C'è qualcosa di tribale nell'infinito dibattito, più che mai attuale, che si basa sull'assunto "Nel calcio non esistono più i calciatori-bandiera". Sopito e quasi confinato tra la fine degli anni '90 e l'inizio dei 2000, quando i soldi scorrevano a fiumi, l'argomento è tornato di stretta attualità nelle ultime settimane grazie ai casi - agli antipodi - relativi al ritiro della "bandiera de facto" giallorossa Francesco Totti e a quella rossonera rimasta "immaginaria" di Gianluigi Donnarumma. Ma il calcio fornisce mille e più spunti di riflessione. Cambia il livello tecnico, il giro di soldi, ma non le emozioni. Anzi, è proprio "scendendo", che i valori tornano a purificarsi ed è possibile, così, riconciliarsi con uno sport che, troppo spesso, al soldo di procure milionarie e interessi ultra-milionari, ha voltato le spalle al suo primo amore: il popolo. E vale la pena di soffermarsi sul fatto che, da qualche parte nel mondo, in Botswana, c'è anche chi difende, orgoglioso, i colori di una squadra... senza nome né bandiera, il Miscellaneous Sporting Club di Serowe, cittadina di montagna che conta 42mila abitanti, a est del paese.

Botswana, Miscellaneous SC 2016-17. In piedi da sx: Fortunate Thulare, Master Masitara, Simon Mashadza, Bophelo Kealebola, Bogosi Mfila. Accosciati: Mogomotsi Mathala, Tapiwa Nyamandjiva, Muyenga Chakova, Mooketsi Gareonne, K.B. Monthe e Kamogelo Molemogi

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La squadra senza nome né bandiera: nessuna ignavia ma tanto orgoglio

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Messa così sembra un po' la legge del contrappasso degli Ignavi nella Divina Commedia di Dante. In realtà, come detto, gli "Tse Nala" (i biancorsossi in lingua Tswana), gonfiano il petto, ogni qual volta indossano la loro maglietta.

Botswana, Premier League 2016-2017: uno scatto di un match del Miscellaneous SC Serowe

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Il contesto calcistico: siamo nella locale "be-Mobile Premier League, in cui il Miscellaneous SC ha da poco ottenuto una salvezza tutto sommato tranquilla.
In un torneo che vive all'ombra dei campionati di Sud Africa, Zambia e Zimbabwe. Ma la tradizione calcistica di queste parti è buona, ci si è sempre mossi con grande passione. Come quella dell'ex presidente del Botswana Sir Seretse Khama il quale, tornato da un lungo esilio, si mise reclutare giocatori nei villaggi periferici di Serowe per affrontare e sconfiggere l'unico club della città, il Motherwell (omonimo dell'antico club scozzese). Khama iniziò così a radunare giocatori insoddisfatti e senza squadra, ma non avendo idea di come chiamarla, per non fare torto a un villaggio piuttosto che a un altro, la battezzò con un nome provvisorio, in attesa di una "illuminazione": nacque così il "Miscellaneous Sporting Club", che ha fatto della "genericità" la sua ragione di vita.

Botswana, Miscellaneous SC 2015-16 In piedi da sx: Malvin T. Chipunza, Samuel Phiri, Omphile Uyapo, Bogosi O. Mfila, Leatile Mponang. Accosciati: Master Masitara, Bokani Leeto, Resaobaka Thatanyane, Bophelo Kealeboga, Mooketsi Gareonne, Kelepile Terata

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Da allora, in Botswana e in Sud Africa, è conosciuta come l'"altra squadra", il club "senza nome", che però non cambiò mai la propria ragione sociale. Una mentalità mutuata anche per la successiva scelta del logo. Già, con quel nome, come fare per lo stemma identificativo? E fu così che si optò per l'immagine di un cervo, l'animale più diffuso e generico che si può incontrare da queste parti.

"Non abbiamo un nome? Non ha nessuna importanza"

Oggi il Miscellaneous è presieduto dall'ex difensore del club ed ora politico e amministratore locale Goabamong Setlhaba, detto "Steady" perché da qui, in pratica, non si è mai mosso.

Botswana, 2016-2017: il trequartista del Miscellaneous SC Bogosi Odirile Mfila (maglia rossa)

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Leggenda vuole che i tifosi Tse Nala abbiano un coro speciale, piuttosto singolare che fa più o meno così: "No one categorized us, we don't care". Ovvero: "Nessuno ci ha dato un nome, ma a noi non importa". L'etichetta di non avere un'etichetta. Quasi un gioco filosofico. Inseguire con fierezza la propria essenza. Che poi corrisponde, pur sempre, al luogo del cuore, in cui si è nati e cresciuti. Un concetto imprescindibile al Miscellaneous Sporting Club. Qualcosa che si avvicina più al concetto di Totti che, certamente, a quello di Donnarumma nel calcio e nel mondo occidentale. Tanto per intenderci...

"Siamo semplicemente la gente di Serowe"

Sono al corrente di quel coro. Noi siamo fieri dei colori che indossiamo e della gente che rappresentiamo - spiega ad Eurosport Italia proprio il portiere del Miscellaneous Sporting Club (e della nazionale del Botswana Under 23) Bophelo Kealeboga, classe '93, - Noi siamo i "Mmamonotwane", che significa "la gente di Serowe", per la quale scendiamo in campo e combattiamo ogni weekend. Anche senza un nome specifico. Che poi, nel tempo, è diventato ciò che ci identifica e in cui tutti ci identifichiamo.

Dove crescono talento e valori morali

Il Miscellaneous Sporting Club ha, come intento-chiave, quello di lanciare i giovani locali nel calcio che conta. La Repubblica Sudafricana, in questo senso, viene vista come un eldorado: proprio Kealeboga, in questi giorni, sta sostenendo un provino per il Mbombela United di Nelspruit.
Ancor più promettenti sono l'attaccante classe '98 Resaobaka Thatanyane - che si ispira, per gioco di gambe e rapidità di esecuzione a Riyad Mahrez - e Fotunate Thulare, "pertica" di difesa, classe '94, più volte man of the match nelle gare del girone di ritorno del Miscellaneous SC:
Il club in cui gioco ha una grande tradizione - spiega a Eurosport -: si può crescere con serenità, entrare nel giro della nazionale e giocare per un pubblico splendido. Va tutto bene anche nel corso di stagioni anonime come quest'ultima, in cui abbiamo lottato per non retrocedere anche se siamo un club da top 4... Certo, qui tutti sogniamo un futuro in Europa. Il mio idolo? Sergio Ramos, ovviamente.
Che, per l'appunto, del Real Madrid è - e resterà - una bandiera...

Botswana, Miscellaneous SC 2016-17. In piedi da sx: Master Masitara, Simon Mashadza, Thabo Mosielele, Moodley Njeleza, Tapiwa Gadibolae, Bophelo Kealeboga. Accosciati: Kelepile Terata, Bokani Leeto, Obakeng Motheng, Moyenga Chakova e Kamogelo Molemogi

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