Prima squadra europea a violare il Palau in stagione. Prima squadra a battere il Barcellona all'andata e al ritorno. La serata del Forum dello scorso 4 novembre, quella che sembrava irripetibile per la perfezione raggiunta, viene bissata da un altro momento epico del capitolo di coach Ettore Messina sulla panchina dell'Olimpia Milano. Un exploit quasi impronosticabile, sia per la qualità dell'avversario che, soprattutto, per la condizione con cui l'Armani si presentava in Catalogna, priva di tre uomini chiave (Datome, Shields e Mitoglou), reduce da un focolaio enorme di coronavirus e bloccata per diversi giorni nell'inattività forzata. Abbiamo individuato tre fattori per spiegare l'impresa del Palau.

Quintettone e lavoro dei lunghi, perno di un sistema difensivo di lusso

La gara di andata coincise con la massima espressione del sistema difensivo biancorosso costruito da coach Ettore Messina. Quella partita, destinata a restare quasi un unicum nella stagione, ha trovato invece una straordinaria riproposizione. Ancor più importante considerando la mancanza di due tasselli determinanti per gli equilibri difensivi (Shields e Mitoglou) e i dubbi sulle condizioni fisiche di Malcolm Delaney, il principale stopper sul pallone.
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Milano ha tenuto la capolista a 28 punti equamente distribuiti tra i primi due periodi in un primo tempo straordinario. E nel quarto periodo, in uno degli sprazzi più leggendari della gestione Messina, ha soffocato il Barcellona a soli 11 punti in 9 minuti, costruendosi le chance per rimonta e sorpasso. Il Barça, miglior attacco dell'Eurolega in questa stagione, ha segnato 71.5 punti di media nelle due gare contro l'Olimpia. Nelle 17 restanti, ha viaggiato a 85.5. Un gap di 14 punti generato in gran parte dallo straordinario lavoro dei lunghi.

Nikola Mirotic marcato da Kyle Hines, FC Barcellona-AX Armani Exchange Milano, Eurolega 2021-22

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Il quintettone con Nik Melli o Pippo Ricci in ala piccola, già sfoderato più volte in stagione, si è rivelato ancora molto funzionale, incanalandosi in quella tendenza di big-ball che sta caratterizzando sempre più il basket moderno d'alto livello, con una spaccatura evidente rispetto ai sistemi d'oltreoceano. Pareggiare la fisicità del Barcellona, altra squadra che ha sempre usato un assetto con il triplo lungo in stagione, era l'obiettivo, perfettamente raggiunto. Nik Melli, Kyle Hines, Pippo Ricci, Ben Bentil e anche Kaleb Tarczewski, in quei 6 minuti a cavallo dei due periodi iniziali, hanno eretto un muro solido, entrando lentamente sottopelle alla coppia Mirotic-Davies e reggendo alla perfezione sui cambi difensivi. Costringere il Barcellona a 19 palle perse (6 in più della media abituale) sul proprio parquet è sintomo di un'organizzazione difensiva collettiva capace di sgretolare certezze e fluidità di una delle macchine offensive più brillanti del basket europeo odierno.

Delaney-Rodriguez: il ritorno della grande coppia di leader sul perimetro

È stato preservato nelle ultime due partite di campionato. È tornato in campo dopo quasi un mese di inattività sul campo della capolista in Eurolega. Ha approcciato la partita mostrando ruggine evidentissima nelle prime azioni. Ma poi, con il passare dei minuti e la riemersione delle naturali sensazioni, Malcolm Delaney si è trasformato in un killer. Fermato da un infortunio nel momento migliore della stagione (e della sua intera carriera in biancorosso), MD sembra di nuovo pronto per tornare a formare con Sergio Rodriguez quella coppia di leader sul perimetro di livello straordinario per il basket europeo. Una coppia perfettamente complementare per caratteristiche, sfruttabile sia in alternanza che in concomitanza sul parquet.
A Barcellona il loro impatto combinato è stato totale. All'esplosione iniziale del Chacho, macchina da punti infernale in un primo tempo dominato dalle difese su entrambi i fronti, è seguita la salita in cattedra di Delaney, più freddo, cinico e calcolatore per riorganizzare la squadra nel momento peggiore, quando il ritmo up-tempo del sanguigno Rodriguez tendeva più a deragliare che a costruire. Delaney ha saputo placare l'emotività della squadra nel terzo periodo, togliere ritmo al Barcellona rallentando i possessi, mettere sul piatto una personalità enorme da generale vero.
Nel finale, Messina ha potuto giocarseli entrambi, sfruttandoli in contemporanea per supplire alla mancanza di qualità sul perimetro per le assenze di Datome e Shields. Il risultato? Perfetto. Tra triple spaccagambe e assist frutto di letture perfette, Rodriguez e Delaney hanno tenuto la situazione in pugno trasformando un finale da filo spinato in una spettacolare cavalcata verso il traguardo. Carattere, esperienza e personalità debordanti.

Da "tappabuchi" a pezzo chiave del puzzle: l'inserimento straordinario di Ben Bentil

È arrivato a Milano con stigmate strane. Di seconda (se non terza) scelta, di tappabuchi in attesa della ripresa di Mitoglou, di timore di rivedere un altro Jeremy Evans, oggetto iper-misterioso della scorsa stagione. Invece, sin dalla prima partita a Berlino, Ben Bentil è stato una sorpresa super-lieta. E ora, alla sua decima gara in biancorosso tra campionato ed Eurolega, è già diventato un pezzo saldissimo del roster, ritagliandosi uno spazio importante e meritato in rotazione.

Ben Bentil a rimbalzo nella partita tra FC Barcellona e AX Armani Exchange Milano, Eurolega 2021-22

Credit Foto Getty Images

Quegli strani ricordi che faticavano a ripescare dal fondo della memoria i suoi highlights nel bienno trascorso al Panathinaikos sono stati smentiti da una serie di prestazioni sempre più convincenti. Bentil si sta imponendo come giocatore completo in entrambe le metacampo. Un giocatore di intelligenza, che conosce il gioco, che sa leggere le situazioni, che ha capacità di colpire in modi differenti in attacco e che, soprattutto, ha fisicità, grinta e fame di emergere, qualità determinanti per rivelarsi pedina funzionale nel sistema difensivo di coach Ettore Messina.
Il rapporto che ha costruito con l'allenatore è sorprendente. Messina lo applaude, lo coccola in panchina, gli dà fiducia, all'interno di un atteggiamento one-to-one molto differente rispetto alla gestione più severa del resto del gruppo. Ma, evidentemente, è una fiducia ben riposta e perfettamente ripagata. Nessun altro giocatore, finora, era riuscito a inserirsi così bene, in corsa, nel suo sistema all'Olimpia. Chapeau, Ben!
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