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Il Brasile sa soffrire
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Pubblicato 11/07/2007 alle 10:14 GMT+2
"Una squadra vincente deve sapere soffrire. Contro l'Uruguay abbiamo sofferto e, alla fine, abbiamo vinto". E' il pensiero del ct, Dunga
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Non sa ancora giocare un calcio brillante, la Seleçao di Carlos Dunga, ma di certo, sa soffrire. Come il suo commissario tecnico, quasi trasfigurato nella parte finale della serie dei rigori, nemmeno capace più di esultare per le tante apprensioni vissute in 90 minuti e oltre.
Tre anni dopo, senza le sue star da spot planetari e sorrisi stampati sui volti, il Brasile è ancora lì, in finale, aggrappato a quel trono continentale che in Perù conquistò sempre ai rigori, su Uruguay a Argentina. La fiera opposizione della Celeste non è stata sconfitta con il talento dell' inconsistente Robinho, né con l"esperienza di Gilberto Silva. Il capitano, anzi, si è procurato maldestramente il secondo cartellino giallo in due partite e sarà dunque squalificato per la finale. No, stavolta, il successo della Seleçao porta le firme di Doni, Gilberto e Maicon.
Il portiere della Roma, alla vigilia, veniva ironicamente definito dalla stampa brasiliana "una delle poche certezze di questa nazionale", tanto si era certi della sua inaffidabilità. La sua risposta è arrivata nei tempi regolamentari e ai rigori, con le parate su Forlàn; sui corner maligni di Recoba; e, alla fine, sui rigori dello stesso ex attaccante del Manchester United e di Diego Lugano. Abilità e un po' di mestiere, con quel passo in avanti non permesso dal regolamento ma concesso, benevolmente, a lui e al suo collega Carini dall'arbitro Ruìz.
Gode, Doni, perché ora c'è anche la sua firma su questa Copa America verdeoro; così come c'è quella dei due laterali difensivi di Dunga, Maicon e Gilberto. L'interista, dopo l'infortunio nella prima gara con il Cile, ha recuperato con grande costanza e forza di volontà dal problema alla spalla sinistra: suo il sigillo dell'1-0 in semifinale, nel cuore di uno dei duelli più belli del match, con Fucile. Gilberto, invece, è stato l'unico giocatore capace di trasformare un rigore nella serie a oltranza.
Hanno fallito Fernando, Pablo Garcia e Diego Lugano, ma lui no: e una volta tanto, il passato da giocatore di futsal e da autista di Ronaldo, non gli verrà rinfacciato. Con quell'esperienza, porte piccole e portieri enormi, e quelle amicizie fenomenali, il rigore decisivo nella semifinale di Copa America dev'essergli sembrato una passeggiata&hellip
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