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Riquelme e il Brasile
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Pubblicato 13/07/2007 alle 14:58 GMT+2
La sfida nella sfida: fra le mille sfaccettature dell’infinito duello fra Argentina e Brasile, la figura di Riquelme presenta una storia chiaramente particolare
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Credit Foto Eurosport
Per lui, che oggi come nessuno rappresenta il volto del bulldozer albiceleste, i precedenti parlano di un destino altalenante: il suo astro illuminò il Monumental nelle qualificazioni a Germania 2006, quando infilzò la Seleçao nella notte della rivincita argentina dopo il Ronaldo-show di Belo Horizonte.
All'opposto, c'è invece quanto Romàn propose nella finale di Confederations Cup appena una ventina di giorni dopo: nel sublime concerto dell'attacco verdeoro, Riquelme naufragò, subissato dal trattamento ruvidissimo (8 falli subiti) riservatogli in mediana, e apparendo sempre troppo lontano dalla zona del campo in cui lui può incidere come nessun'altro.
Ancor peggio andò nel settembre scorso a Londra, nel giorno dell'esordio di Basile, nel pomeriggio che palesò l'utopia dei pensieri rivoluzionari del Coco e che spinse il numero 10 ad abbandonare la Selecciòn.
Oggi, però, è tutta un'altra storia: il 2007 gli ha restituito, oltre che la nazionale, quelle doti di continuità e concretezza che sublimano il suo genio, e a sancire la rinascita è servita la doppia finale di Libertadores, griffata con 3 reti, arrivata a rompere l'egemonìa brasiliana proprio contro una squadra brasiliana.
Il destino che scherza, più prosaicamente la posizione tattica regalatagli da Russo e Basile, ovvero immediatamente a ridosso delle punte, gli permette di innescare liberamente i suoi piedi morbidi e letali; a Maracaibo, dove ha già rifilato una doppietta alla Colombia, Riquelme può finalmente far quadrare il cerchio, anche se fra Brasile ed Argentina, lo dice la storia, nulla può mai considerarsi chiuso.
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