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Due casi di doping acclarati e molti sospetti, che sta succedendo al River Plate?
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Pubblicato 23/06/2017 alle 18:32 GMT+2
Dal nostro partner Agenti Anonimi
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”Hey RiBer, decime que se siente…”: l’anno in Primera B Nacional è stato il punto più basso dei Millonarios, e quel coro ideato dai tifosi del Boca Juniors e riutilizzato a più riprese dai tifosi argentini e non riecheggia ancora come un monito nelle orecchie dei supporters del River, che ieri sera hanno tremato e temuto il peggio. Sono state ore infernali, quelle della tarda serata italiana, per il CARP e per i suoi sostenitori, che si sono trovati tra le mani la più classica delle patate bollenti: la parola ”doping”, soprattutto in un 2017 dai controlli intensi e dall’incidenza dei casi sospetti pari allo zero, fa venire la pelle d’oca, soprattutto quando i casi si accumulano come i chicchi di grandine di una giornata tempestosa.
PRIMA MARTINEZ QUARTA, POI MAYADA, POI IL CAOS: TUTTO SUL CASO-DOPING CHE HA COLPITO IL RIVER PLATE– In principio era Lucas Martinez Quarta, poi venne Camilo Mayada, e forse altri ne verranno: positività a pioggia, in quella che sarà ricordata come la giornata della grande paura. Tutto ha inizio nella notte tra mercoledì e giovedì, quando il River Plate riceve la notifica della positività all’antidoping del giovane difensore centrale classe ’96, rivelazione di questa stagione (ha strappato il posto da titolare ai più esperti Lollo e Mina): la sostanza contestata è l’idroclorotiazide, un diuretico che solitamente viene utilizzato da coprente per altre sostanze dopanti, in quanto stimola la produzione di urina e (di conseguenza) fa espellere più velocemente il farmaco che potrebbe ”incastrare” l’atleta. La CONMEBOL agisce prontamente, sospendendo il giocatore in attesa delle controanalisi, da effettuarsi in un laboratorio-FIFA in Germania (i risultati arriveranno tra 3 settimane), e la positività di Martinez Quarta, riscontrata durante il match di Copa Libertadores contro l’Emelec, passa quasi inosservata. Almeno fino alla serata di ieri, quando scoppia il caso vero e proprio: anche Camilo Mayada, esterno destro nel 4-4-2 di Gallardo, viene trovato positivo (durante il match contro il Melgar) alla stessa sostanza, usata solitamente per diminuire la pressione sanguigna degli ipertesi o di coloro che hanno problemi cardiaci. Due casi in meno di 24 ore, e il tam-tam che si scatena in Argentina genera un autentico caso internazionale: secondo alcune ”gole profonde” all’interno della CONMEBOL, che vengono riprese da tutti i media locali (a partire da Fox ARG, per proseguire con Olé e coi portali minori) e avvalorate inizialmente dai timori del club, i casi sarebbero destinati ad aumentare e a raggiungere il numero di 7. 7/11 della formazione titolare schierata solitamente dal tecnico dei Millonarios, e svariati nomi altisonanti: quello che fa più rumore è senza dubbio Sebastian Driussi (si vocifera di doping durante River-DIM) l’attaccante che ha formato con Alario una coppia formidabile, e viene dato come certamente positivo al diuretico, ma anche gli altri giocatori che sarebbero coinvolti, e ad un certo punto vengono dati dalle tv argentine come ufficialmente dopati, hanno nomi altisonanti. Dopo Driussi, dato anche dai media italiani come dopato (influenzando quell’opinione pubblica che prima gioiva ai tentativi d’acquisto da parte di Roma e Inter/Samp, e poi condannava El Gordo), ecco uscire i nomi di Alario, Ponzio, Maidana e Nacho Fernandez: un Settebello da far paura, l’ossatura della squadra. L’opinione pubblica sudamericana diffonde notizie su notizie riguardo alla positività di questo plotone per lo stesso diuretico trovato nel campione di Martinez Quarta (vedi sotto), ma poi ecco il comunicato del River Plate a ridimensionare quello che ormai era diventato un autentico caos, più che un caso: i Millonarios confermano le positività di Mayada e Martinez Quarta, sospesi dalla CONMEBOL e certamente assenti nell’andata degli ottavi della Copa Libertadores contro il Guarani (4 luglio), ma negano il coinvolgimento di altri giocatori (almeno per il momento), e preannunciano quella che sarà la loro linea difensiva.
RIVER PLATE, E ORA? LA DIFESA DEL CLUB E I RISCHI– Due positività e non sette dunque, ma la versione del River Plate non fa totalmente breccia nella stampa: ancora oggi la prensa argentina attende altre comunicazioni, delineando uno scenario da incubo. E allora, facciamo per un attimo un’ipotesi: come giocherebbe il River senza Alario, Driussi, Mayada, Martinez Quarta, Ponzio, Maidana e Nacho Fernandez, che si andrebbero ad aggiungere (in caso di positività e successiva sospensione in attesa delle controanalisi) all’infortunato Rodrigo Mora? L’ipotesi più accreditata, che facciamo mentre in Argentina si scatena l’ironia, vedrebbe los Millonarios giocare con un 4-3-3 con Batalla tra i pali, Moreira, Mina, Lollo e Casco in difesa, mediana a tre con Arzura in mezzo a Rossi e Rojas, e davanti Larrondo centravanti con Auzqui e Pity Martinez ai suoi lati: una formazione senza dubbio più debole dell’originale, che farebbe fatica a passare il turno contro il Guarani, ma in caso di positività a 7 il River (che ha una paura folle di vedersi dimezzare l’11 titolare) si butterebbe sul mercato, con Pinola e Ortigoza nel mirino.
Ma qual è la difesa del River Plate, dopo l’ufficialità notturna delle due positività ai diuretici (che, secondo alcuni giornalisti locali, sarebbero stati usati per coprire l’uso smodato di efedrina)? Il club si è da subito trincerato dietro l’adulterazionedi alcuni integratori alimentari normalmente utilizzati dal club e prescritti dai medici quando si gioca in altura (Medellin è a 1500m, lo stadio del Melgar a oltre 2000m slm), e sembra destinato a portare avanti questa tesi, parallelamente all’ipotesi di una contaminazione dei campioni nel laboratorio-CONMEBOL che ha analizzato sangue e urine, nell’audizione ufficiale di lunedì 26 giugno: una posizione difensiva abbastanza debole, ma che se venisse confermata dalle analisi ad hoc che verranno ordinate da club e federazione, porterebbe alla sostanziale archiviazione del procedimento.
Ma, concretamente, cosa rischiano i giocatori coinvolti, e cosa rischia il River Plate? Per i giocatori, il regolamento parla chiaro: la squalifica in caso di positività a diuretici oscilla tra due mesi e un anno, a seconda della quantità riscontrata nei campioni analizzati. I precedenti parlano di uno stop di due mesi per Sebastian Blanco (”beccato” recentemente), e di un anno per Fred dello Shakhtar, fermato l’anno scorso dopo essere stato trovato positivo durante i preliminari di Champions. Martinez Quarta e Mayada dunque rischiano un lungo periodo senza gare (e con loro Figal dell’Independiente e Barrientos del Lanus, che hanno fatto meno notizia), mentre il River per il momento dorme sogni tranquilli: con soli due giocatori positivi, i Millonarios dovrebbero passarla liscia e non rischiare l’esclusione dalla Copa Libertadores (le positività sono tutte in Copa), ma qualora le previsioni della stampa argentina dovessero trovare riscontri ufficiali, allora la situazione diventerebbe grigia per il club che ha sperimentato per primo il calcio totale con la Maquina. Con un totale di 7 giocatori, l’esclusione del River dalla massima competizione sudamericana diventerebbe praticamente automatica, con 3-4 il rischio di essere eliminati a tavolino (col DIM ripescato agli ottavi e il Melgar in Sudamericana) sarebbe concreto. Ma ora tutto dipenderà dalle prossime ore: i casi resteranno due, oppure il doping nel River Plate diventerà una vera e propria epidemia?
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