"Non dimenticherò mai questa serata. Non direi che è stato come vincere un titolo, ma ci è andato decisamente vicino". Parole di Klay Thompson, tornato sul parquet questa notte per i Golden State Warriors contro i Cleveland Cavaliers al Chase Center di San Francisco dopo quasi 1000 giorni di assenza per infortunio, 941 per la precisione, a causa di una tremenda "doppietta" legamento crociato e tendine d'Achille. Un rientro atteso da tutti, compagni, avversari, appassionati, in primis da Klay, 31 anni, l'altro "Splash Brother" dei Dubs con Stephen Curry. "È il solito Klay. Abbiamo più di metà stagione per capire cosa possiamo essere, per capire come fare", ha detto Steph, autore di 26 punti.
Già, il solito Klay: annunciato per ultimo nell'ingresso in campo dei Warriors, parte in quintetto come promesso da Steve Kerr e segna il primo canestro dei suoi andando verso il ferro per il 2-2, facendo eruttare il Chase Center. Il secondo bersaglio arriva sul finire del secondo periodo ed è un messaggio che Thompson sta molto bene perchè attacca il pivot dei Cavs Jarrett Allen e finisce a canestro con una tonante schiacciata, l'highlights principale della sua notte! Prima dell'intervallo c'è spazio anche per una bomba, la sua specialità, la prima della serata per lui. Dopo la pausa negli spogliatoi, il ritorno in campo è bollente: tre canestri in fila per 7 punti per dare il +12 a Golden State. L'ultimo canestro è un'altra tripla, la terza del suo match, per il 90-77 a meno di 4' dal termine. Il suo tabellino finale recita 17 punti in 20 minuti, tirando 7/18 dal campo con 3/8 da tre, 3 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata e 2 palle perse, non male per uno che giocava una partita vera dal giugno 2019, gara 6 delle Finals contro i Raptors.
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"Ne è valsa la pena. Ogni singolo momento di riabilitazione, ne è valsa la pena per tornare a vivere un momento così. Ho imparato che c’è sempre la luce in fondo al tunnel, che i momenti duri passano ma le persone vere restano", racconta Klay Thompson in conferenza stampa. "Sono felice anche solo di poter competere di nuovo, ma sono orgoglioso di me stesso per non aver mai mollato. Ci sono stati momenti in cui ho dubitato di me stesso: quando hai infortuni seri come i miei, ci vuole tanto tempo anche solo per ricostruire la muscolatura, e poi cominci a chiederti se potrai fare di nuovo le cose che facevi prima. E io ho dubitato, mi sono chiesto quello che sarei stato. Tornare in campo e tirare, giocare in difesa, giocare a basket che è la cosa che amo di più, è stato davvero speciale e ha dato a tutto un altro significato", ha aggiunto.
E' soltanto la prima gara per Thomson, ne arriveranno altre, per lui e per i Warriors: "Ora che ho giocato, che ho toccato la palla, che ho messo tiri e difeso, riesco a vedere un futuro in cui aiuto questa squadra a vincere il titolo, l’obiettivo che ci siamo dati da inizio stagione. So quello che serve, così come lo sanno i miei compagni. Sono felice, posso tornare a casa, riguardarmi giocare e capire come migliorare". Una serata da sogno, col Chase Center ai suoi piedi e poi un momento dolcissimo in spogliatoio, col figlio più piccolo di Steph Curry, Canon, che gli consegna il pallone della partita tra gli applausi di tutti i suoi compagni di squadra. Bentornato caro Klay!

Klay Thompson: "Notte indimenticabile, ne è valsa la pena"

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