Michael Phelps non ha mai camminato sulle acque, ma nell’acqua ha moltiplicato record e medaglie. Michael Phelps non ha cacciato i mercanti dal tempio, ma ha dominato il tempo a peso d’oro. Michael Phelps non ha il dono dei miracoli, ma è l’atleta che più di ogni altro ha toccato lo stato divino. Michael Phelps è l’uomo più titolato nella storia delle Olimpiadi, ma la sua leggenda è nata per effetto farfalla dall’altra parte del mondo, rivoltando una gara persa in una storica vittoria. La più bella, la più importante, la più sofferta, un prodigio nell’acqua bollente di Pechino 2008. Questa è la storia di un ragazzo di Baltimora destinato a diventare The Greatest Olympian of All Time.

Capitolo 1 - Il sale delle stelle

Divenne Re in un giorno e in duello. Era cresciuto con regole sovrane e le impose. Sul petto medagliato del re si posò una farfalla bianca e ci restò per sempre, petalo lieve sull’acqua, un battito in più che dà ossigeno agli scatti vincenti, la sua favilla vitale.
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Compiendo la più grande impresa nella storia delle Olimpiadi, Michael Phelps esce dall’acqua cercando sugli spalti la madre Debbie e le due sorelle maggiori, Whitney e Hilary, che l’hanno guardato per tutto il corso di un’immensa carriera. «Ci sono troppe emozioni che mi pulsano in testa, ora voglio solo vedere la mia mamma», sono le prime parole pubbliche del ragazzo di Baltimora nel giorno più importante della sua vita sportiva. Dopo l’ottavo premio dorato, Michael pone a sua madre il mazzo di rose rosse e la stringe forte insieme alle sorelle, le tre donne della sua vita. La quarta, la modella Nicole Johnson da poco conosciuta, diventerà nell’ordine sua compagna e Miss California, moglie e madre dei suoi figli Boomer, Beckett e Maverick.
Il padre di Michael, Fred Phelps, è uscito dalla sua vita quando aveva nove anni e al suo posto è entrato Bob Bowman: l’allenatore della sorella Whitney - che a quattordici anni è la promessa del Team USA ai Mondiali di Roma 1994 - al North Baltimore Aquatic Club. Nella drammaturgia sportiva, il padre dell’atleta vincente è un padrone oppressivo (troppo facile l’esempio del pugile iraniano Mike Agassi) o un fantasma che ombreggia lo stato d’abbandono. Senza mezze misure, il padre è reo di un peccato originale che getta il figlio da una tenera infanzia alla durezza della vita. Quel che segue è la dimostrazione del figlio al padre, una prova di rivincita, la risposta a un difetto di vita con la perfezione del gesto atletico.
Bob Bowman non è il padre naturale di Phelps, ma il secondo padre di un ragazzo con un destino d’immensa grandezza. Bob Bowman è un coach di nuoto che saprà trasformare un ritratto di famiglia con assenza in combustione liquida. Una spalla solida e affettiva, ma anche un allenatore inflessibile:" S’inizia alle cinque e se arrivi con un minuto di ritardo, meglio per te se stai alla porta. Se schizzi l’acqua a un compagno mentre io non ti vedo, sarà peggio per te quando verrò a saperlo".
Al sesto anno di scuola, uno psicologo dell’infanzia diagnostica al giovane Michael un disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Il ragazzo di Baltimora prende la sua energia in eccesso e la immette nello sport, gioca a baseball, football, lacrosse… E alla fine sceglie il nuoto perché l’acqua ha un valore aggiunto. Sotto la superficie, Phelps trova la sua dimensione.
Quando ho imparato a nuotare mi sono sentito libero. Potevo essere veloce in acqua perché l’acqua ha rallentato la mia mente. Ed è lì che per la prima volta mi sono sentito in controllo di me stesso
Un caldo pomeriggio del 1996, Bowman dà un passaggio al giovane Phelps dopo l’allenamento e quando vede la madre sulla soglia di casa, scende dall’auto per dirle "Voglio far diventare il ragazzo un campione olimpico". "Ma Bob, ha solo dodici anni", lei replica. "Proprio così, Debbie, e nell’estate del 2008 ne avrà ventitré". Agosto è il mese in cui stelle cadono a schegge, ardono in volo e si spengono sulle spiagge oceaniche. Il ragazzo di Baltimora assaggia il sale delle stelle.

Capitolo 2 - La solitudine dei numeri primi

Oltre la superficie, il giovane Phelps è un ragazzone bislungo e un po’ slegato ma sott’acqua, lontano dagli occhi, il suo corpo è la costruzione perfetta di un nuotatore unico. Non lo sa ancora, ma le sue lunghe leve son destinate a toccare il cielo per farne polvere di stelle, conquistando un mondo di sotto.
Certi compagni di scuola lo prendono di mira per le orecchie grandi ma sott’acqua è come un luogo affollato, dove l’orecchio è l’organo maestro. La vista è minima e può guardare solo un poco innanzi. Meglio sa fare il naso per sapere ciò che accade alle sue spalle, ma superiore è l’orecchio, che riceve anche attraverso i muri.
Mentre il corpo del giovane Phelps cresce veloce fino a 193 centimetri di altezza, la sua figura diventa una balestra. Il suo busto è sovradimensionato ed elongato, come se misurasse dieci centimetri in più, mentre le gambe sono corte in relazione alla statura: non è una stranezza se questa sproporzione influirà specialmente sulla resistenza idrodinamica.
L’uomo baltimoriano del Duemila ha un’apertura alare superiore ai due metri e le mani enormi: palmi spessi e dita oblunghe, piede 47, fibre elastiche, muscoli reattivi, carenza di acido lattico, dovizia di endorfine: Michael Phelps è l’archetipo dell’uomo-anfibio baciato dalla natura, dotato di un talento liquido e segreto. Il suo corpo finito è una materia umana che Bowman sta coniando in un proiettile sottacqua.
Bowman è per primo cosciente del potenziale di Phelps, ma nemmeno lui può sapere della sua precocità. Con Michael ha lavorato a lungo termine con obiettivi differenziati: dieci allenamenti a settimana, sette giorni su sette. Se non è a scuola, il giovane Phelps sta sottacqua, nella solitudine del suo posto preferito.
C’è un giorno di primavera del 1999 che il giovane Michael ricorda come ieri:
A tredici anni ho fatto le mie prime gare nazionali ai Junior Championships di Orlando senza vincerne nemmeno una, ma per tre volte sono finito tra i primi quattro. Quel giorno ho nuotato i 200 metri farfalla in 2:04 migliorandomi di oltre 10 secondi in un semestre: ecco perché Bowman fu molto soddisfatto mentre io, a dire il vero, ero un po’ triste di non aver vinto nemmeno una gara
Un anno dopo, il giovane Phelps è cresciuto di altri 10 centimetri e si sta imbarcando per Sydney: il Team USA non si presenta alle Olimpiadi con un nuotatore così giovane dal 1932 a Los Angeles. Ralph Flanagan aveva 13 anni: Michael Phelps, appena compiuti 15, chiude al quinto posto i 200 farfalla di Sydney 2000.
Passa meno di un anno e il 30 marzo 2001 una luce s’accende nella vasca di Austin Texas: il giovane Michael nuota i 200 farfalla in 1.54:92 diventando, a 15 anni e nove mesi, il più giovane primatista mondiale di un record appartenuto a Ian Thorpe (a 16 anni nei 400 stile libero). Centosedici giorni dopo, Phelps vince il suo primo titolo iridato a Fukuoka migliorando il tempo in 1.54:58 davanti al campione olimpico Tom Malchow. Dall’epicentro giapponese, tutto il mondo sente il colpo assordante di un proiettile esploso a Baltimora.

Le Grandi Storie Olimpiche - Michael Phelps: un proiettile con le ali di farfalla

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Capitolo 3 – La doppia vita dei numeri

Dal 24 luglio 2001 al 13 agosto 2016, dal primo titolo iridato al 23° oro olimpico, dai 200 farfalla di Fukuoka ai 4x100 misti di Rio, Michael Phelps innalza un impero sottacqua di 33 medaglie mondiali (26 ori) e 28 olimpiche. Fino al 2009, The Baltimore Bullet batte 39 record del mondo in otto discipline: i 100 e 200 farfalla, 200 e 400 misti, 200 stile libero, le staffette 4x100, 4x200 stile libero e 4x100 mista.
Ad Atene 2004, Phelps vince il suo primo oro olimpico nei 400 misti. A Pechino 2008 conquista il maggior numero di ori in una singola edizione dei Giochi (8). A Londra 2012 supera con 22 medaglie olimpiche il record della ginnasta sovietica Larissa Latynina (18). A Rio 2016 chiude la sua leggenda olimpica con 5 medaglie d'oro e un argento, risultando per la quarta edizione il l’atleta più medagliato dei Giochi. Dove, su un totale di 30 gare disputate, ne ha vinte 23 più 3 argenti e 2 bronzi.
Michael Phelps è l’olimpionico più decorato della storia con il maggior numero di medaglie (28), medaglie d’oro (23), medaglie individuali (16), medaglie d’oro individuali (13), medaglie a squadre (12) e medaglie d'oro a squadre (10). Nell’antica Grecia, in tre edizioni olimpiche fra il 160 e il 152 avanti Cristo, il podista Leonida di Rodi vinse 12 medaglie d’oro, di cui 3 correndo l’oplitodromia con lo scudo e l’armatura di bronzo. Nella mitologia classica, Leonida di Rodi fu venerato come un semidio. Alle Olimpiadi, Phelps ha vinto un oro in più.
L’oro in più è di quel giorno in cui il re riconobbe il suo declino svegliandosi stanco con le gambe dure e le braccia vuote. Sabato 13 agosto 2016, Michael Phelps seppe che quello era l’ultimo giorno di supremazia. Il peso della farfalla si staccò dal petto dorato ma gli restò, per sempre, dentro il cuore.
GIOCHI OLIMPICI
  • Atene 2004: oro nei 100m farfalla, nei 200m farfalla, nei 200m misti, nei 400m misti, nella 4x200m sl, nella 4x100m misti, bronzo nei 200m sl e nella 4x100m sl.
  • Pechino 2008: oro nei 100m farfalla, nei 200m farfalla, nei 200m sl, nei 200m misti, nei 400m misti, nella 4x100m sl, nella 4x200m sl e nella 4x100m mista.
  • Londra 2012: oro nei 100m farfalla, nei 200m misti, nella 4x200m sl e nella 4x100m misti, argento nei 200m farfalla e nella 4x100m sl.
  • Rio de Janeiro 2016: oro nei 200 farfalla, nei 200 misti, nella 4x100 mista, nella 4x100 stile e nella 4x200 stile, argento nei 100 farfalla.
MONDIALI
  • Fukuoka 2001: oro nei 200m farfalla.
  • Barcellona 2003: oro nei 200m farfalla, nei 200m misti, nei 400m misti e nella 4x100m misti, argento nei 100m farfalla e nella 4x200m sl.
  • Montreal 2005: oro nei 200m sl, nei 200m misti, nella 4x100m sl, nella 4x200m sl e nella 4x100m misti e argento nei 100m farfalla.
  • Melbourne 2007: oro nei 100m farfalla, nei 200m farfalla, nei 200m sl, nei 200m misti, nei 400m misti, nella 4x100m sl e nella 4x200m sl.
  • Roma 2009: oro nei 100m farfalla, nei 200m farfalla, nella 4x100m sl, nella 4x200m sl e nella 4x100m misti e argento nei 200m sl.
  • Shanghai 2011: oro nei 100m farfalla, nei 200m farfalla, nella 4x200m sl e nella 4x100m misti, argento nei 200m sl e nei 200m misti e bronzo nella 4x100m sl.

Le Grandi Storie Olimpiche - Michael Phelps: un proiettile con le ali di farfalla

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Capitolo 4 – Pechino 2008, la grande impresa

Ad Atene 2004, Phelps vince le sue prime 6 medaglie d’oro a un solo titolo da Spitz. Il giovane Michael ha 19 anni e s’impone per 4 centesimi nei 100 farfalla battendo il compagno Ian Crocker per poi cedergli il delfino in staffetta mista. Quattro anni dopo, a Pechino, vuole fare di più: "Non voglio essere il secondo Mark Spitz ma il primo Michael Phelps". Non vuole essere il secondo uomo sulla luna, bensì il primo uomo su Marte.
The Baltimore Bullet atterra in Cina con 7 titoli, e 6 record iridati, su 7 sfide disputate ai Mondiali di Melbourne: le stesse 7 di un calendario olimpico che prevede in più la staffetta mista. Un piano perfetto per battere il primato di Spitz e diventare il nuotatore più forte di tutti i tempi. L’impresa di Phelps è la più attesa nella storia dei Giochi cosicché la NBC chiede, e ottiene dal CIO, che le sue finali si disputino di prima mattina pechinese per essere trasmesse in Prime Time oltreoceano. E che lo spettacolo abbia inizio.
UNO. Dopo un primo giorno di batterie, il programma del 9 agosto si apre con la finale maschile dei 400 misti, che Phelps domina difendendo il titolo olimpico di Atene 2004 e infrangendo il record del mondo per l’ottava volta (4:03’84). Vince di oltre un secondo contro l’eterno secondo: lo specialista ungherese László Cseh.
DUE. L’11 agosto si chiude con la 4x100 stile libero e ci sono due specie di culturisti francesi, il velocissimo Alain Bernard e lo sprinter Fred Bousquet, che non imparano mai: «Siamo venuti qui per distruggere gli americani». Morale, con il miglior lanciato di sempre, Jason Lezak passa Bernard nelle ultime bracciate e lo batte di 8 centesimi: oro e record del mondo in 3:8’24.
TRE. Lo stile libero è orfano del cinque volte campione olimpico Ian Thorpe e non è la cifra stilistica di Phelps, ma i difetti di virata e respirazione sono antichi ricordi e il 12 agosto il proiettile cambia calibro per vincere anche i 200 metri stile libero, limando il suo il record in 1:42’96 con il distacco più ampio sulla distanza (+1’89 a Tae-Hwan) nella storia dei Giochi.
QUATTRO. Diversamente dallo stile libero, i 200 farfalla sono il suo primo amore, la gara perfetta, un esercizio formale. Il 13 agosto in finale, gli occhialini gli si riempiono d’acqua al tuffo e Phelps nuota l’ultima vasca contando le bracciate a occhi chiusi. Nuovo record del mondo (1:52’03), decimo titolo olimpico: uno in più di Larisa Latynina, Paavo Nurmi, Spitz e un certo Carl Lewis.
CINQUE. La 4x200 stile libero non è in discussione, piuttosto la staffetta statunitense di Phelps, Lochte, Berens e Vanderkaay si pone l’obiettivo di abbattere il muro dei 7 minuti e ne esce un 6:58"56, migliorando il precedente record di 4"28 con il più ampio margine di scarto ai Giochi Olimpici.
SEI. Phelps, Cseh, Lochte. I 200 misti del 15 agosto sono l’esatta copia della doppia distanza: stesso podio, sesto record del mondo (1:54’23). Nell’acqua di Pechino, Phelps ha percorso 3,1 chilometri in 15 gare fra batterie, semifinali e finali: «Sono stanco, non ho più forze». Bowman gli risponde con garbo: «Attaccati al ca##o e vedi di vincere le prossime due gare».

Best Olympics moments: tutte le medaglie di Michael Phelps alle Olimpiadi di Londra 2012

Capitolo 5 - Il peso dei 100 farfalla

Le gare più intense di Michael Phelps sono state i 100 farfalla perché tutte le altre, per supremazia, stabilivano il vincitore ai primi colpi. Nelle due vasche a delfino, invece, il re andava a fondo nello scontro. Nuotava i primi cinquanta metri “normali”, distesi, non prima che in quarta posizione, ma dopo la virata diventava uno sparo nell’acqua. I 100 farfalla sono stati il suo vero atto di forza perché l’arte dell’attesa, se diventa vittoria, è l’espressione narrativa di un potere assoluto.
SETTE. Il 16 agosto 2008, Michael Phelps è chiamato a vincere i 100 farfalla per eguagliare il record olimpico di Mark Spitz, ma c’è un gigante serbo che in batteria e semifinale ha nuotato più forte di lui: si chiama Milorad Čavić, pesa duecento libbre e vuole battere il divo.
Čavić punta “solo” a questa medaglia olimpica e visto che ci sarà Phelps, lancia la sfida:
So che il mondo vuole assistere alla più grande impresa della storia olimpica, ma io sono qui per vincere solo questa gara e per farlo, spiacente, ma dovrò uccidere il drago. Non so se posso dirlo, ma l'ho appena detto. Tutti pensano che sia imbattibile ma non lo è: so che mi darà una minima chance
Minimo è più di un centesimo.
Milorad Čavić è serbo ma viene dall’ovest dell’America, nato e cresciuto il 31 maggio 1984 ad Anaheim California, poche miglia da Los Angeles. Mamma Ljiljana adora il suo Milo, gli amici lo chiamano Mike, papà Dujko, il cui cuore batte per l’Est, lo getta nel Pacifico tenendogli la testa sotto. Deve imparare a combattere quest’altro Edipo sportivo e drammaturgo.
Milo nuota alla Tustin High School di Orange County e come Phelps avvera il suo primo sogno olimpico, nel puro senso decubertiano, a Sydney 2000. Quattro anni dopo ai Giochi di Atene, Čavić è campione europeo (in vasca corta) dei 100 farfalla e il migliore della sua batteria, ma in semifinale il suo body risucchia acqua e finisce ultimo. Il serbo è però un delfinista di razza e vince la medaglia d’oro nei 50 farfalla agli Europei di Eindhoven 2008, dove non disputerà i suoi 100 perché, sul gradino più alto del podio, ha una maglietta rossa con su scritto "Kosovo is Serbia" in lettere cirilliche. Squalificato, Čavić andrà a vincere altri 3 titoli continentali in vasca corta fra Helsinki 2006 (100 farfalla) e Debrecen 2007 (50 e 100) per presentarsi a Pechino 2008 al vertice della sua carriera.
Milorad Čavić si tuffa in un acqua bollente di politica e rivalità. Non ha paura di Phelps e infiamma la vigilia della gara olimpica: «Sarebbe un bene per lo sport se perdesse, se mostrasse umanità, se domani tutti i giornali scrivessero “Phelps ha sfiorato la più grande impresa olimpica della storia, ma gli stata negata da qualcuno”… E quel qualcuno dovrei essere io».
Il serbo è cresciuto in California con Aaron Peirsol, che ha appena vinto la medaglia d’argento nei 200 dorso: Milo s’avvicina per toccarla ma lo statunitense gliela leva dicendogli «No amico, so a cosa stai pensando ma non te lo lascerò fare… Tu domani dovrai nuotare per l’oro». Segno che sono in molti a credere che Čavić possa battere Phelps e che forse, pure nel Team USA, c’è chi spera nell’impresa.
Bowman ascolta tutto, vede anche dietro e riporta al suo proiettile, come le provocazioni dei francesi prima dei 100 stile, ma ora Phelps ha già nuotato tanto e vinto tutto. E fin dalla batteria dei 100 farfalla sembra assorto, chissà se svuotato della sua furente espansione acquatica. La parte esterna del Water Cube di Pechino si basa sulla struttura tridimensionale di Weaire-Phelan in una schiuma ideale di bolle di sapone. Una schiuma leggera ma densa che pare custodire i pensieri di Phelps dopo una dozzina di ori olimpici. Gli ultimi 6 sotto un tetto colorato di passioni liquide.

Capitolo 6 – Il mito immenso di un centesimo di secondo

A Pechino 2008, i 100 metri farfalla sono l’unica lunghezza olimpica di cui Phelps già non detiene il primato mondiale, marcato dal compagno di squadra Ian Crocker ai Mondiali di Montreal 2005. Alle 10:10 del 16 agosto, Crocker si tuffa in sesta corsia mentre Čavić, in quarta, si mette in testa fin dalla subacquea e vira con 3 decimi di vantaggio su Crocker e 3”1 sull’ucraino Serdinov: 23’42, 9 centesimi più veloce del record parziale: «Sapevo di essere il più veloce nei primi 50 metri, come sapevo che Michael è stato il miglior back-half swimmer del nostro stile... Sapevo che mi avrebbe inseguito».
Čavić svuota l’acqua con la dinamite. Phelps è in corsia 5 e dopo 50 metri di conduzione vira al penultimo posto: 24’04, forse troppo per rimontare di ritorno: «Ma io nuotavo contro Crocker, come sempre. Ian è più veloce di me nei primi cinquanta metri e io, per batterlo, devo virare a mezzo corpo. Lo seguivo con la coda dell’occhio pensando che Čavić fosse “lì da qualche parte” con lui». Invece il serbo sta volando sull’acqua.
Al commento tecnico per la NBC Rowdy Gaines, tre volte campione olimpico a Los Angeles 1984, dice a voce tenue che «Ci vorrebbe un miracolo… E potrebbe non essere nemmeno argento». Phelps non fa miracoli, ma l’acqua è il suo elemento e sotto la sua superficie può trascendere la realtà. Si dice che lo squalo abbia otto sensi e che proprio con l’ultimo sappia fiutare l’odore del sangue.
Phelps inizia una magnifica progressione, rimonta tutti e si mette testa a testa col più veloce negli ultimi quindici metri. Čavić tocca la sua medaglia con le dita, Phelps rinchiude l’ultimo battito d’ali nel micrometro di un centesimo di secondo: 50”58, record olimpico. È un palpito infinitesimale che divide il mito immenso del Re dalla storia sommersa di una fragile grandezza.
Quella mattina d’agosto Michael Phelps s’è alzato con quella fame emotiva che Bowman ha chiamato «capacità di nuotare meglio sotto pressione». Aveva una straordinaria meccanica di precisione e un perfetto ritmo biologico, ma solo grazie a questa attitudine mentale poteva superare ogni limite. Aveva un assetto sistematico, seguiva un principio di calma apparente. Era un grande decisionista e quella mattina non ha smesso di nuotare: doveva salvare il suo habitat sotterraneo, proteggere il liquido amniotico dai rumori ostili.
Čavić s’è allungato di spinta verso il muro, Phelps non ha smesso di nuotare. Ha preso la sua decisione e ha vinto grazie al peso della farfalla. L’ultimo battito d’ali librato a metà è un’opera d’arte che il serbo chiama half-stroke. E mentre lo dice, è come se una falena gli velasse appena il volto: «Era dietro di me e lo sapeva. Sapeva che se si fosse disteso come me dopo l’ultima bracciata, avrebbe perso. Ne ha fatta un’altra, l’ha bloccata a metà, ha fatto ciò che nessun allenatore ti direbbe mai di fare, nel senso che se ci avessi provato io, contro il muro sarei finito di faccia».
Con le mani protese verso la medaglia d’oro, Čavić ha toccato il muro ma non ha vinto. Ha vinto Phelps? «A occhio nudo non si direbbe», ammette Michael stesso. «Non c’era più ossigeno nella mia testa, vedevo tutto sfocato ma sì, ero ancora convinto d’aver vinto - ricorda Milo - poi mi volto verso il tabellone e vicino al mio nome c’è un 2. Phelps è stato dannatamente fortunato».
Non ci crede nessuno, nemmeno il 5 volte campione olimpico Gary Hall che è americano, ma s’è tuffato con Čavić per dieci anni al Race Club: «Come può aver vinto Phelps se ha le braccia piegate?». Il giorno dopo diventerà un titolo, ma non il più importante, del New York Times. Non ci crede nessuno, nemmeno Mark Spitz pensa che chi l’ha appena raggiunto nel regno del nuoto abbia vinto, ma i suoi baffi eleganti non mentono: «È stata una gara epica e poco importa se ha toccato per primo: il ragazzo è il più grande di tutti i tempi».

Michael Phelps

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Capitolo 7 - The Greatest Olympian of All Time

Il ragazzo di Baltimora ha le mani sull’acqua mentre l’oro scivola da quelle di Čavić: «Lui solleva la testa prima di toccare il muro perdendo aerodinamica. La mia è in linea retta col corpo e questa è stata la differenza. Se la testa guarda laggiù, vince». Se ha la testa nel suo spazio emozionale, immersa in luogo segreto, Michael Phelps non si batte.
Guardi e riguardi la magnifica istantanea di una misura senza tempo. La guardi e non sai chi ha vinto: forse Phelps per la 13ª volta ai Giochi, forse Čavić per il primo oro olimpico della Serbia, che fa subito ricorso: in fondo la Omega è timekeeper ufficiale di Pechino, ma anche uno sponsor di Phelps. Dal suo canto la FINA fa poco per fugare ogni sospetto, anzi decide di non distribuire il filmato del fotofinish, ufficializzando la vittoria.
L’insostenibile leggerezza di un centesimo di secondo fissa l’impresa eterna di Michael Phelps nella vasca olimpica di Pechino. Dopo i 6 ori di Atene nel 2004, il fenomeno di Baltimora ne vince 7 in Cina uguagliando il connazionale Mark Spitz, il tiranno gentile di Monaco 1972. Eguaglia Spitz e pure i primatisti di ori individuali in un’edizione olimpica: il pattinatore statunitense Eric Heiden e il ginnasta bielorusso Vital' Ščėrba 5 volte titolati a Lake Placid 1980 (Giochi Invernali) e Barcellona 1992.
Non ci sono filmati e nemmeno un’immagine di Čavić che dorme con la medaglia al collo. Abbiamo invece due fotocamere digitali posizionate sulle linee di galleggiamento: sono capaci di frammentare un secondo in duemila fotogrammi, ma non il centesimo che ha scritto la più grande impresa dei Giochi Olimpici. Serve una pressione di tre chili al centimetro quadrato per fermare il cronometro della piastra di distribuzione: se Čavić ha sfiorato per primo il muro, Phelps s’è posato come un proiettile con le ali di farfalla.
OTTO. Manca solo l’ottava meraviglia, l’ultimo oro: manca il 17 agosto per la cronaca, adesso sì, di una leggenda annunciata. Nella 4x100 misti gli USA sono infatti i grandi favoriti e Phelps nuota la miglior frazione a farfalla di sempre in 50"15, poi Lezak chiude la staffetta a stile libero contro la rimonta di Eamon Sullivan e spalanca a un ragazzo di Baltimora la via del mito eterno. Per Michael Phelps, ai Giochi Olimpici di Pechino 2008, è il settimo record del mondo (3'29"34) e l’ottava medaglia d’oro. La storia è fatta.
Quanto a Milorad Čavić, non è stato il più grande avversario di Phelps, eppure sarà sempre ricordato in assenza di un tempo minimo, un moto impercettibile trenta volte inferiore a un battito di ciglia: «Accetto la sconfitta: è stato giorno più bello della mia vita! Sono felice, molto felice e ora posso dirlo: ero venuto qui con l’obiettivo di vincere una medaglia di bronzo e invece ho ottenuto un argento che per me, e la mia Serbia, vale come un oro. È stato un onore per me sfidare Phelps e pensare di poter essere l’unico in grado di batterlo. Beh, ci sono andato proprio vicino: un centesimo e avremmo potuto condividere il successo sul gradino più alto del podio. Invece ho perso, ma l’ho fatto dal più grande di sempre».
Čavić si preliba di una fatidica medaglia d’oro nell’anno che verrà. Ai Mondiali di Roma 2009, il serbo vince i 50 farfalla senza Phelps ed è secondo nei 100 ancora contro Phelps. In semifinale, aveva appena stabilito il nuovo record del mondo (50’01) ma Phelps gli porta via un altro tempo: 49’82. Passeranno dieci anni prima che Caeleb Dressel, l’erede designato di Phelps, fissi il nuovo primato dei 100 farfalla in 49’50. La sua storia olimpica, medaglia d’oro nei 4x100 stile libero di Rio 2016, è appena iniziata sotto l’ala di farfalla di The Greatest of All Time.
Scritto da Maxime Dupuis, tradotto da Fabio Disingrini

Michael Phelps: un proiettile con le ali di farfalla

Olimpiadi
17 agosto 2008, quando Michael Phelps distrusse ogni record vincendo 8 ori a Pechino
17/08/2018 A 06:31