"Cristiano ha vinto la classifica dei marcatori, ma noi abbiamo vinto il campionato". Ha esordito così Romelu Lukaku davanti ai microfoni della stampa poche ore prima del big match contro il Portogallo. Le sensazioni estrapolabili dalle parole che balenano sopra il cielo della Cartuja di Siviglia ci preparano a uno scontro titanico, tra due monumenti calcistici provenienti da mondi parecchio diversi.
L’impressione è che la sfida di Siviglia assomigli sempre più a un regolamento finale di conti, e che il feudo in disputa tra questi due giganti corrisponda all’egemonia sul calcio italiano: Ronaldo quest'anno ha vinto il premio individuale più ambito, ma Lukaku gli ha strappato il tricolore dal petto. Il portoghese potrebbe dire addio alla Serie A proprio questa estate, mentre il belga dovrà metabolizzare l’idea di un’Inter in fase di ridimensionamento e "fuori tutto" nonostante la vittoria dello Scudo. E’ forse proprio per questi sciagurati deterrenti che l’appuntamento di Siviglia assume un valore apicale: si incrociano due periodi storici al culmine, due individualità nella più rosea delle condizioni.

Ronaldo: "Qualunque cosa accada sarà per il meglio"

Qualificazioni Mondiali Europa
Ronaldo: 10a tripletta in Nazionale, nuovo record
12/10/2021 A 21:32
Si scontrano i due principali mecenati della Serie A, coloro che hanno elevato il quoziente tecnico, spettacolare, agonistico del nostro calcio; coloro che hanno fatto una scommessa al buio, piegando il loro miglior bagaglio tecnico ai campi meno ambiti della Penisola, e che oggi si affacciano verso un punto di non ritorno: entrambi col vento in poppa, entrambi con un pezzetto d’Italia a precederli e a seguirli. Perché se è vero che la sfida Cristiano-Lukaku si edifica in parte sul terreno della Serie A appena conclusasi, è anche vero che il vincente di stasera affronterà gli Azzurri ai quarti. E’ dunque necessario impostare un ragionamento bipartito: Ronaldo o Lukaku, qual è l’avversario più passabile per la Nazionale Italiana? Portogallo o Belgio, esiste un male minore per gli Azzurri?

Lukaku vs Ronaldo, chi fa più paura?

Sul piano individuale, entrambi i calciatori stanno seguendo un ruolino di marcia surreale, sia con club che con la Nazionale. Per Big Rom 23 gol in 21 presenze con la maglia del Belgio dal Mondiale 2018 al presente. Fu proprio nel Mondiale di Russia che sigillò il patto di sangue coi Diavoli Rossi, stabilendo il proprio record personale di gol segnati in un torneo internazionale: 4. Ma a Euro 2020 Lukaku è partito in quarta, ed è sulla buona strada per superarsi.
Il numero 9 belga ha già messo a segno 3 reti, quasi la metà (42%) del bottino totale della sua Nazionale. Per lui exploit nella partita d’esordio con la Russia, in cui ha messo a segno una doppietta che conferma le sue migliori skills: occupazione dell’area di rigore, strappi folgoranti in profondità; intoccabile negli uno contro uno, quasi avesse un’orbita gravitazionale tutta sua. Confrontate una dopo l’altra, le partite disputate da Lukaku e Ronaldo ci rivelano due tipi di istinto calcistico simili solo in superficie: da un lato l’istinto irruento e distruttore di Lukaku, dall’altro l’istinto killer e chirurgico di CR7. Entrambi in fin dei conti, incarnano due stili di gioco voraci e vincenti.
Il lusitano e il belga sono capocannoniere e vice-capocannoniere di Serie A, con 29 e 24 gol segnati rispettivamente. Se la forza bonus di Lukaku risiede da una fonte organica, inesauribile di fisicità, Ronaldo se la gioca di più sull’esperienza, sul metodico raffinamento artificiale dei muscoli e dei movimenti. Questo gli ha permesso di superare il record di 108 centri di Ali Daei con la maglia della Nazionale, oltre al record di gol in un Europeo (9) detenuto da Platini. Tutto questo in una sola edizione. Il fenomeno di Funchal guida la classifica marcatori di Euro 2020 con 5 gol. A livello realizzativo dunque, sia in campionato che ad Euro 2020, Ronaldo gode di un cospicuo vantaggio su Lukaku. Sposando questa legge, l’Italia di Mancini dovrebbe temere maggiormente l’esplosività dei lusitani. Ma forse i gol e gli assist realizzati non rendono bene l’idea dell’ importanza di questi due giocatori all’interno del gruppo-squadra.

Mancini: “Lukaku o Cristiano Ronaldo? Eviterei entrambi”

Belgio o Portogallo, cosa aspettarci ai quarti?

Se il Portogallo è deliberatamente Ronaldo-centrico (il 36enne bianconero ha segnato il 71% delle reti per i suoi), il Belgio può contare su un più vasto arsenale, non limitandosi solo a Lukaku. Da una parte, alcune risorse che il Portogallo sperava potessero emergere al fianco di CR7 sono appassite celermente: Bruno Fernandes, Diogo Jota, Joao Felix non hanno inciso. E’ dunque legittimo temere il Portogallo solo in virtù di Ronaldo, vero e proprio totem dei campioni in carica. Allargando lo sguardo sul Belgio invece, notiamo che Kevin De Bruyne ha preso parte in tre dei sette gol realizzati dai Diavoli Rossi, giocando solo 134 minuti. Poi c’è la qualità di Witsel e Hazard, cuori pulsanti di una bestia a più teste che può adattare il proprio gioco a diversi avversari.
In prospettiva dei quarti dunque, il Belgio è la squadra che potrebbe maggiormente metterci in difficoltà, replicando l’aggressività e il gioco collettivo austriaco (che a sua volta è la fotocopia del nostro) che a tratti ci ha mandato fuorigiri. I piedi del Belgio però, a differenza dell’Austria, non promettono alcuna pietà. A differenza del Portogallo dunque, il Belgio assomiglia più a un plotone di guerra. Se il Portogallo può permettersi di vincere "a sangue freddo" contro altre compagini che delegano il gioco all’estro dei singoli - poiché il loro singolo si chiama Ronaldo - potrebbero benissimo trovarsi in difficoltà contro una squadra folta, lunga e spalmata su più file come quella Azzurra.
Il Belgio ha invece le risorse adatte a vincere anche partite "a sangue caldo", mettendola sull’abnegazione del collettivo e sul rapporto velocità/precisione di una manovra prolungata. E questo si riflette nei numeri partoriti dai due gruppi: il Belgio si è qualificato a punteggio pieno, il Portogallo ha maturato solo tre punti – nonostante il girone fosse esponenzialmente più difficile rispetto a quello del Belgio - e con un format diverso avrebbe già salutato la competizione.
Alla fine dei conti dunque, l’Italia arriverà all’Allianz Arena con la tensione e la fame dell’underdog: non c’è avversario facile in queste fasi eliminatorie. Ma la filosofia di gioco c’è e tutto sommato è sopravvissuta oltre i supplementari contro l’Austria. L’importante è non scomporsi nell’attuarla, e questo spetta alla tenuta mentale dei singoli.

Lukaku risate in conferenza: “Coca-Cola, lavoriamo insieme”

UEFA Nations League - Finali
Italia-Belgio, 5 verità: Chiesa illegale, quanti talenti in mediana!
11/10/2021 A 06:02
UEFA Nations League - Finali
Martinez fa polemica: "Perché il rigore non l'ha guardato il VAR?"
10/10/2021 A 16:48