Ad ormai 40 anni di distanza l’Olimpiade di Montreal del 1976 resta una delle più disastrose per la squadra italiana. La spedizione a cinque cerchi in Canada si concluse con due soli ori conquistati dai nostri atleti, il peggior bilancio dal lontano 1908 quando, nei Giochi della IV Olimpiade, l’Italia ottenne appena quattro medaglie. Nonostante il bilancio fosse stato davvero ‘avaro’ quell’Olimpiade resterà quella che consacrò la grandezza di uno dei più grandi fuoriclasse dello sport tricolore: Klaus Dibiasi, il primo atleta azzurro a vincere tre medaglie d’oro in tre olimpiadi consecutive ( Città del Messico 1968, Monaco di Baviera 1972 e Montreal 1976: un record eguagliato quattro anni fa a Pechino da Valentina Vezzali nel fioretto) e soprattutto l'unico tuffatore al mondo ad aver vinto tre olimpiadi consecutive nella stessa specialità.

FIGLIO D’ARTE CON UN SEGRETO – Nato in un paesino del Tirolo austriaco, Solbad Hall, il 6 ottobre del 1947 Klaus Dibiasi vive e cresce a Bolzano dove inizia sin da bambino ad appassionarsi ai tuffi, una passione che gli viene tramandata dal padre Carlo, pluricampione italiano negli anni ’30 capace di classificarsi decimo nella gara dalla piattaforma 10 metri nei Giochi di Berlino del 1936. “Mi ricordo che da piccolino mi mettevo a bordo vasca a testa in su a guardare gli allenamenti di mio padre – racconta Klaus nelle cronache dell’epoca, a chi gli chiese come decise di diventare un tuffatore - Quelle piroette in area e quei movimenti mi piacevano e così gli chiesi se poteva insegnarmeli anche a me. Capii subito di averlo fatto felice con quella richiesta, non desiderava altro”. Con il suo fisico statuario e aggraziato Klaus dimostra subito di avere una predisposizione per la disciplina tanto che già a 16 anni è a Tokyo per rappresentare l’Italia nelle Olimpiadi del 1964. Nonostante la tenera età e l’emozione, che lo fece scendere fino al 18esimo posto nella prima giornata di gare, Klaus mostra di essere un vero fenomeno e sorprende il mondo cogliendo un argento nella piattaforma da 10 metri alle spalle solo dello statunitense Bob Webster, il più grande specialista dell’epoca. Dopo quel secondo posto per Dibiasi arrivarono solo una serie smisurata di trionfi: ori olimpici, primati Mondiali e continentali sempre con quello stile impeccabile e con quell’entrata in acqua perfetta con pochi spruzzi sollevati che contribuivano a convincere i giudici della validità dell’esecuzione del tuffo e che furono il vero segreto dietro ai successi del fuoriclasse altoatesino.

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600 CONTRO TUTTO E TUTTI – Nonostante i successi e la reputazione da numero uno incontrastato il 29enne Klaus Dibiasi si presentò alle Olimpiadi del 1976 con numerose incognite e la consapevolezza che, volente o nolente, quella sarebbe stata l’ultima gara della sua carriera. Per tutti gli appassionati Dibiasi avrebbe dovuto stracciare ancora una volta la concorrenza purtroppo però gli acciacchi e l’usura nelle fibre muscolari e nei tendini delle gambe e delle braccia tormentavano Klaus, che già aveva mostrato tutte le sue difficoltà a camminare durante la cerimonia di inaugurazione nelle quali ebbe l’onore di portare la bandiera tricolore nello stadio olimpico. I sospetti sulle condizioni fisiche di Dibiasi esplosero definitivamente dopo la finale del trampolino a 3 metri che conclude con un ottavo posto che generò grande panico nel clan azzurro. La partecipazione da parte dell’altoatesino alla gara della piattaforma a 10 metri fu messa in dubbio fino all’ultimo ma il 27 luglio 1976 Dibiasi si presenta regolarmente ai nastri di partenza pronto a scrivere una delle pagine più leggendarie dello sport azzurro. Nonostante la tendinite e gli acciacchi del fisico, l’Angelo Biondo sfodera la migliore prestazione di sempre inanellando una serie di tuffi dal coefficiente altissimo in maniera impeccabile che gli permettono di piegare le resistenze del 16enne Gregory Louganis (futuro bicampione olimpico della disciplina) che è costretto ad accontentarsi del secondo posto a oltre 35 punti di distanza da Dibiasi che chiude la sua gara con lo strabiliante punteggio di 600,51. Quel 600 a distanza di 36 anni resta una quota record mai eguagliata da nessun altro tuffatore né a livello mondiale né a livello olimpico. “A distanza di anni considero la gara disputata a Montreal la più bella di sempre – ha dichiarato Dibiasi in un’intervista di qualche tempo fa – E’ stato un vero miracolo, alla vigilia della gara avrei puntato pochi soldi su me stesso. I dolori al tendini, il nervosismo, l'americano Louganis, la giuria: mi sembrava di avere tutto il mondo contro. Invece sono riuscito a tornare ai vecchi tempi e a sfoderare una prestazione da otto di media”. Il miglior modo per chiudere una carriera da fenomeno, la carriera di un atleta che ha riscritto e reinventato per sempre le regole di uno sport.

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