Rewind: 26 febbraio 2011-12, Serie A. "Per caratteristiche mi ricorda Ronaldo. Di una cosa sono sicuro. Alla sua età è più forte di Sanchez". Sono parole abbastanza forti quelle che escono dalla bocca di Serse Cosmi dopo la vittoria del suo Lecce in quel di Cagliari. Parole che rispondono a una domanda su Luis Muriel: un giovane 21enne colombiano in forza ai salentini ma già acquistato dall’Udinese. Cosmi si sta affidando a lui, che ha segnato il secondo gol consecutivo, per provare a salvare la squadra dallo spettro della retrocessione.
Intermezzo: un anno particolare quel 2012. Secondo la profezia dei Maya doveva finire il mondo, Messi conquistava il suo terzo pallone d’oro, Rita Levi-Montalcini e Lucio Dalla salutavano per sempre questo pianeta e la costa Concordia ci regalava una delle pagine più imbarazzanti e tragiche tra quelle mai lette. In tutto questo, il Lecce di Cuadrado, Di Michele, Giacomazzi e Muriel salutava la Serie A e veniva retrocesso in LegaPro per illecito sportivo.
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Di quel Luis Muriel rimasero i 7 gol, un fisico asciutto ma rotondo, un hype assurdo e quel paragone con Ronaldo. Ci credevamo? Tantissimo. Ed infatti l’anno dopo eccolo lì. Con Guidolin in panchina e una formazione tra le più sorprendenti di sempre, 11 gol e prima doppia cifra in carriera. Da quel momento in poi, sognare qualcosa di meno di titoli, partecipazioni in Champions League e valanghe di gol sembrava crudele. Andrea Carnevale, scouting co-ordinator dei friulani, in un'intervista a The Athletic ha detto: "Pensavo andasse al Barcellona o allo United".
Fast forward: giugno 2019, Serie A. Quando Luis Muriel è sbarcato sul pianeta Gasperini, tutto quello che di buono pensavamo su di lui appena 6 anni prima era scomparso come quella profezia dei Maya sulla fine del mondo. Alla soglia dei 30 anni, Bergamo era l’ennesima (leggi ultima) occasione per il colombiano. Rimbalzato anche alla Fiorentina, che non lo aveva riscattato più per mancanza di denari che per volontà, eccolo a Zingonia.

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Finalmente

Ragionando per salti temporali, in un attimo siamo al 23 febbraio 2021. Quasi 9 anni dopo quell’affermazione di Cosmi, così forte e così pressante, Lucho si è finalmente rivelato per quello che è: uno straordinario - e continuo - giocatore di pallone. Il finalmente è recitato con quell’intonazione tipica dell’uomo che si toglie il peso dalle spalle. Con 36 gol in 71 partite (e una stagione ancora da finire) il vero Muriel si è manifestato in tutta la sua purezza. Un giocatore zig-zagante, simile al primo Ronaldo, che aveva bisogno di tempo e spazio per esplodere.
"Il paragone con Ronaldo l’ho sempre preso come motivazione. Se ci avessi creduto quel pizzico in più magari avrei raggiunto traguardi più alti. Ma la verità è che essere paragonati al fenomeno significa dare sempre il massimo, e quando non lo fai arrivano le critiche. Non è facile convivere con questo. Dopo ogni partita giocata bene i media italiani mi hanno paragonato a Ronaldo, mentre dopo una brutta prestazione tornavano indietro. "Il ciccione non è tanto bravo", dicevano. È stata dura ma con l’esperienza maturata riesco a conviverci in maniera più tranquilla. Negli ultimi due anni ho raggiunto traguardi importanti." (pensiero preso da una diretta Instagram del colombiano, maggio 2020)
Traguardi che sono arrivati con la maglia dell’Atalanta: una formazione che per certi versi ricorda l’Udinese di inizio anni ’10. Una squadra considerata "piccola", sempre abituata a lottare per la salvezza, che scala le gerarchie ed arriva tre le prime 8 d’Europa. Ecco, l’Udinese di Muriel non superò mai l’ostacolo del preliminare di Champions mentre l’Atalanta, anche grazie al nuovo Luis, si è seduta stabilmente nell’elite europea.
  • Le ultime 7 stagioni di Luis Muriel
STAGIONE PRESENZE E GOL
2020-21 Atalanta30-17
2019-20 Atalanta41-19
2018-19 Siviglia-Fiorentina42-13
2017-18 Siviglia 46-9
2016-17 Samp33-13
2015-16 Samp35-7
2014-15 Udinese-Samp27-4
Traguardi che ci parlano di 30 partite - nel 2020-21 - con 17 gol e 7 assist. Se togliamo l’anno scorso, il dato più alto nella sua carriera si fermava a 13. In campionato siamo ad una rete ogni 53 minuti. Numeri completamente da capogiro per quello che può essere definito come il dodicesimo uomo più impattante del mondo. Vedere il suo minutaggio in stagione fa spavento: solo 4 volte sopra i 70 minuti (dati Transfermarkt).
L’impressione è che questo ruolo da backup (riserva) di Duvan Zapata, con diverse licenze di uccidere, lo abbia sbloccato a livello mentale. In tanti anni di carriera è sempre stato dipinto come l’uomo da cui ripartire, l’attaccante che sa fare reparto da solo, il giocatore copertina, il nuovo-Ronaldo. In realtà Lucho è tutto tranne che Ronaldo. È simile per certi versi, ma è maturato con il tempo. Oggi, che ha trovato la continuità, è un giocatore decisivo a tutte le latitudini. Più che sixth man of the year andrebbe citato un altro premio: il comeback of the year. Ogni volta che ritorna - e segna - Luis ti fa stare bene.

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