MEDIOLANUM FORUM DI ASSAGO (MI) - La grande paura è passata. Cabala e storia hanno fatto il loro dovere e ora Milano è pronta a riscrivere la sua, tornando alle Final Four dopo 29 anni di assenza. Il successo sul Bayern Monaco nella decisiva gara-5 dopo la doppia sconfitta sofferta in Baviera regala all'Olimpia il traguardo più importante dell'ultimo trentennio, coronando lo straordinario lavoro realizzato da coach Ettore Messina nella sua seconda stagione alla guida della squadra, la prima in cui ha potuto gestire di persona ogni minimo dettaglio, a partire dalla grande campagna acquisti estiva, nella figura di presidente-allenatore. È un successo che supera l'obiettivo dichiarato a inizio stagione (il raggiungimento dei playoff dopo 7 anni di assenza in quella che è soltanto la seconda avventura nella post-season nell'Eurolega moderna), raccolto di squadra, grazie alla forza e alla compattezza di un gruppo portate a livelli mai visti prima nella storia recente della società. Ora Milano avrà tre settimane per godersi il momento e prepararsi al gran ballo di fine anno, quello che, tra venerdì 28 e domenica 30 maggio, la porterà a Colonia a sfidare il Barcellona con il cuore trepidante per il grande sogno.
Il traguardo è di squadra, abbiamo detto, ma il trionfo di gara-5 risponde quasi esclusivamente a un nome solo, quello di Shavon Shields: 34 punti, massimo in carriera, compreso il tiro libero che, a 6" dalla sirena, spegne l'ultima pazzesca fiammata del Bayern, capace di erodere dieci punti di svantaggio in un solo minuto e rendere ansiogeno il finale di una partita che sembrava poter essere controllato e amministrato con enorme calma e sangue freddo. L'impatto di Shields, uscito dalla panchina, è straordinario su entrambi i lati del campo, perché allo strepitoso fatturato offensivo aggiunge grinta, agonismo, carisma, carattere e la solita presenza nella metacampo difensiva, che lo porta ad agire, come sempre, da agente speciale sul perimetro per ingabbiare le punte di diamante avversarie.
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In soccorso di Shields arrivano i grandi veterani, chiamati a una forte risposta collettiva per far valere quel vantaggio di esperienza e qualità che Milano aveva il dovere di sfruttare per spezzare definitivamente l'equilibrio di una serie che ha vissuto le quattro partite precedenti con spartiti sempre differenti. E allora arriva un sontuoso Malcolm Delaney, ritrovato sulla falsariga dello straripante losing-effort di gara-4: 16 punti, tanta qualità in regia, altrettanta durezza difensiva su Wade Baldwin e cinque punti consecutivi per riaprire la forbice nel momento decisivo, quando il Bayern, mai morto, rientra dal -17 al -6. Poi, un troneggiante Kyle Hines, con attributi enormi da vero quattro-volte campione d'Europa: un tronco in difesa, marmoreo e tentacolare, decisivo nell'ammutolire Baldwin in quell'ultima azione che avrebbe potuto portare a un pazzesco overtime, ma anche ballerino in attacco, delizioso nelle sue giocate a due con Sergio Rodriguez. Già, perché dopo un paio di partite di appannamento, il Chacho torna finalmente a battere un colpo, con un primo tempo brillantissimo in regia dalla panchina e un finale altrettanto convincente, quando smista palloni con l'efficacia e il timing dei momenti migliori (8 punti, 7 assist).
Tolto l'ultimo minuto di follia, il successo è il giusto premio per una partita che Milano conduce con piglio e personalità riprendendo fiducia dopo la doppia sconfitta in terra tedesca con un grosso break di 12-0 a cavallo dei due periodi iniziali. La difesa, aspetto sempre cruciale, funziona spegnendo le bocche da fuoco sul perimetro e regge il confronto fisico nel verniciato anche grazie all'impatto onesto di Kaleb Tarczewski, e le folate di Shields, unite alla creatività della coppia Rodriguez-Delaney e alle spingardate di Gigi Datome, perfetto nella prima metà di gara, restituiscono lustro all'attacco di coach Messina dopo i tentennamenti eccessivi sofferti nelle ultime settimane: il tiro da tre punti (arma determinante per giudicare la bontà della motion-offense biancorossa) funziona come non è mai successo nella serie (12/22 il finale) e il +10 dell'intervallo (50-40) sembra quasi stretto per la qualità e la superiorità della pallacanestro espressa.
Il terzo periodo, momento delicato, non mostra scossoni. Shields continua a martellare, Hines alza il tono in entrambe le aree e Milano vola sul +17 respingendo con l'unica fiammata di Kevin Punter un debole tentativo di rientro avversario. Ma il Bayern, come già visto nelle gare precedenti, non va mai dato per morto, anche quando il pronostico sembra già scritto. Così, nonostante l'amministrazione controllata del quarto periodo, servono due magate consecutive di Malcolm Delaney per rispondere al pericolosissimo rientro sul -6 e ristabilire un comodo cuscinetto di margine sul +12 a poco più di un giro di lancette dalla sirena. Ormai è fatta, ma Milano, anziché affondare la lama, pensa soltanto a giocare col cronometro, errore grave e imperdonabile.
È un attimo. Il Bayern è lì, con un balzo, a sparare un pazzesco contro-break di 0-10 con palla in mano dopo un fallo in attacco su rimessa da fondo. Tremori e fantasmi tornano ad aleggiare nello scheletro del Forum semi-vuoto, ma, ancora una volta, arrivano le manone di Kyle Hines a restituire forza e coraggio, con una giocata da vero campionissimo. Imbavagliato Baldwin su una penetrazione a testa bassa, vinta la palla a due. Poi serve Shields per il tiro libero della staffa e il sospiro di sollievo arriva quando Zipser spara a metri dal ferro la tripla del possibile overtime sulla sirena lanciando un missile da metacampo. Le Final Four, finalmente, sono realtà.

AX Armani Exchange Milano-FC Bayern Monaco 92-89

  • Milano: Delaney 16, Punter 7, Micov, LeDay 4, Tarczewski; Rodriguez 8, Shields 34, Brooks, Hines 12, Datome 7. N.e.: Roll, Evans. All.: Messina.
  • Bayern: Baldwin 17, Flaccadori, Lucic 8, Johnson 14, Reynolds 19; Seeley 11, Zipser 10, Gist 7, Sisko 3, Radosevic. N.e.: Grant, Amaize. All.: Trinchieri.
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