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Rivali storici
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Pubblicato 10/07/2007 alle 17:35 GMT+2
Questa notte la prima semifinale di Copa America vede protagoniste Brasile e Uruguay. Un avvio di Copa difficile per entrambe le nazionali che, però, nel corso della manifestazione hanno saputo trovare quel giusto equilibrio tra gioco e coesione necessari
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"Maracaibo, mare forza nove, fuggire sì ma dove&hellip ", recitava il testo di una famosa canzone&hellip La città caraibica a fare da palcoscenico, il mare sarà mosso, come sempre accade quando Brasile e Uruguay si affrontano, e la fuga sarà per una sola, destinazione la finale del 15 luglio prossimo. Al Josè Pachencho Romero si rinnova l'eterna sfida tra Verdeoro e Celeste, sfida, che dalla finale dei Mondiali del '50 ha un fascino tutto particolare. Oggi come allora Brasile favorito, oggi come allora, Forlàn, Recoba e compagni sognano di emulare le gesta di Schiaffino, Ghiggia e Varela. Curioso come le due nazionali arrivino a questa semifinale avendo marciato su un percorso piuttosto simile.
Il Brasile, dopo aver incassato una bruciante sconfitta e tante critiche all'esordio contro il Messico, ha raddrizzato la propria rotta, migliorandosi e convincendosi della propria forza con il passare delle partite. Battuto il Cile e piegato l'Ecuador i brasiliani hanno superato l'ostacolo quarti schiantando nuovamente il Cile. Trascinato dal leader maximo Robinho, capocannoniere di Copa a quota sei reti, mai così incisivo e decisivo in maglia verdeoro, il Brasile è migliorato nel gioco e, soprattutto, nella coesione. Invece di distruggere, il ko contro il Tricolor nordamericano, ha avuto il pregio di cementare un gruppo che oggi pare compattissimo e deciso a riconfermarsi campione del Sudamerica.
Proprio l'argomento coesione di squadra era stato al centro di discussioni in Uruguay, con buona parte dell'opinione pubblica convinta che la nazionale di Oscar Tabarez fosse un assieme di singoli poco legati fra loro. Tesi che l'umiliante 0-3 con il Perù aveva contribuito a rafforzare. El Maestro invece è stato capace di alzare un muro contro il quale si sono schiantati tutti i detrattori. Ci ha messo la faccia convinto della buona qualità dei suoi. La vittoria sulla Bolivia, il pareggio qualificazione contro i padroni di casa del Venezuela, prestazioni che, non sullo stesso passo di quelle brasiliane certo, ma sono migliorate. Poi i quarti di finale, ancora contro la Vinotinto e una prestazione di alto livello. Quattro gol, un gioco convincente e ora un sogno. Il 16 luglio 1950 Juan Alberto, Alcides e Obdulio hanno fatto la storia e segnato la strada, 57 anni dopo perché non sognare un "Maracaibazo"?
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