrus nel Caucaso - la più alta vetta europea - quindi del Monte Cook in Nuova Zelanda, un anno dopo. E da tempo ormai Naglich, 39 anni, aveva attirato l’attenzione sul gigante dell'Oceano Pacifico, il Monte Saint Elias.
Al secondo tentativo e in due sezioni, Axel Naglich e il suo partner Peter Ressmann hanno trionfato sul tracciato più scosceso del mondo: una discesa di 5389 metri di dislivello, dalla vetta al mare su un pendio scosceso e ghiacciato. La faccia presentava un'inclinazione che può raggiungere i 60 gradi. I crepacci da evitare, presenti lungo l'intera discesa, sono una sollecitazione supplementare. Un'impresa, senza contare i rischi di valanga e di caduta massi.
Peter Ressmann: "In alcuni momenti, potevo sentire i passi di Alex che stava a 50 metri davanti a me, a tal punto la neve era instabile e mobile sulla cima".
La spedizione, che è durata complessivamente sedici giorni, di cui tredici impiegati per l'ascensione, resterà per i due collaudati alpinisti un'esperienza senza pari. Realizzare una tale avventura richiede la perfetta padronanza dello sci nei canaloni, ma anche e innanzitutto un elevatissimo livello di alpinismo. A questa quota, le condizioni meteorologiche lasciano poco spazio all'errore. Naglich racconta: "Una sera, ho dimenticato di mettere i guanti dentro alla tenda. Ho impiegato più di un'ora per ripristinarli. Non avrei potuto ridiscendere se non li avessi recuperati".
Alcuni giorni dopo l'avventura, ci confidano: "È un'enorme pressione e uno stress continuo, i pericoli mortali sono ovunque".
Oggigiorno, il Monte Elisa viene poco scalato per via delle terribili condizioni meteorologiche locali. Qualche anno fa, la spedizione di un gruppo di americani, decisi a realizzare la prima discesa sciando, ha avuto un tragico finale. I due partecipanti non sono sopravvissuti e le loro spoglie sono rimaste imprigionate nel ghiaccio attorno alla cima.
Axel Naglich e Peter Ressmann costituiscono la tredicesima spedizione sulla vetta e sono stati i primi a raggiungere la cima del mostruoso monte (come lo descrive Naglich) negli ultimi cinque anni. Anche Gerald Salmina, un cameraman rinomato nel mondo dello sport, era presente per filmare l'impresa; un documentario deve essere realizzato nel corso dell'anno.
I due austriaci dichiarano di non avere realizzato questa discesa per il Guinnes dei Primati. Comunque sia, oggi si sentono rinnovati e amano la vita più che mai.
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