VIRTUS SEGAFREDO ARENA, BOLOGNA - Un'attesa durata vent'anni, segnata dai dolorosi step di una radiazione e una retrocessione, è ora realtà: la Virtus Bologna torna sul trono d'Italia per la prima volta dal 2001 cucendosi sul petto lo Scudetto numero 16 della storia. Lo fa nel modo più impronosticabile possibile, con un netto 4-0 senza chance di replica in una finale dominata contro l'Olimpia Milano, la grande rivale di sempre e favorita ai blocchi di partenza, e lo fa, in una curiosa circolarità del karma, contro lo stesso allenatore, Ettore Messina, che vent'anni fa l'aveva portata al massimo livello di sempre con il Grande Slam e quell'epica finale di Eurolega vinta in cinque gare contro il Baskonia, allora targato Tau Ceramica.
Il trionfo per chiudere la serie nella decisiva gara-4 consegna alla Virtus quel titolo inseguito per due lunghissimi anni, confermando la bontà del grande progetto di ricostruzione cominciato con l'arrivo di Milos Teodosic nell'estate del 2019 a fronte della sanguinosa sconfitta in rimonta nelle semifinali di Eurocup, passo falso che ha costretto la società a rimodulare le ambizioni in Europa. Ma se l'appuntamento con l'Eurolega può essere considerato soltanto rimandato e pronto a essere abbordato nella prossima stagione, la consacrazione in Italia ridisegna già ora gli equilibri del basket nazionale, rimettendo Basket City al centro della mappa e riaccendendo il dualismo con Milano su quel polo che ha caratterizzato ampie pagine della storia della nostra pallacanestro.

Marco Belinelli realizza due bombe davvero clamorose

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Nonostante il nuovo cambio tattico portato da coach Ettore Messina, con il reintegro di Zach LeDay in quintetto base al posto di Kaleb Tarczewski, gara-4 ritrova lo stesso spartito delle partite precedenti esplodendo in una ripresa di livello spettacolare. Dopo i 43 subiti in un primo tempo in cui Milano cerca di attaccare maggiormente il ferro, memore delle percentuali dall'arco disastrose delle prime tre partite, la Virtus sfodera una consistenza difensiva straordinaria tenendo gli avversari a soli 19 punti nell'intera ripresa, 8 in un terzo periodo vissuto con una concentrazione, una fisicità e un'intensità portate al livello massimo della serie. E così, quell'Olimpia che sembrava poter scompaginare gli equilibri con un attacco più propositivo ed efficace vicino al verniciato, si perde, nuovamente, in venti minuti di cornate rifilate in maniera dolorosa contro il muro innalzato da coach Sasha Djordjevic: alla fine saranno 20 palle perse, 13 delle quali in una ripresa asfissiata da un'organizzazione difensiva bianconera al limite della perfezione, con cambi tenuti su ogni blocco e un lavoro straordinario della seconda linea e del lato debole in rotazione e aiuto.

Taglio di Alibegovic che riceve e inchioda la bimane

Il lampo iniziale, che vede Milano balzare anche sul +8 (19-27 all'11') sfruttando l'inizio comprensibilmente contratto di una Virtus costretta a fare i conti con un carico di pressione psicologica mai provato finora nella serie, viene spento da un parziale-lampo di 7-2 nei primi tre minuti di ripresa per il sorpasso e da un altro di 11-5 nella prima metà del quarto periodo per spaccare gli equilibri in maniera definitiva con una tripla di Kyle Weems dall'angolo (66-56). Contata in piedi, Milano ha la forza per ricucire fino al -6 con una mini-reazione nervosa prima di ritrovarsi stesa al tappeto da un altro siluro da campione di Milos Teodosic. Nonostante i problemi di falli, il Mago, eletto MVP delle Finals, regala un'altra serata di enorme personalità e qualità tattica offensiva (10 punti e 6 assist in 17'), perfettamente supportato da un Alessandro Pajola ancora una volta straordinario su entrambe le metà del campo, tanto efficace in regia (8 punti, 4 assist) quanto determinante nel cambiare gli equilibri difensivi con ben 7 palle recuperate e il classico lavoro di distruzione del gioco sui portatori di palla e sui blitz in raddoppio. A rimpolpare il bottino ci pensano Marco Belinelli, chirurgico con 15 punti in 25' dalla panchina e una serie di canestri dall'arco segnati con tempismo e piglio da campione, e Kyle Weems, forse il vero MVP per completezza della serie, ancora sugli scudi con 14 punti, 4 rimbalzi e la mano tenuta in forno dall'arco (4/6 da tre).

La Virtus Bologna è campione d'Italia: il finale di gara 4

Milano, che ha comunque il merito di restare in partita fino alla fine grazie alla forza della sua difesa, paga ancora una volta l'evidente deficit energetico e soprattutto mentale, precipitando in una spirale di sfiducia sempre più negativa con il trascorrere dei minuti. Il 5/21 dall'arco (24%) è un dato che conferma la bontà della qualità difensiva bianconera e le difficoltà di un attacco che ha sempre faticato nel trovare le contromisure adatte, limitato anche da una regia poco lucida ed efficace e dal calo psicologico netto delle bocche da fuoco principali, da Sergio Rodriguez a Kevin Punter, da Shavon Shields a Zach LeDay (soltanto 2 punti in 27'). Lo stesso Shields, super-volitivo, sarà l'ultimo ad abbandonare la barca (16 punti, 10 rimbalzi, 7 falli subiti), probabilmente il migliore assieme a Gigi Datome (10 punti, 6 falli subiti), ma entrambi scomparsi nel quarto periodo decisivo. Per la quarta volta consecutiva, la panchina si rivela improduttiva, eccezion fatta per una fiammata di Punter, con il gruppo italiani, rivisto con lo scongelamento di Andrea Cinciarini, inferiore per intensità e fiducia rispetto a quello avversario.

Virtus Segafredo Bologna-AX Armani Exchange Milano 73-62

  • Bologna: Markovic 7, Abass 2, Weems 14, Ricci 5, Gamble; Teodosic 10, Belinelli 15, Pajola 8, Alibegovic 6, Hunter 6. N.e.: Nikolic, Adams. All.: Djordjevic.
  • Milano: Rodriguez 8, Shields 16, Datome 10, LeDay 2, Hines 10; Brooks, Moraschini, Cinciarini 5, Wojciechowski, Micov, Punter 11, Biligha. All.: Datome.

Highlights gara-4: Virtus Bologna-Olimpia Milano 73-62

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Riguarda gara-4 tra Virtus Segafredo Bologna e AX Armani Exchange Milano in VOD (Contenuto Premium)

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Segafredo Virtus Bologna - AX Armani Exchange Milano

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