Un anno fa, di questi tempi, la Ferrari tentava l'ultimo azzardo per battere la Mercedes, finendo per pagare dazio in termini di affidabilità con l'ormai famigerato problema alle candele che lasciava via libera a Lewis Hamilton, lanciato verso il quarto titolo Mondiale. Ma allora il quadro era chiaro e netto: la SF70-H era andata fortissimo sui circuiti lenti grazie all'agilità del passo corto, ma non era all'altezza della Mercedes sul veloce e si prese il rischio di provare a 'forzare' sulle power unit, rimediando una sconfitta tecnica che sarebbe stata una lezione utile per l'anno successivo. Cioè questo, in cui è invece molto meno facile capire dove esattamente si sia sciolta la Ferrari, accreditata della miglior macchina fino a Monza e letteralmente sparita dopo, fra errori e inadeguatezze che lasciano indelebile l'impressione di un team scivolato progressivamente e inspiegabilmente nel caos. Caos culminato negli errori di sabato (ma qualcosa di simile era già accaduto a Spa) e nelle spiazzanti dichiarazioni del team principal Maurizio Arrivabene.

Maurizio Arrivabene

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Una squadra nel caos

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Impossibile non considerare paradigmatica la qualifica di sabato. Dove certamente andava tentato un azzardo per scardinare il dominio Mercedes, ma dove si è finito per fare la figura dei polli non solo per le gomme sbagliate, ma anche e soprattutto per quanto accaduto dopo, con un Arrivabene furente e in cerca di colpevoli e una serenità definitivamente andata in fumo, come dimostrato poi dalla scarsa lucidità di Vettel in gara. Oggi il Team Principal parla di necessità di un 'pistaiolo', eppure 10 anni fa, in una situazione molto simile a quella di sabato, l'ingegner Giorgio Ascanelli disse che a volte serve staccare gli occhi dal computer e guardare il cielo, affidandosi alla sensibilità umana. Ma è andata così. E non si tratta di un caso isolato, perché già in Belgio le qualifiche bagnate produssero un discreto caos fra gli uomini in rosso, per non parlare della gestione suicida del Gp d'Italia, dal contratto di Raikkonen alla partenza. Insomma, nel momento in cui era stato il team Mercedes ad evidenziare per la prima volta segni di nervosismo, è stato invece il team Ferrari a sciogliersi come neve al sole.
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Il ritorno della W09

Anche perché pure sul piano tecnico la Mercedes ha dimostrato una capacità di reazione invidiabile. A differenza della progenitrice, la SF71-H è stata infatti un'avversaria forte ovunque, sul lento e più ancora sul veloce, e fino a Monza sembrava che solo gli errori di Vettel potessero tarparle le ali. Ma dall'Italia in poi la rossa si è trovata nuovamente ad inseguire non solo sul veloce (Sochi, Suzuka), ma anche sul lento di Singapore. E allora non è più soltanto un Mondiale gettato alle ortiche da Seb o stravinto dall'indiscutibile classe di Hamilton, ma anche riportato nella giusta direzione dai tecnici di Stoccarda, che in poche settimane hanno ribaltato la situazione evidenziando una solidità e una coesione che sono contemporaneamente evaporati a Maranello.

Lo snodo dell'Austria

In realtà la gara che forse più di tutte aveva alimentato i sogni dei ferraristi in estate, il Gp d'Austria, ha rappresentato lo snodo fondamentale per Mercedes. Che aveva portato allo Spielberg un pacchetto di novità talmente importante da determinare la rottura di entrambe le power unit. In quel momento Wolff e i suoi uomini decisero di mantenere il pacchetto aerodinamico e implementare il lavoro sul posteriore per risolvere il problema maggiore della W09, ovvero lo sfruttamento ottimale della finestra di utilizzo delle gomme, rinunciando a spremere cavalli aggiuntivi dell'ultima versione del motore. Ecco perché, risolti i problemi di gomme (paradossalmente da Spa in poi il blistering lo ha avuto più spesso la Ferrari), a Stoccarda si è potuto tornare a spingere sul motore, con le differenze velocistiche evidenziate dalle frecce d'argento fra Spa e Sochi.
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Testa al 2019

In una situazione di scollamento simile, in casa Ferrari l'occasione è buona per chiudere il libro e iniziare a pensare al 2019. Quando occorrerà recuperare coesione e una direzione di marcia ben precisa, forse anch'essa venuta a mancare a metà stagione. Anche perché non tutto è da buttare, considerando che per la prima volta nell'era ibrida la Mercedes ha trovato un'avversaria in grado di batterla in pista. Di certo, insieme all'eventuale 'pistaiolo', va ritrovato un intero team.

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