Juventus-Porto, ottavo di ritorno di Champions League andato in scena all'Allianz Stadium di Torino, si è concluso col punteggio di 3-2 per i bianconeri. Inutile la doppietta di Chiesa e la rete di Rabiot per la formazione di Pirlo: i portoghesi volano ai quarti di finale grazie a un'altra doppietta, quella di Sergio Oliveira. Di seguito le 5 verità che ci ha proposto il match.

1) Ajax, Lione, Porto: la maledizione prosegue

25 anni senza alzare la coppa. 25 anni di delusioni in serie, tra finali perse (cinque) e troppe avventure interrotte precocemente. Nemmeno l'acquisto boom di Cristiano Ronaldo ha aiutato la Juventus nell'impresa apparentemente impossibile di alzare quella Champions League vinta per l'ultima volta nel 1996. Tre edizioni con il fuoriclasse portoghese vestito di bianco e nero, tre eliminazioni contro avversari teoricamente inferiori: prima l'Ajax, quindi il Lione, infine il Porto. Incredibile. Delusioni su delusioni, fallimenti su fallimenti. Ancora una volta la Juve ha fallito l'appuntamento più importante, la magnifica ossessione che si porta dietro da più di due decenni. Da Sarri a Pirlo, almeno da questo punto di vista, in un anno è cambiato poco.
Champions League
Juve, la corsa è finita: 3-2 al Porto, che vola ai quarti
09/03/2021 A 19:18

2) Ancora un approccio sbagliato: ormai non fa più notizia

Era già accaduto anche a Oporto. E per ben due volte, all'inizio del primo e poi del secondo tempo. Juventus in campo distratta, senza mordente, senza quell'adrenalina necessaria in notti così importanti. Ma se dagli errori spesso si fa tesoro, la formazione di Pirlo ha dimostrato di aver imparato poco o nulla dalla gara d'andata. Il tecnico ha sviato nel post partita: "Stasera eravamo partiti meglio di loro, potevamo sbloccarla nei primi minuti". Ma la verità è che anche all'Anche all'Allianz Stadium l'approccio è stato il peggiore possibile, condensato in un mix di mancanza di idee e paura di non farcela, divenuta vero e proprio panico dopo il primo gol di Sergio Oliveira. Ormai è una sorta di refrain. La Juve parte male, poi in un modo o nell'altro sistema le cose a partita in corso. Lo ha fatto anche stavolta, in fondo. Ma non è bastato.

3) Chiesa luce nel buio: è il miglior giocatore stagionale della Juve

I numeri dicono che Cristiano Ronaldo, naturalmente, ha segnato più di tutti anche in questa stagione. Ma la vera luce nel buio juventino si chiama Federico Chiesa. Protagonista di un'annata di altissimo profilo e di un 2021 semplicemente sensazionale. 9 gol tra campionato e Champions League, assist per i compagni, la sensazione di una brillantezza fisica e mentale sconosciuta a molti. La cifra che la Juve ha accettato di pagare per prenderlo a titolo definitivo ha avuto un senso. Chiesa, oggi, è assieme all'interista Nicolò Barella il miglior giocatore italiano. L'uomo giusto su cui costruire il futuro.

4) Se Ronaldo è in serata no può essere dannoso

Anche Cristiano Ronaldo, l'alieno dei record, può incappare in una serata storta. E ieri si è visto. Di buono, solo l'assist per l'1-1 di Chiesa. Per il resto, solo cose negative. CR7 ci ha provato, si è sbattuto, ha tentato di aiutare la squadra, ma completamente senza successo. L'episodio simbolo della sua partita è lo strano salto che apre la barriera, consentendo al pallone calciato da Sergio Oliveira di dirigersi verso la porta di Szczesny. E poi controlli sbagliati, appoggi imprecisi, nessuna occasione per far male. Anche lui è umano. E come gli umani, se in serata no può essere dannoso.

La disperazione di Cristiano Ronaldo, Juventus-Porto, Getty Images

Credit Foto Getty Images

5) Complimenti al Porto: non ha rubato nulla

Al netto di qualche episodio contestato (un paio di rigori reclamati dalla Juve e non concessi dall'olandese Kuipers), il Porto si è complessivamente guadagnato la qualificazione. Migliore all'andata, migliore nel primo tempo di Torino, poi tradito dall'ingenuo Taremi e infine capace di eliminare un avversario più forte con un uomo in meno. Menzione speciale per Sergio Oliveira, naturalmente. Ma anche per Pepe, un baluardo anche alla veneranda età (calcistica) di 39 anni. Corona ha qualità di prim'ordine, Otavio farebbe comodo al Milan ma non solo. E via dicendo. Sergio Conceição ha dato un'identità ai Dragões, nonostante il largo svantaggio dallo Sporting in campionato sembri suggerire tutt'altro. E ora entra a far parte delle prime 8 d'Europa. Complimenti.

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