LANXESS ARENA, COLONIA - Il replay della mitica giocata salvifica in gara-1 contro il Bayern questa volta non riesce. La rimessa successiva alla pugnalata inferta da Cory Higgins a otto decimi dalla sirena si spegne in un air-ball impiccato senza speranza di Kevin Punter. Quella stessa speranza che, pochi istanti prima, era brillata negli occhi della Pantera, incredibilmente libero di prendersi, dal palleggio, il suo tiro da tre preferito, quello che avrebbe potuto scrivere un finale tutto differente, ma respinto in maniera beffarda dal ferro.
Ed è ancora più beffardo che quel tiro sputato dal canestro di Colonia sia uscito dalle mani fatate del miglior giocatore fino a quel momento della partita, capace, con 23 punti (16 dei quali in un secondo tempo extra-lusso), di trascinare l'Olimpia dal -9 dell'intervallo lungo a un quasi impensabile +8 alla metà del terzo periodo. Sarà dunque il Barcellona a tornare in finale dopo 11 anni di attesa per sfidare l'Anadolu Efes Istanbul nel match-clou di domenica sera, lasciando all'Olimpia quel match per il terzo posto che definire "di consolazione" è quanto mai azzeccato. Perché il grande sogno, atteso dal mitico back-to-back dell'87-88, era proprio lì, tangibile, a una manciata di millimetri dall'essere artigliato.
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Il Barça si prende la finale di forza, confermando nella serata più importante della stagione quelle qualità che lo hanno tenuto in vetta per la quasi totalità della regular-season, figlie di una qualità eccelsa su entrambi i lati del campo. Le armi offensive, affilate dal carisma e dall'esperienza dei veterani, esplodono in un primo tempo da punteggio altissimo e percentuali scintillanti (51-42 con il 65% da due e il 55% dall'arco), quelle difensive, forgiate da una grande annata di coach Jasikevicius, riemergono in un quarto periodo da soli 11 punti concessi a un'Olimpia che sembrava poter ingranare marce inarrivabili con i 29 sparati nel terzo quarto, figli di un maxi-parziale di 25-8. Agli 11 di Cory Higgins, killer spietato, si uniscono i 21 di Nikola Mirotic, spettacolare nelle letture e nelle spaziature offensive, i 10 di Pau Gasol, delizioso in un primo tempo in cui sfoggia la sua eterna classe anche a 41 anni di età, e i 17 con 6 assist di Nick Calathes, mente superlativa ma costretto ad alzare bandiera bianca per un problema alla caviglia sofferto nel finale.
E lì, nei minuti decisivi, l'Olimpia dimostra di aver ancora bisogno di quel piccolo step in più per poter ambire realmente al bersaglio grande. Non tanto nella metacampo difensiva, dove il registro cambia in maniera radicale dopo i 51 punti concessi nel primo tempo, ma nella freddezza e nella gestione dei possessi, sprecati con errori di letture, scelte e tiro anche dai veterani più affidabili. Un peccato doppio, perché vede la spinta emotiva spegnersi proprio sul bello, dopo che, con il quintetto piccolo sorretto da minuti straordinari di Vlado Micov da 4 tattico e Kaleb Tarczewski leonino su Pau Gasol, Milano era riuscita a tradurre sul parquet lunghi tratti di ottima pallacanestro corale su entrambe le sponde, dura, fisica e solida in difesa (ribaltata e vinta quella battaglia a rimbalzo tanto temuta da Messina alla vigilia) e perfetta nelle spaziature, nel timing e nel gioco perimetrale in attacco.
In questa serata Milano trova splendide conferme dalle due sorprese più belle della stagione, perché oltre ai 23 in soli 22' dalla panchina del già citato Punter si uniscono i 13 con 5 rimbalzi e 3 recuperi di Shavon Shields, solidissimo nella sua più classica delle prestazioni all-around. Alla crescita della linea verde si affiancano le riscoperte di Vlado Micov (14), vero jolly pescato dopo tre settimane di inattività ma ancora capace di sfoderare un basket di intelligenza d'altro livello (attenzione al possibile rientro in rotazione nella fase calda dei playoff di campionato...) e di Kaleb Tarczewski, rivisto attivo e tonico come nei suoi momenti migliori dello scorso anno. Manca, come detto, la parte conclusiva della gestione Delaney-Rodriguez, ottima per tre quarti abbondanti ma stranamente svanita proprio nel momento-chiave, e quel guizzo di qualità vicino a canestro per permettere all'Olimpia di scoprire una dimensione ulteriore al gioco perimetrale, specialmente per attaccare i cambi difensivi, vera arma con cui il Barcellona ha cambiato lo spartito e vinto la partita.

FC Barcellona-AX Armani Exchange Milano 84-82

  • Barcellona: Calathes 17, Higgins 11, Abrines 6, Davies 2, Mirotic 21; Hanga 2, Bolmaro 4, Smits 3, Gasol 10, Oriola, Kuric 8, Claver. All.: Jasikevicius.
  • Milano: Delaney 9, Shields 13, Micov 14, LeDay 8, Hines 4; Punter 23, Roll, Rodriguez 11, Tarczewski, Brooks, Evans, Datome. All.: Messina.

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