Per comprendere la forza del team americano di Ryder Cup basta vedere il ranking mondiale, il celebre OWGR. Dopo Jon Rahm, spagnolo e numero 1 della graduatoria, ci sono otto statunitensi tra i successivi nove: Dustin Johnson, Collin Morikawa, Patrick Cantlay, Xander Schauffele, Justin Thomas, Bryson DeChambeau, Tony Finau, Brooks Koepka.
E non finisce qui: di coloro che non si trovavano nei primi dieci entrando negli scorsi tre giorni, Harris English è numero 11, Jordan Spieth numero 13 e Daniel Berger numero 16. L’unico fuori dai 20 è Scottie Scheffler, che però si colloca al numero 21. In breve, questi dati parlano di una squadra a stelle e strisce che si può indubitabilmente considerare come la più forte mai vista da decenni.

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Steve Stricker ha anche scherzato sopra questo stato delle cose, ma l’ulteriore verità è che gli USA, in questa fattispecie, non sono stati soltanto occupanti di quelle posizioni, bensì sono riusciti anche ad arrivare all’appuntamento in grandissima forma. L’unico a reggere con costanza, per almeno due giorni, è stato proprio Rahm, che però è crollato di schianto nel match con Scheffler, il che ha affossato delle speranze che per l’Europa erano già minime.

Rory McIlroy and Shane Lowry at the Ryder Cup.

Credit Foto Eurosport

A non girare per l’Europa, al di là di una forza avversaria che non avrebbe forse comunque consentito una lotta proponibile come tale, sono stati anche alcuni cali di forma molto chiari. Il maggiore è stato quello di Rory McIlroy: il nordirlandese è andato in lacrime nell’intervista successiva al match vinto con Schauffele proprio perché sapeva bene di aver sbagliato completamente i primi due giorni, in cui non ha mai trovato continuità. Anche nel terzo la vittoria non ha mai spazzato via i dubbi su un gioco rimasto ben più deficitario rispetto ai suoi standard (ma è un problema che va avanti da almeno 2 anni).
A tratti sono state buone le performance di Shane Lowry e Viktor Hovland, oltre che di Sergio Garcia quando si è fatto trascinare da Rahm. Ian Poulter ha trovato la motivazione nella difesa dell’imbattibilità nei match singoli, mentre il gruppo inglese non è mai riuscito a trovare la forma giusta, nella maggior parte dei casi, con Tyrrell Hatton a rivelarsi l’uomo maggiormente giù di tono.

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Va ripetuto però il concetto precedente: anche con una forma di livello di tutti i giocatori, la situazione sarebbe stata molto difficile. Il 19-9 che decreta la sconfitta più pesante da oltre quarant’anni a questa parte era un esito temuto, anche se non realmente previsto in queste dimensioni. Che gli States siano usciti vincitori, però, è dato che si poteva ben prevedere. E non si può di certo mettere la croce su Padraig Harrington, che molto più di quello che ha fatto in termini di scelte non poteva farlo.
Si apre così la rincorsa verso Roma 2023. Il Marco Simone Golf & Country Club di Guidonia Montecelio aspetta l’evento golfistico più celebrato e conosciuto al mondo, che per la prima volta approda in Italia e per la terza nell’Europa continentale. Vista la situazione attuale del panorama tricolore, c’è da credere e sperare che si possa portare almeno un uomo nella squadra europea. Del nome sapremo soltanto tra due anni, giacché le cose possono cambiare, e tanto, da qui ad allora. Le premesse, però, ci sono tutte.

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