Come diventare pro

E’ questo il sogno di migliaia di ragazzini, ma dietro il mito c'è vera professionalità. Per capire la vita di tutti i giorni di un rider professionista, ecco un'intervista con Nicolas Müller

Eurosport

Credit Foto Eurosport

Eurosport: Ti ricordi quando è iniziata la tua carriera?
Nicolas Müller: A 18 anni. Ho deciso d'interrompere gli studi per seguire il circuito ISF. Avevo appena ottenuto dei punti per seguire il tour. Dopo quel tour, tutta la mia vita ha cominciato a girare intorno allo snowboard e ho iniziato a guadagnare dei soldi.
E.: Come snowboarder professionista, cosa si aspettano i marchi da te?
N.M.: Dipende molto dalla come si è; si è al contempo allenatori ed agenti di sé stessi. Gli sponsor ti chiedono di rappresentarli sul piano materiale ma anche attraverso la tua personalità. Ciò comporta di dover posare per delle foto, riprese o partecipare a delle gare.
E.: Nella vita di tutti i giorni, com'è la vita di un professionista?
N.M.: Non esiste una giornata tipo nella vita di un rider professionista. Un giorno si fanno foto di lifestyle, un altro si viaggia per partecipare a delle campagne pubblicitaria (serate, première di film), eventi sportivi, si fanno riprese, si partecipa a riunioni, ecc. Soprattutto, si passa molto tempo negli aeroporti. La differenza di fuso orario è un problema che dobbiamo affrontare di continuo. Non ho nemmeno più un appartamento ed oramai il mondo è la mia casa. Passo anche molto tempo davanti al computer e, alla fine, i giorni da vero rider sono davvero pochi!
E.: Quali sono i lati positivi di questo tipo di vita?
N.M.: Non essere rinchiuso in un ufficio rispettando un orario e quindi sono piuttosto libero di organizzarmi come preferisco. Ieri, ad esempio, ho deciso di prendermi una pausa per passare tutto il giorno sulla neve. Era da tanto che non vedevo condizioni così buone in novembre. Mi sono detto: "Fa parte del mio lavoro. E che lavoro!" Eh Eh Eh.
E.: E gli aspetti negativi?
N.M.: Il nostro corpo è messo a dura prova e poi racchiudere la propria casa in un board bag a volte è stressante! Talvolta sogno di vivere in modo diverso perché è difficile mantenere legami con i miei cari che vedo così poco.
E.: A parte essere un bravo snowboarder quali sono le altre qualità per avere successo?
N.M.: Una buona comunicazione con gli sponsor ed i media; se non ci sai fare, non potranno aiutarti a farti un nome. Ed il tuo nome è prezioso perché a loro serve per vendere prodotti e se hai cose interessanti da dire, i media verranno da te. Bisogna saperci fare sia sulla neve che fuori.
E.: Quali sono i tuoi ricordi più belli?
N.M.: Sono davvero tanti. Ogni viaggio è unico e rimane per sempre inciso nella memoria. Uno dei più significativi è stato certamente un viaggio in Alaska, subito dopo essermi ferito in Giappone schiantandomi contro un albero. Allora non sapevo neppure se sarei riuscito a tornare a gareggiare. Avevo davvero paura. Per fortuna, dopo sole sei settimane, quando mi trovavo in Alaska, mi chiesero di girare una parte nel film "Futureproof". Che fortuna, ero così contento di poter scivolare sulla tavola di nuovo... in più, con condizioni da favola! Ho girato le immagini più belle delle mia vita; non pensavo nemmeno alle riprese che dovevamo fare…. pensavo solo a divertirmi.
E.: E i tuoi ricordi meno belli?
N.M.: In Giappone, quando mi sono ferito. Mi sono schiantato contro un albero. Per la prima volta in vita mia ho visto la morte in faccia! Non riuscivo più a camminare. Ero solo, disperso nella foresta, lontano dal mondo e a -20°C. Ho davvero avuto paura quel giorno!
E.: Dove trascorri la maggior parte del tempo durante l'anno?
N.M.: Negli aeroporti... eh eh. No, dai, scherzo ma comunque passo troppo poco tempo a casa mia in Svizzera. Guardando il passaporto ho fatto i conti: negli ultimi tre anni, sono andato 18 volte negli Stati Uniti.
E.: Qual è la differenza fra uno snowboarder professionista ed un atleta di uno sport tradizionale?
N.M.: Forse abbiamo più libertà. Non abbiamo allenatori che ci dicono cosa fare e quando farlo. Non sopporto che mi dicano cosa devo fare.
E.: In quanto cittadino svizzero, quali punti in comune e quali differenze pensi di avere con un atleta come Roger Federer?
N.M.: Lui gioca a tennis mentre io faccio snowboard (risata). Lui poi vince sempre, diversamente da me. Pensa, Brusti (Patrick Armbruster) mi paragona sempre a lui. Comunque, parlando più seriamente, direi che entrambi abbiamo scelto una vita insolita e abbiamo avuto successo in ciò che ci piace fare. In Svizzera, le persone hanno troppo spesso paura di rincorrere i loro sogni. Hanno paura di fallire, anche se tutti possono provarci. Basta crederci.
E.: Quanto spazio occupano le gare e gli shooting durante la tua stagione?
N.M.: Mi piace fare entrambe le cose. A volte gli sponsor mi chiedono di partecipare a certi eventi. Nella maggior parte dei casi, si tratta di gare a cui parteciperei comunque. Poi, so che alcuni rider hanno bisogno di essere seguiti dai rispettivi sponsor che dicono loro cosa fare. Personalmente, penso spetti a me prendere decisioni e sapermi gestire per continuare ad avere successo.
E.: Nell'ambiente dello snowboard, vedi una differenza fra quando hai cominciato ed ora?
N.M.: Quando ho cominciato, pensavo solo a divertirmi con la tavola. Ora, mi rendo conto che ho delle responsabilità. I professionisti danno il loro volto ai marchi; interveniamo sui prodotti e possiamo dire la nostra. In qualche modo, tracciamo la strada alla futura generazione di rider. Lo snowboard è uno sport creativo e ho voglia di urlare al mondo: "Go and try snowboarding, because it's so damn fun" ("Vai e prova lo snowboarding, perché è dannatamente divertente"). Non ci sono regole da seguire, divertiti e basta. Se sorridi quando ti trovi in fondo a una discesa, allora sei un buon rider.
E.: Pensi già a cosa farai alla fine della tua carriera?
N.M.: Comincio a pensarci. Una cosa è certa: non smetterò mai di dedicarmi allo snowboard, allo skate o al surf. Chissà, potrei dedicarmi ad un'attività a favore dell'ambiente…
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