Avere successo ma soprattutto lasciare un segno tangibile nella propria vita e nello sport, ricoprendo due ruoli molto differenti è una cosa niente affatto semplice. Nelle corse e nel motociclismo, sport che brucia tutto alla velocità della luce e in cui l’individualismo e l’adrenalina la fanno da padrone, per riuscirci bisogna essere degli autentici fuoriclasse. Fausto Gresini aveva la stoffa del cavallo di razza ma soprattutto è sempre stato animato da una passione e visione che gli ha permesso di tagliare traguardi impensabili ma soprattutto di durare nel tempo.

Già perché il dannatissimo Covid-19 si sarà anche portato via Fausto ma la sua struttura quella Gresini Racing - capace di dare lavoro ad oltre 40 persone e che nel 2021 si prepara a gareggiare in quattro categorie (MotoE, Moto3, Moto2 e MotoGP) con 8 piloti - resta un punto di riferimento e un team modello per serietà, capacità organizzativa, abilità nel lanciare i giovani talenti, farli crescere, valorizzarli. Caparbietà e ambizione di arrivare laddove sembra impossibile arrivare: si può riassumere così la filosofia che ha sempre animato Fausto Gresini nei suoi oltre 40 anni trascorsi nel motociclismo, prima nelle vesti di pilota e poi nelle vesti di manager e proprietario di un team.

MotoGP
Lorenzo Gresini saluta Fausto: "Bà! Ti amo immensamente"
23/02/2021 A 12:56
Mi definisco un diversamente giovane. Sempre all’attacco, sempre in prima linea, sempre con nuovi progetti. Sempre con qualche sogno nel cassetto. Dico sempre che quando in quel cassetto non ci sarà più nulla, dovrò cambiare mestiere. Per me questo non è un lavoro, è un piacere. Credo di aver avuto una grande fortuna in questo. Una persona che fa della passione il proprio mestiere è fortunata. [Fausto Gresini @ Motosprint, Maggio 2020]

Da Capirossi a Gibernau, da Bastianini a Melandri: quanti talenti scoperti e valorizzati!

Se da pilota partendo a 17 anni da zero (o quasi) con testardaggine, talento, passione e tanto acume era riuscito a laurearsi per due volte campione del mondo della 125, gettando il cuore oltre l’ostacolo in ogni gara e usando la testa quando in palio c’erano i titoli mondiali è, paradossalmente, quando ha svestito la tuta e il casco che si è tolto le maggiori soddisfazioni. Già perché - come ha raccontato Gresini in un’intervista di qualche anno fa al sito della MotoGP - quando, insieme a un gruppo di collaboratori, nel 1996 si imbarcò su un aereo per illustrare il proprio progetto a Honda Brasile (correre con Alex Barros in 500) non aveva nulla: “se non la passione e un bel progetto sulla carta”.

Da lì però è stata è iniziata una meravigliosa storia lunga oltre 20 anni e che ha fatto diventare la Gresini Racing, una delle realtà più note nel panorama motoristico. Sotto l’ala protettrice di Fausto nel corso di oltre due decenni di GP hanno corso e si sono imposti fior di talenti e futuri campioni: da Loris Capirossi (colui che nel ’99 in 250 regalò a Fausto la prima vittoria da manager nel motomondiale) a Sete Gibernau, da Marco Melandri e Shinya Nakano ad Enea Bastianini passando per Toni Elias Alvaro Bautista, Franco Morbidelli, Jorge Martin, Alex De Angelis, Colin Edwards, Alvaro Bautista, Scott Redding, Fabio Di Giannantonio e Matteo Ferrari solo per citarne alcuni di quelli che hanno fatto o (stanno facendo) più strada.

Jorge Martin insieme a Fausto Gresini celebra la vittoria nel Mondiale 2018

Credit Foto Getty Images

  • Gresini Racing: dal 1997 un eccellenza nel Motomondiale! I numeri del team
Anno nascita 1997
GP disputati774
Podi171
Vittorie56
Mondiali piloti4

Kato, Simoncelli: il dolore straziante e la forza di continuare

Il destino di Fausto Gresini sarà però eternamente legato soprattutto al ricordo e alla leggenda di due piloti tanto forti ed amati, quanto sfortunati: Daijiro Kato e Marco Simoncelli. Il talento giapponese debuttò nel 2000 in 250 proprio con il team faentino e l’anno dopò regalò alla Gresini Racing il primo titolo mondiale della sua storia. “Noi parlavamo italiano e inglese, lui solo giapponese ma la cosa funzionava”. Purtroppo però nel 2003 a Suzuka in un tremendo incidente, Daijiro perse la vita. Per Gresini fu un colpo difficile da assorbire e soprattutto da metabolizzare. Però il suo vissuto da pilota gli ha permesso di farsi forza e ripartire ancora più determinato a fare le cose per bene per onorare la memoria e il ricordo di quello sfortunato ‘figlio’ acquisito.

La mia fortuna è stata quella di essere stato un pilota e i piloti sanno qual è il rischio. Ho sempre pensato che lui ci avrebbe chiesto di continuare a correre. E alla gara successiva vinse il suo compagno di squadra, Sete Gibernau. Fu la nostra prima vittoria in classe regina come squadra. [Fausto Gresini @motogp.com]

Fausto Gresini insieme a Sete Gibernau che regalò al Gresini Racing la prima vittoria in MotoGP nel 2003

Credit Foto Getty Images

Fra il 2003 e il 2006 proprio con Gibernau e Melandri: Gresini si toglie la soddisfazione di essere l’antagonista più credibile di Valentino Rossi nella classe regina ma è quando Marco Simoncelli sceglie di firmare con la Honda e la casa alata affida quel pilota così genuino e veloce proprio a Fausto, che il destino si accanisce per una seconda volta con Gresini e la sua squadra. Dopo meno di 18 mesi, due podi e una pole position, a Sepang in un incidente assurdo per la dinamica e per la fatalità, Simoncelli muore lasciando un vuoto enorme in tutto il mondo dei motori.

"Marco era un vero guerriero , gli piaceva lottare, gli piaceva il corpo a corpo, non si tirava mai indietro. Godeva di queste cose, anche se prendeva la sportellata, non si arrabbiava, rideva. Diceva: Oh, l’ho presa, domani gliela do indietro. Poi era molto spontaneo, per questo piaceva alla gente. Nel 2011 dopo l’incidente con Dani Pedrosa in Francia ricevette minacce di morte, così andammo a Montmeló con la scorta. Il sabato conquistò la sua prima pole position in MotoGP. Dopo ci ritrovammo e guardando la TV disse: 'Oh, là qualcuno mi vorrà sparare!'. Ci scherzava, gli sembrava impossibile. È stato sempre sicuro di sé e questo mi trasmetteva sicurezza. Quando è mancato... mi sembrava quasi impossibile". [Gresini @Motosprint, maggio 2005]

Anche dopo quella tragedia Gresini trovò la forza di ripartire, vincere due titoli mondiali, iniziare partnership con nuovi marchi (Aprilia su tutti), nuovi sponsor con la mente proiettata in avanti, l’ambizione di non accontentarsi mai, l’umiltà e la consapevolezza che c’è sempre qualcosa d’imparare e che se ci credi in fondo tutto è possibile. D'altronde chi l’avrebbe mai detto che un ragazzo che a 14 anni lavorava in officina e che si guadagnò la chance di correre guidando le moto dei clienti sui tornanti che circondano il circuito di Imola, sarebbe diventato una leggenda del motomondiale prima da pilota e poi da manager?

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